ROBERT McCAMMON.
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TENEBRE.
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Titolo originale: Swan Song. 1987.
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Parte 3.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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31.
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Nell'oscurit rossastra, sempre pi fitta, cominciavano a comparire i
contorni di piccole e tozze costruzioni a un piano e di case di mattoni rossi.
Un paese, si disse Josh. Grazie a Dio.
Il vento continuava a premergli con forza contro la schiena; ma, dopo
quelle che gli parevano otto ore di cammino ieri e almeno cinque oggi, era
sul punto di crollare. Da due ore portava in braccio la bambina sfinita e
camminava a gambe rigide; le piante dei piedi trasudavano siero e sangue
nelle scarpe che si aprivano lungo le cuciture. Aveva l'aspetto di uno zom-
bie, o quello del mostro di Frankenstein con in braccio l'eroina.
Avevano trascorso la notte precedente al riparo di un camioncino ri-
baltato, intorno al quale erano disseminate delle balle di fieno; Josh le ave-
va ammucchiate per costruire un rifugio di fortuna che trattenesse il calore
del corpo. Tuttavia erano in mezzo al nulla, circondati dal deserto e da
campi morti; avevano atteso entrambi con timore le prime luci, perch sa-
pevano che avrebbero dovuto rimettersi in cammino.
La citt buia - una manciata di edifici devastati dal vento, alcune case
assai distanziate su prati polverosi - invitava a proseguire. Josh non vide
automobili, n il minimo segno di luce, di vita. C'era una stazione di rifor-
nimento Texaco, con un'unica pompa, e un garage dal tetto crollato. L'in-
segna che sbatacchiava avanti e indietro sui cardini proclamava: FERRA-
MENTA E FORAGGI TUCKER, ma il negozio aveva la vetrina infranta e
sembrava vuoto come la credenza di Mamma Hubbard. Anche di un picco-
lo ristorante restava solo l'insegna: CIBO DI PRIMA QUALIT! Soffren-
do a ogni passo, Josh oltrepass gli edifici in rovina. Una decina di tasca-
bili giacevano nella polvere, sfogliati dalle dita del vento; sulla sinistra c'e-
rano i resti di un piccolo edificio rivestito di assicelle, con l'insegna dipinta
a mano: BIBLIOTECA PUBBLICA DI SULLIVAN.
Sullivan, pens Josh. Dovunque Sullivan si fosse trovato, adesso era un
paese morto.
Con la coda dell'occhio scorse un movimento. Guard di lato e qualcosa
di piccolo - un leprotto? - saett al riparo dietro le macerie del piccolo
ristorante.
Josh era irrigidito dal freddo; anche Swan era gelata. Si teneva stretta al-
la bambola come se si aggrappasse alla vita stessa; di tanto in tanto sob-
balzava, nel sonno tormentato. Josh s'avvicin a una casa, ma si ferm nel
vedere sui gradini della veranda un cadavere accartocciato come un punto
interrogativo. Si diresse alla casa seguente, pi avanti, dall'altra parte della
via.
La cassetta delle lettere dipinta di bianco, appesa a un sostegno contorto,
recava in nero il disegno di quello che pareva un occhio inquadrato fra le
palpebre inferiore e superiore. C'era il nome scritto a mano: Davy e Leona
Skelton. Josh attravers il prato riarso e sal i gradini della veranda fino al-
la porta a rete. Swan? disse. Sveglia, ora. La bambina borbott qual-
cosa; lui la pos a terra e prov ad aprire la porta, chiusa con il saliscendi
dall'interno. Con un calcio la colp al centro, scardinandola; attravers la
veranda fino alla porta d'ingresso. Appena pos la mano sul pomo della
maniglia, la porta si spalanc e Josh si trov a fissare la canna di una pisto-
la.
Mi ha rotto la porta a rete disse una voce femminile. La pistola non
trem.
Ah... mi scusi, signora. Non credevo che ci fosse qualcuno.
Allora secondo lei perch la porta era chiusa? Questa  propriet priva-
ta.
Mi scusi ripet Josh. Vide sul grilletto il dito nodoso della donna.
Non ho soldi disse. Se ne avessi, le pagherei il danno.
Soldi? La donna rise sguaiatamente e sput di lato. I soldi non val-
gono pi niente! Diavolo, una porta a rete vale un sacchetto d'oro, amico.
Le farei saltare la testa, ma non ho voglia di pulire.
Ce ne andiamo per la nostra strada, se non le spiace.
La donna rimase in silenzio. Josh vedeva il contorno della testa, ma non
il viso; con un cenno la donna indic Swan. Una bambina disse piano.
Oh, mio Dio... una bambina...
Leona! chiam debolmente una voce dall'interno. Leo... S'in-
terruppe per un accesso di tosse: un suono strozzato, orribile.
Tutto a posto, Davy rispose la donna. Vengo subito. Si rivolse a
Josh, tenendolo sempre sotto tiro. Da dove venite, voi due? E dove anda-
te?
Veniamo da... da laggi. Josh indic un'estremit del paese. E an-
diamo da quella parte, credo. Indic l'estremit opposta.
Non  un gran piano di viaggio.
Infatti ammise Josh. Fiss a disagio l'occhio riero della pistola.
La donna esit. Guard di nuovo la bambina, trasse un sospiro profondo.
Be' disse alla fine visto che  arrivato a met strada, tanto, vale che
venga dentro. Mosse la pistola per invitarlo a entrare e si ritir dal vano
della porta.
Josh prese Swan per mano. Entrarono insieme nella casa.
Chiuda la porta disse la donna. Grazie a lei, fra poco saremo nella
polvere fino alle orecchie.
Josh ubbid. Nel camino ardeva un piccolo fuoco; la figura tozza della
donna fu contornata di rosso, mentre si muoveva per la stanza. Accese una
lanterna antivento posta sopra la mensola del camino, poi altre due, siste-
mate in modo da dare alla stanza il massimo della luce. La pistola aveva il
cane abbassato, ma lei continu a tenerla al fianco.
Accese le lanterne, si gir a dare una buona occhiata a Josh e a Swan.
Leona Skelton era bassa e grassa, indossava uno spesso maglione rosa
sopra la tuta lacera e calzava pantofole di pelo rosa. Aveva un viso squa-
drato che sembrava inciso in una mela e poi lasciato a seccare al sole: fra
le grinze e le rughe, non c'era un solo centimetro di pelle liscia. Gli occhi
grandi ed espressivi erano circondati da una rete di zampe di gallina; le
profonde rughe sulla fronte sembravano la riproduzione in creta delle onde
dell'oceano. Josh pens che avesse un'et compresa fra i sessantacinque e i
settanta, anche se i capelli ricci, pettinati all'indietro, erano tinti di rosso
acceso. Ora, mentre girava lo sguardo da Josh a Swan, la donna socchiuse
lentamente le labbra e Josh vide che aveva alcuni incisivi d'argento.
Dio onnipotente disse piano la donna. Voi due siete rimasti ustionati,
eh? Oh, Cristo... non intendevo fissarvi a questo modo, ma... Guard
Swan e il suo viso parve contrarsi di dolore. Aveva gli occhi umidi di la-
crime. Oddio mormor. Oh, signore Iddio... chiss quanto avrete sof-
ferto.
Siamo vivi disse Josh. Il resto non conta.
S, certo. La donna annu. Abbass gli occhi sul pavimento di legno.
Scusi la mia scortesia. Non sono stata educata cos male.
Leona! gracchi l'uomo. Di nuovo fu squassato da un accesso di tosse.
Meglio che dia un'occhiata a mio marito disse la donna, uscendo nel
corridoio. Josh ne approfitt per esaminare la stanza; l'arredamento consi-
steva in pochi mobili di pino non verniciato e in un liso tappeto verde steso
davanti al camino. Josh evit di guardarsi nello specchio appeso alla parete
e s'avvicin allo stipo a vetri. Sugli scaffali c'erano decine di sfere di cri-
stallo di diverso formato, da quella piccola quanto un ciottolo a quella
grande quanto i pugni uniti di Josh... ossia la met di un pallone da basket.
La maggior parte era grossa quanto una palla da baseball e perfettamente
trasparente; ma altre erano colorate d'azzurro, di verde, di giallo. Facevano
parte della collezione anche diversi tipi di piume, alcune pannocchie sec-
che con chicchi multicolori e un paio di pelli di serpente, quasi trasparenti,
dall'aria fragile.
Dove siamo? chiese Swan, stringendo sempre la Cookie Monster. Sot-
to gli occhi aveva i segni scuri della stanchezza; la sete le bruciava la gola.
In un paesino che si chiamava Sullivan. Non c' molto, qui. Pare che se
ne siano andati tutti, tranne questi due. S'avvicin al caminetto per esa-
minare alcune Polaroid incorniciate, disposte sulla mensola; in una foto-
grafia, Leona Skelton sedeva sull'altalena della veranda, insieme con un
uomo di mezza et, tozzo e sorridente, pi pancia che capelli, occhiali dal-
la montatura metallica e occhi maliziosi. L'uomo teneva il braccio attorno
a Leona e l'altra mano pareva strisciare verso il grembo di lei. Leona ride-
va, la bocca un bagliore d'argento; i capelli erano meno rossi degli attuali;
in ogni caso, sembrava di quindici anni pi giovane.
In un'altra fotografia, Leona cullava fra le braccia, come se fosse un
bambino, un gatto bianco che puntava beatamente in aria la zampa. Una
terza foto mostrava il pancione in compagnia d'un tizio pi giovane: reg-
gevano canne da pesca e mostravano le prede.
La mia famiglia disse Leona, rientrando nella stanza. Aveva lasciato
di l la pistola. Mio marito si chiama Davy; nostro figlio, Joe; e la gatta,
Cleopatra. Si chiamava, voglio dire. L'ho seppellita due settimane fa, nel
cortile. Una fossa profonda, cos nessuno la disturber. Voi due avete un
nome o siete appena usciti dall'uovo?
Josh Hutchins. E lei  Sue Wanda, ma la chiamano Swan.
Swan ripet Leona. Un bel nome. Piacere di conoscervi.
Grazie, il piacere  mio disse Swan, che non aveva dimenticato le
buone maniere.
Oh, sant'Iddio! Leona si chin a raccogliere alcune riviste di giar-
dinaggio cadute dal tavolino del caff; da un angolo prese una scopa e si
mise a spazzare la polvere verso il camino. La casa  tutta in disordine si
scus, mentre puliva. Riuscivo a tenerla pulita come uno specchio, ma ul-
timamente il tempo passa senza che me ne accorga. Non ho pi avuto ospi-
ti da un mucchio di giorni! Scop via gli ultimi granelli di polvere e si
ferm a fissare dalla finestra l'oscurit rossastra e i resti di Sullivan squas-
sati dal vento. Era un bel paesino disse, con aria indifferente. Ci vive-
vano pi di trecento persone. Brave persone, pure. Ben McCormick soleva
dire d'essere grasso per tre. Drew e Sissy Simmons abitavano in quella ca-
sa laggi. La segn a dito. Oh, Sissy e la sua mania dei cappellini! Ne
aveva una trentina, ne metteva uno diverso ogni domenica, per trenta do-
meniche, e poi ricominciava. Kyle Doss era il proprietario della tavola cal-
da. Geneva Dewberry curava la biblioteca pubblica e, sant'Iddio, quanto
parlava di libri! La voce diventava sempre pi bassa, pi remota. Gene-
va diceva che un giorno o l'altro avrebbe scritto un romanzo. Ho sempre
creduto che ci sarebbe riuscita. Indic un'altra direzione. Norm Barkley
abitava laggi, in fondo alla strada. Per da qui la casa non si vede. A
momenti lo sposavo, quand'ero ragazzina. Ma Davy mi rub a lui, con una
rosa e con un bacio, un sabato sera. Sissignore. Annu, poi parve ricorda-
re dov'era. Raddrizz la schiena, riport nell'angolo la scopa, come se la-
sciasse il cavaliere del ballo. Be' disse era il nostro paesino.
Dove sono andati, tutti quanti? chiese Josh.
In paradiso rispose lei. O all'inferno. Nel posto che li ha reclamati
per primo, immagino. Certo, alcuni hanno fatto i bagagli e se ne sono an-
dati. Scroll le spalle. Dove, non so. Ma la maggior parte di noi  rima-
sta qui, nelle nostre case, nella nostra terra. Poi l'epidemia ha iniziato a
colpire la gente... ed  arrivata la Morte.  simile a un grosso pugno che
bussa alla tua porta... bam bam, bam bam, cos. Sai che non puoi impedir-
gli d'entrare, ma devi provarci! Con la lingua s'inumid le labbra; lo
sguardo era vuoto, distante. Il tempo  davvero un po' matto, per essere in
agosto, no? Fa tanto freddo da indurire le tette a una strega.
Lei sa... sa cos' accaduto, vero?
Oh, s. Lee Procter aveva la radio a tutto volume, nel negozio di ferra-
menta, mentre ero l a comprare chiodi e fil di ferro per appendere un qua-
dro. Non so quale fosse la stazione, ma all'improvviso ci fu uno strepito
spaventoso e quella voce maschile si mette a parlare velocemente di stato
d'emergenza, bombe, eccetera. Poi ci fu uno sfrigolio come di lardo nella
padella bollente e la radio tacque. Nemmeno un mormorio. Wilma James
arriv di corsa gridando a tutti di guardare il cielo. Uscimmo a guardare:
gli aerei, o le bombe, o quel che era, ci passavano sulla testa, alcuni tanto
vicini da scontrarsi. E Grange Tucker disse: " arrivata! L'Apocalisse  ar-
rivata!" . E si lasci cadere sul marciapiede davanti al negozio, a guardar
passare quegli oggetti volanti.
Poi venne il vento, e la polvere, e il freddo continu, guardando dalla
finestra. Il sole divent rosso sangue. Passarono le trombe d'aria, una col-
p la fattoria dei McCormick e se la port via, lasci solo le pietre angolari.
Nessuna traccia di Ben, di Ginny, dei ragazzi. Tutti naturalmente comin-
ciarono a venire da me, volevano sapere cosa riservava il futuro, cose del
genere. Scroll le spalle. Non potevo dire a tutti che vedevo un teschio
al posto della loro faccia. Come fai a dire agli amici una cosa simile? Be',
il signor Laney, il postino che veniva dalla Russell County, non si fece ve-
dere; i fili del telefono erano caduti, non c'era elettricit. Capimmo che,
qualsiasi cosa fosse accaduto, era stato un massacro. Kyle Doss ed Eddie
Meachum si offrirono di fare in macchina i trenta chilometri fino a Mathe-
son per scoprire cos'era accaduto. Non tornarono. Anche in loro vidi un te-
schio al posto della faccia; ma cosa potevo dire? Sa, a volte non c' scopo a
dire a qualcuno che  giunta la sua ora.
Josh non seguiva i discorsi confusi della vecchia. Cosa significa che ha
visto un teschio al posto della loro faccia?
Oh. Scusi. Ho dimenticato che fuori di Sullivan nessuno sa niente di
me. Con un debole sorriso sulla sua faccia da mela vizza, Leona Skelton
gir le spalle alla finestra. Presa una lampada, si accost alla libreria dal-
l'altra parte della stanza e ne tolse un album rilegato in pelle. Lo port a
Josh e lo apr. Ecco, legga disse. Quella sono io. Indic una fotografia
ingiallita e un articolo, ritagliati con cura da una rivista popolare.
Il titolo diceva: VEGGENTE DEL KANSAS HA PREVISTO LA
MORTE DI KENNEDY SEI MESI PRIMA DI DIXON! Pi sotto, una ri-
ga in corpo minore proclamava: Leona Skelton prevede nuova prosperit
per l'America! La foto mostrava una Leona Skelton molto pi giovane,
circondata da gatti e da sfere di cristallo.
 tratto da Fate Magazine, un numero del 1964. Sa, scrissi una lettera
al presidente Kennedy, ammonendolo di stare lontano da Dallas, perch
mentre teneva un discorso per tiv vidi un teschio al posto della sua faccia;
consultai i tarocchi e la tavoletta ouija e scoprii che Kennedy aveva un po-
tente nemico a Dallas. Ottenni anche il nome, che per venne fuori come
Osbald. Comunque, scrissi la lettera; ne ho fatto anche la copia. Sfogli
le pagine dell'album, mostr a Josh una lettera manoscritta, gualcita e qua-
si illegibile, datata 19 aprile 1963. Due uomini dell'FBI vennero a casa
mia e vollero fare con me una lunga chiacchierata. Ero calmissima, ma
spaventarono a morte il povero Davy! Oh, erano tipi dal linguaggio forbi-
to, ma riuscivano a perforarti con lo sguardo! Pensarono che fossi una paz-
za svitata; mi dissero di non scrivere altre lettere e se ne andarono.
Gir pagina. Il titolo di un altro ritaglio diceva: TOCCATA DA UN
ANGELO AL MOMENTO DELLA NASCITA, GIURA LA "JEANNE
DIXON" DEL KANSAS. Questo  del National Tattler, 1965 circa. Mi
capit d'accennare a quella giornalista che mia mamma diceva sempre d'a-
vere avuto la visione di un angelo dalla veste candida che mi baciava in
fronte, quando ero appena nata. Comunque, l'articolo usc subito dopo che
ritrovai un bambino scomparso, a Kansas City. Era solo scappato di casa,
arrabbiato con i genitori; si era nascosto in un vecchio stabile a un paio d'i-
solati di distanza. Sfogli altre pagine, indic con orgoglio diversi ritagli
tratti da Star, da Enquirer, da Fate Magazine. L'ultimo articolo, comparso
su un giornale di provincia, risaliva al 1987. Non me la cavavo troppo
bene, ultimamente spieg Leona. Sinusite e artrite. Mi annebbiavano,
immagino. Comunque, ora sa chi sono.
Josh borbott qualcosa. Non aveva mai creduto nella percezione ex-
trasensoriale; ma, da quel che aveva visto di recente, non c'era pi niente
d'impossibile. Ho notato le sue sfere di cristallo, l dentro.
Quella  la mia collezione preferita! Provengono da tutto il mondo,
sa?
Sono molto graziose aggiunse Swan.
Grazie, signorina. Leona sorrise a Swan, torn a guardare Josh. Sa,
non ho previsto l'arrivo del disastro. Forse sono diventata troppo vecchia
per vedere ancora. Ma ho avuto una brutta sensazione alla bocca dello
stomaco, quando hanno eletto il nostro presidente astro-matto. M' parso il
tipo che lascia troppi cuochi a rimestare la pentola. N Davy n io abbiamo
votato per lui, nossignore!
Dalla stanza interna provenne di nuovo la tosse rantolante. Leona pieg
la testa, ascolt con attenzione, ma la tosse si affievol e lei si rilass visi-
bilmente. Non ho molto da offrirvi, in quanto a cibo spieg. Alcune
vecchie focaccine di granturco, dure come il cemento, e una pentola di mi-
nestrone. Cucino ancora sul camino, non mi sono mai abituata a cibi freddi
come letto di vergine. Il pozzo in cortile d ancora acqua pulita. Approfit-
tate pure di quel che  disponibile.
Grazie disse Josh. Minestrone e focaccine andranno benissimo, an-
che fredde. Ma mi piacerebbe togliermi di dosso tutto questo sporco.
Vorrebbe fare il bagno? Riflette un momento. Be', penso che si possa
fare alla vecchia maniera: scaldare sul fuoco secchi d'acqua e riempire la
vasca. Signorina, anche tu dovresti darti una ripulita. Certo, lo scarico ri-
schier d'intasarsi, con tutto quel terriccio, e non credo che l'idraulico fac-
cia ancora lavori a domicilio. Cosa avete fatto, voi due? Vi siete rotolati
nella terra?
Grosso modo disse Swan. Un bagno, caldo o no, era una buona idea.
Puzzava come un porcile. Per aveva paura di vedere com'era la pelle, sot-
to lo sporco. Non sarebbe stato un bello spettacolo.
Allora vado a prendervi un paio di secchi. Potrete pompare l'acqua da
voi. Chi fa il bagno per primo? Josh scroll le spalle e indic Swan.
Bene. Vi aiuterei, ma devo stare accanto a Davy, nel caso avesse un at-
tacco. Portate dentro i secchi, scalderemo l'acqua nel camino. Ho una bella
vasca con le zampe di leone che non ha pi ospitato corpo umano, da
quando  cominciato questo maledetto disastro.
Swan la ringrazi. Leona Skelton and in cucina a prendere i secchi.
Nella stanza interna, Davy toss con violenza alcune volte, poi si calm.
Josh fu tentato di dare un'occhiata all'uomo. La tosse aveva un brutto
suono, gli ricordava quella di Darleen poco prima che morisse. Senz'altro
era avvelenamento da radiazioni. La malattia ha cominciato a colpire la
gente aveva detto Leona. L'avvelenamento da radiazioni aveva certo
spazzato via quasi tutto il paese. Ma forse alcuni avevano resistenza mag-
giore di altri; forse le radiazioni stroncavano alcuni individui e minavano
lentamente il fisico di altri. Lui era stanco e debole per la camminata, ma
per il resto si sentiva bene; anche Swan era in buone condizioni, bruciature
a parte, e Leona sembrava in salute. Nello scantinato, Darleen era stata be-
ne il primo giorno, ma quello dopo era abbattuta e scottava di febbre. For-
se alcuni tiravano avanti settimane, mesi, senza risentire in pieno delle ra-
diazioni. Si augur che fosse cos.
Ma al momento l'idea di un bagno caldo e di un pasto in una scodella,
con un vero cucchiaio, lo faceva delirare. Come ti senti? domand a
Swan, che guardava nel vuoto.
Sto meglio rispose la bambina; ma con la mente era tornata alla
mamma, che giaceva morta sottoterra; e a quello che PawPaw, o chiunque
si fosse impossessato di lui, aveva detto. Che cosa significava? Da che co-
sa avrebbe dovuto proteggerla, il gigante? E perch proprio lei?
Pens ai germogli verdi cresciuti nel terriccio seguendo la forma del suo
corpo. Una cosa del genere non le era mai accaduta. Non aveva fatto nien-
te, in realt: non aveva neppure impastato la terra fra le dita. Certo, era abi-
tuata al formicolio, alla sensazione a volte simile a una fonte d'energia che
sgorgasse dalla terra e le scorresse nella spina dorsale... ma questo era di-
verso.
Qualcosa  cambiato, pens; posso ancora far crescere i fiori. Era facile,
farli spuntare dalla terra bagnata, quando il sole splendeva. Ma aveva fatto
crescere germogli nel buio, senz'acqua, e non aveva nemmeno tentato! Era
diverso.
E il pensiero le venne cos, semplicemente: Sono pi forte di prima.
Josh si accost alla finestra; scrut il paesino morto e lasci Swan da so-
la con i suoi pensieri. Una sagoma attir la sua attenzione, l fuori: un pic-
colo animale, fermo nel vento, con la testa sollevata, lo sguardo puntato su
di lui. Un cane. Un piccolo terrier. Si fissarono per alcuni secondi... poi il
cane saett via.
Buona fortuna a te, pens Josh. Gir le spalle alla finestra: l'animale era
destinato a morire e lui ormai aveva la nausea della morte. Davy toss due
volte, chiam flebilmente Leona. La donna port dalla cucina i secchi per
il bagno di Swan e torn in fretta a occuparsi del marito.
32
Sister e Artie avevano trovato un angolo di paradiso.
Entrarono in una piccola baracca di tronchi, nascosta in un boschetto di
sempreverdi spogli, sulla riva d'un lago velato di ghiaccio, e sentirono il
meraviglioso tepore di una stufa a cherosene. Nel varcare barcollando la
soglia, Sister quasi scoppi a piangere e Artie emise un ansito di piacere.
Il posto  questo disse l'uomo con la maschera da sci.
Nella baracca c'erano gi quattro persone: un uomo e una donna, en-
trambi vestiti di stracci d'abiti estivi, dall'aria giovanile, forse sulla ven-
tina... ma era difficile indovinare, perch entrambi avevano, sulle braccia,
sul viso e sulle parti scoperte del corpo, brutte ustioni dalla crosta scura, di
forma bizzarramente geometrica. I capelli neri del giovane arrivavano alla
spalla, ma la sommit del cranio era calva, chiazzata di segni scuri. La ra-
gazza forse era stata graziosa, con grandi occhi azzurri e ossa sottili da in-
dossatrice, ma i capelli ricci, color biondo rame, erano quasi tutti bruciati e
le croste le attraversavano in diagonale il viso, simili a precisi segni di
penna. Indossava blue jeans scorciati e sandali; anche le gambe nude erano
chiazzate di ustioni. Aveva i piedi avvolti in stracci e stava rannicchiata vi-
cino alla stufa.
Gli altri due erano un uomo magro, pi anziano, tra i cinquanta e i ses-
santa, sfigurato in viso da vivide ustioni bluastre, e un ragazzo sui sedici
anni, in jeans e T-shirt con la scritta BANDIERA NERA VIVE SEMPRE!,
a lettere irregolari, sul davanti. Il ragazzo aveva due bottoncini al lobo si-
nistro e i capelli arancione tagliati a cresta; ma ustioni grigie gli scendeva-
no lungo il viso dalla mascella volitiva: sembrava che gli avessero acceso
una candela in fronte e lasciato sgocciolare la cera. Gli occhi verdi, infos-
sati, guardarono con una luce di divertimento Sister e Artie.
Vi presento gli altri miei ospiti disse l'uomo con la maschera da sci,
deponendo lo zaino sul ripiano di marmo macchiato di sangue accanto al
lavello, dopo aver chiuso la porta e tirato il paletto. Kevin e Mona Ram-
sey... indic la giovane coppia Steve Buchanan... indic il ragazzo.
Dal vecchio sono riuscito a sapere soltanto che viene da Union City. Il
vostro nome non lo so ancora.
Artie Wisco.
Pu chiamarmi Sister. E lei?
L'uomo si tolse la maschera da sci e l'appese al gancio d'un attaccapanni.
Paul Thorson si present. Cittadino del mondo. Si tolse di tracolla le
bottiglie con il sangue e prese dallo zaino i flaconi Tupperware con il loro
macabro contenuto.
Sister rimase sorpresa. Il viso di Paul Thorson non era segnato da bru-
ciature. Da un mucchio di tempo non vedeva un viso umano normale.
Thorson aveva capelli neri, lunghi e brizzolati; e brizzolata, agli angoli del-
la bocca, era anche la barba nera. La pelle era pallida per mancanza di sole,
ma piena di rughe per l'esposizione alle intemperie. La fronte era alta e
profondamente segnata. Nell'insieme dava l'impressione di un uomo rude,
avvezzo alla vita all'aperto. Sembrava un montanaro, uno di quei tipi che
vivono da soli in una baracca e scendono a valle a tendere trappole ai ca-
stori. Thorson aveva sopracciglia nere, occhi d'un gelido grigiazzurro, cer-
chiati dalla stanchezza. Si tolse la giacca a vento, che lo faceva sembrare
molto pi robusto di quanto non fosse, e appese anche quella; poi comin-
ci a versare nel lavello il contenuto dei flaconi. Sister disse dammi un
po' di quella verdura che ti porti dietro. Stasera abbiamo stufato di cazzo-
ne, gente.
Stufato di cazzone? ripet Sister. Aggrott le sopracciglia. E che
diavolo sarebbe?
Significa che sei uno stupido cazzone se non lo mangi, perch abbiamo
solo questo. Su, dammi le scatole.
Mangeremo... quella roba? Artie si allontan dalla massa di visceri
sanguinolenti. Aveva male alle costole; sotto il cappotto si premeva la ma-
no sul torace.
Non  poi cos cattivo, amico disse il ragazzo dai capelli arancione,
con la cadenza piatta di Brooklyn. Ci farai l'abitudine. Merda, uno di quei
bastardi voleva mangiarsi me. Gli sta bene se ce li mangiamo noi, no?
Certo convenne Paul, mettendosi a lavorare di coltello.
Sister si tolse lo zaino, apr la sacca e tolse alcune scatole di verdure.
Paul vers il contenuto in una grossa pentola di ferro.
Sister rabbrivid, ma era chiaro che Thorson sapeva il fatto suo. La ba-
racca pareva composta solo di due ampie stanze. In quella d'ingresso, oltre
alla stufa a cherosene, c'era un piccolo camino di pietra, nel quale bruciava
un bel fuoco che aggiungeva calore e luce all'ambiente. Alcune candele in-
collate in piattini e una lampada a cherosene illuminavano la stanza, che
conteneva due sacchi a pelo arrotolati, una brandina e un mucchio di gior-
nali in un angolo. Dall'altra parte c'erano un fornello di ghisa e una bella
catasta di tronchi spaccati. Paul disse: Steve, accendi pure il fornello. Il
ragazzo si alz, prese accanto al camino una paletta e mise nel fornello un
po' di tizzoni ardenti. Sister prov un nuovo impeto di gioia: avrebbero a-
vuto un pasto caldo!
 ora, no? disse il vecchio, guardando Paul.  ora, vero?
Paul diede un'occhiata all'orologio da polso. No. Non ancora. Conti-
nu a tagliare interiora e cervella. Aveva dita lunghe e sottili: mani d'arti-
sta, particolarmente inadatte al lavoro in cui erano impegnate al momento.
Questa  casa tua? domand Sister.
Paul annu. Vivo qui da... da circa quattro anni, ormai. Durante l'estate,
faccio il sorvegliante alla stazione sciistica Big Pines, a una decina di chi-
lometri da qui, in quella direzione. Indic il lago alle spalle dalla baracca.
D'inverno, mi metto comodo e vivo di quel che offre la regione. Le die-
de un'occhiata e sorrise. L'inverno  venuto presto, quest'anno.
Cosa facevi sull'autostrada?
I lupi vanno l a cercare cibo. Io ci vado a cacciare lupi. Ho trovato cos
questi poveracci: vagavano lungo la S-80. Ne ho trovati anche altri. Le
tombe sono dietro la baracca. Te le mostro, se vuoi. Sister scosse la testa.
Vedi, i lupi sono sempre vissuti fra le montagne. Non hanno mai avuto
motivo di scendere, prima d'ora. Mangiano conigli, daini, gli animali che
trovano. Ma ora i piccoli animali muoiono nelle tane e i lupi fiutano cibo
nuovo. Cos scendono a branchi al supermercato S-80 in cerca di carne pi
fresca. Loro quattro sono giunti qui prima che cominciasse a nevicare... se
si pu chiamare neve quella merda radioattiva. Grugn, disgustato. Co-
munque, la catena alimentare  andata a farsi benedire. I grossi animali
non trovano pi animali piccoli da mangiare. Soltanto cristiani. E i lupi so-
no diventati davvero disperati, e davvero arditi. Butt nella pentola i pez-
zi d'interiora, poi stapp una bottiglia di sangue e vers anche quello. L'o-
dore acre riemp la stanza. Altra legna, Steve. Questa merda deve bolli-
re!
Giusto.
So che  ora! si lament il vecchio. Dev'essere ora!
No, non  ora disse Kevin Ramsey. Prima dobbiamo mangiare.
Paul vers nella pentola il sangue della seconda bottiglia. Con un cuc-
chiaio di legno cominci a mescolare l'intruglio. Voi due potete anche to-
gliervi il cappotto e restare a cena, a meno che non vogliate andare al pros-
simo ristorante lungo la strada.
Sister e Artie si guardarono, nauseati dall'odore dello stufato. Sister fu la
prima a togliersi i guanti, il cappotto e il berretto di lana. Riluttante, Artie
la imit.
Bene. Paul mise sul fornello la pentola. Alimenta il motore della pic-
cola e alza il fuoco. Mentre Steve Buchanan si dava da fare, lui and ad
aprire uno stipo e ne tolse una bottiglia che conteneva ancora del vino ros-
so.  l'ultimo soldatino disse. Un buon sorso ciascuno.
Un momento. Sister apr di nuovo lo zaino e tir fuori le sei lattine di
Olympia. Forse con lo stufato la birra va meglio.
A tutti brillarono gli occhi.
Dio mio! disse Paul. Signora, hai appena comprato la mia anima.
Tocc con cautela la confezione da sei, come se temesse di vederla evapo-
rare; e quando non accadde niente, stacc una lattina dall'anello di plastica.
La scosse con prudenza, fu lieto di scoprire che non si era congelata. Allo-
ra strapp la linguetta e si port la lattina alle labbra; bevve una lunga sor-
sata, chiudendo gli occhi per il piacere.
Sister distribu le birre agli altri, tranne Artie, e divise con lui la bottiglia
di Perrier. Non era birra, ma era buona ugualmente.
Lo stufato di cazzone impest la baracca con un puzzo da mattatoio. Da
fuori provenne un ululato, basso e lontano.
Lo fiutano disse Paul, con un'occhiata alla finestra. I bastardi saranno
tutti qui intorno, nel giro di qualche minuto!
Gli ululati continuarono e aumentarono; altri lupi aggiunsero la loro vo-
ce al concerto discorde e vibrato.
Dev'essere ora! riprese il vecchio, terminata la birra. Giusto?
 quasi ora. Mona Ramsey aveva una voce gentile, bella. Manca po-
co. Manca poco.
Steve rimestava la pentola. Bolle. La merda sembra pronta.
Ottimo. Lo stomaco di Artie era sul punto di coagularsi.
Paul riemp di stufato alcune scodelle di terracotta marrone. L'intruglio
era pi denso di quanto Sister s'aspettava; l'odore era forte, ma non tanto
cattivo come quello di certe cose che recuperava dai sacchi dell'immondi-
zia, quand'era ancora a Manhattan. Il colore era rosso scuro; ma se non
guardavi troppo attentamente, potevi credere che fosse solo una ciotola di
normale stufato di manzo.
Fuori, i lupi ululavano all'unisono, pi vicino alla baracca, quasi sa-
pessero che uno della loro razza stava per finire in pance umane.
Sister port alle labbra la scodella. La brodaglia era amara e granulosa,
ma la carne non era tanto cattiva. Sister sent in bocca l'acquolina e comin-
ci a ingurgitare l'intruglio caldo, con la voracit d'un animale. Dopo due
bocconi, Artie era impallidito.
Ehi gli disse Paul se hai intenzione di vomitare, vai a farlo fuori. Una
goccia sul mio pavimento pulito, e te ne vai a dormire con i lupi.
Artie chiuse gli occhi e continu a mangiare. Gli altri vuotarono ve-
locemente la loro scodella, la ripulirono con le dita, la tesero per avere al-
tro stufato: sembravano orfani usciti dalle pagine di Oliver Twist.
I lupi ululavano e ringhiavano alla porta della baracca. Qualcosa batt
contro la parete; Sister trasal, si vers sul maglione un po' di stufato.
Sono solo curiosi le disse Steve. Non sudare, signora. Fa freddo.
Sister prese una seconda scodella. Artie la guard, inorridito, e si scost,
sempre tenendosi la mano sulle costole doloranti. Paul se ne accorse, ma
non disse niente.
Appena la pentola fu bell'e pulita, il vecchio disse con irritazione:  o-
ra! Subito!
Paul mise da parte la scodella vuota, guard di nuovo l'orologio. Non 
ancora passato un giorno intero.
Per favore. Il vecchio aveva negli occhi un'espressione da cucciolo
smarrito. Per favore... d'accordo?
Conosci le regole. Una volta al giorno. N pi, n meno.
Per favore. Solo stavolta... non possiamo farlo prima?
Uff, merda! disse Steve. Su, andiamo avanti e facciamola finita!
Mona Ramsey scosse con violenza la testa. No, non  ora! Non  passa-
to un giorno intero! Conosci le regole!
Fuori i lupi ringhiavano, come se avessero il muso proprio contro le fes-
sure della porta. Due, o pi, avevano iniziato ad azzuffarsi, s'azzannavano
e latravano. Sister non aveva idea di che cosa gli altri parlassero, ma qual-
sasi cosa fosse, era certo d'importanza vitale. Il vecchio sembrava sul pun-
to di piangere.
Solo stavolta... solo stavolta gemette.
Non farlo! disse Mona a Paul, con una luce di sfida negli occhi. Ci
devono essere delle regole!
Vaffanculo le regole! Steve Buchanan batt sul banco la scodella.
Dico di farlo e di piantarla!
Cosa vi succede? disse Sister, perplessa.
Gli altri smisero di discutere e la guardarono. Paul Thorson diede un'oc-
chiata all'orologio e sospir pesantemente. E va bene disse. Solo per
questa volta, anticipiamo. Alz la mano per bloccare le obiezioni della
giovane. Saremo in anticipo solo di un'ora e venti minuti. Quanto basta
perch non ci faccia male.
No, invece! Mona quasi gridava. Il marito le mise la mano sulla spal-
la, come per trattenerla. Potrebbe rovinare tutto!
Votiamo, allora propose Paul. Siamo ancora una democrazia, no?
Dica "s" chi vuole che si faccia prima. Immediatamente il vecchio grid:
Si! Steve Buchanan alz il pollice. I Ramsey rimasero zitti. Paul esit,
ascoltando il richiamo dei lupi; era chiaro che rifletteva. Poi disse piano:
S. I s vincono.
E loro? Mona indic Sister e Artie. Loro non votano?
Diavolo, no! disse Steve. Sono nuovi! Non hanno ancora diritto di
voto.
Vincono i s ripet Paul con fermezza, fissando Mona. Un anticipo di
un'ora e venti non cambier molto le cose.
Le cambier! replic lei, con voce rotta. Si mise a singhiozzare, men-
tre il marito la teneva per le spalle e cercava di consolarla. Roviner tutto!
Lo so!
Voi due venite con me disse Paul a Sister e a Artie, guidandoli nell'al-
tra stanza.
L dentro c'era un letto regolare, con una trapunta, alcuni scaffali di libri
tascabili e rilegati, un tavolo e una sedia. Sul tavolo c'era una macchina per
scrivere Royal, vecchia e ammaccata, e una sottile risma di carta. Fogli ap-
pallottolati giacevano attorno al cestino di vimini gi colmo. Il posacenere
era pieno di fiammiferi usati; cenere di tabacco si era riversata dal fornello
di una pipa di radica nera. Sul tavolino accanto al letto c'erano un paio di
candele fissate a due piattini; dalla finestra si scorgeva il lago contaminato.
Ma non era l'unica cosa che la finestra rivelava.
Parcheggiato dietro la baracca, c'era un vecchio camioncino Ford: la
vernice grigio militare si squamava dalle fiancate e dal cofano; viticci di
ruggine cominciavano a mangiarsi la lamiera.
Hai un camion! esclam Sister, eccitata. Mio Dio! Possiamo an-
darcene da qui!
Paul lanci un'occhiata al camion, si accigli e scroll le spalle. Di-
menticalo, signora.
Come? Cosa vuol dire, dimenticalo? Hai un camion! Possiamo tornare
alla civilt!
Paul prese la pipa, infil il dito nel fornello, gratt i residui di carbone.
S? E dove sarebbe?
L fuori! Lungo la S-80!
Quanto, secondo te? Tre chilometri? Otto? Quindici? Forse ottanta?
Mise da parte la pipa, lanci a Sister un'occhiata astiosa, poi tir la tenda
verde che separava le due stanze. Dimenticalo ripet. Nel serbatoio c'
solo una tazza di benzina, i freni sono bruciati, non credo che si metta
nemmeno in moto. La batteria era sempre scassata anche nei giorni belli.
Ma... Sister guard di nuovo il veicolo, poi Artie, infine Paul Thorson.
Hai un camion! disse di nuovo, e alle sue orecchie la voce parve un la-
mento.
I lupi hanno zanne! replic lui. Appuntite. Vuoi che quella povera
gente di l scopra fino a che punto? Vuoi ammucchiarli sul cassone e anda-
re a fare una bella gita nella campagna della Pennsylvania, con una tazza
di benzina nel serbatoio? Certo. Nessuna difficolt a chiamare un carro at-
trezzi, quando si guasta. Ci porta dritti alla stazione di servizio, tiriamo
fuori la carta di credito e riprendiamo la strada. Rest in silenzio un atti-
mo, poi scosse la testa. Non tormentarti. Dimenticalo. Siamo destinati a
stare qui.
Sister ud l'ululato dei lupi librarsi fra i boschi e sulla superficie ghiac-
ciata del lago: temette che lui avesse ragione.
Non vi ho fatti venire qui per parlare di quel rottame di camion disse
Paul. Da sotto il letto tir fuori un vecchio baule di legno. Sembra che voi
due abbiate ancora quasi tutte le rotelle al posto giusto. Non so voi cosa
avete passato, ma quelli di l sono appesi a un filo.
Il baule era chiuso da un lucchetto grosso come un pugno. Nella tasca
dei jeans Paul pesc una chiave e lo apr. Da queste parti facciamo un
piccolo gioco. Forse non sar tanto bello, ma contribuisce a tenerli in qua-
dro, credo. Un po' come andare tutti i giorni alla cassetta della posta, per-
ch aspetti una lettera d'amore o un assegno. Sollev il coperchio del bau-
le.
Dentro, protetti da giornali e stracci, c'erano tre bottiglie di Johnny Wal-
ker etichetta rossa, una rivoltella .357 Magnum con paio di scatole di mu-
nizioni, alcuni manoscritti dall'aria ammuffita tenuti insieme da elastici, un
altro oggetto avvolto in plastica spessa. Paul cominci a svolgere la plasti-
ca. Davvero buffo disse. Sono venuto quass in mezzo al nulla per sta-
re lontano dalla gente. Non sopporto la razza. Mai sopportata. E non sono
certo il tipo del buon samaritano. Poi d'un tratto l'autostrada si copre di au-
to e di cadaveri, la gente scappa come se avesse il diavolo alle calcagna, e
mi ritrovo immerso fino alle orecchie nella razza umana. Vaffanculo, dico
io. Quel che abbiamo avuto, ce lo siamo meritati! Tolse l'ultimo strato di
plastica e mise in mostra una radio con un'intricata serie di quadranti e di
manopole. La tolse dal baule, apr il cassetto del tavolo e ne prese otto pile.
Onde corte disse, mentre inseriva le pile nel retro della radio. Mi pia-
ceva ascoltare i concerti trasmessi dalla Svizzera nel cuore della notte.
Chiuse il baule e serr di nuovo il lucchetto.
Non capisco disse Sister.
Capirai. Solo, non impressionarti troppo per quello che accadr nei
prossimi minuti. Come t'ho detto,  solo un gioco; ma oggi loro sono assai
suscettibili. Volevo solo prepararvi. Segnal di seguirlo e tornarono nella
stanza anteriore.
 il mio turno, oggi! grid il vecchio, alzandosi sulle ginocchia, con
gli occhi che brillavano.
L'hai fatto ieri replic Paul, calmo. Oggi tocca a Kevin. Tese la ra-
dio al giovanotto. Kevin esit, poi la prese, come se reggesse un bambino
in fasce.
Gli altri si radunarono intorno a lui, tranne Mona Ramsey, che si al-
lontan con fare irascibile. Ma anche lei guardava, eccitata, il marito. Ke-
vin estrasse completamente l'antenna telescopica, che raggiungeva i ses-
santa centimetri e brillava come una promessa.
Bene disse Paul. Accendi la radio.
Non ancora esit il giovanotto. Per favore. Ancora no.
Forza, amico! La voce di Steve Buchanan tremava. Accendila!
Lentamente Kevin gir una manopola: l'ago rosso si mosse fino in fondo
al quadrante delle frequenze. Poi pos il dito sopra un pulsante rosso e ve
lo tenne, come se non trovasse il coraggio di premerlo. Trasse un sospiro
rumoroso e improvviso... e premette l'interruttore.
Sister trasal e ogni altro ansim, o sobbalz, o cambi posizione.
Dalla radio non provenne alcun suono.
Alza il volume, amico!
 gi al massimo replic Kevin. Piano piano, con delicatezza, inizi a
muovere l'ago lungo il quadrante delle frequenze.
Mezzo centimetro, e ancora nessun suono. L'ago rosso continu a muo-
versi, quasi impercettibilmente. Sister si sentiva le mani sudate. Piano,
piano, altri cinque millimetri.
Un violento scoppio di statica sgorg all'improvviso dall'altoparlante.
Sister e tutti gli altri sobbalzarono. Kevin fiss Paul, che disse: L'atmo-
sfera  sovraccarica. L'ago rosso si spost ancora, fra numerini e punti
decimali, in cerca di una voce umana.
Diverse tonalit di statica sgorgarono e svanirono, in una bizzarra caco-
fonia di violenza atmosferica. Gli ululati dei lupi all'esterno si mescolarono
con i disturbi radio... un suono solitario, quasi straziante nella sua solitudi-
ne. Momenti di silenzio assoluto si alternarono con quelle aspre, orribili
statiche... e Sister cap che ascoltava i fantasmi usciti dai creteri nerastri
dove un tempo sorgevano le citt.
Vai troppo in fretta! protest Mona. Kevin rallent il movimento del-
l'ago al punto che un ragno sarebbe stato tentato a tessergli la tela fra le di-
ta. Il cuore di Sister batteva forte a ogni minimo cambiamento nell'altezza
e nel volume dei disturbi che uscivano dall'altoparlante.
Alla fine Kevin giunse in fondo al quadrante. Aveva le lacrime agli oc-
chi.
Prova le onde medie disse Paul.
S! Prova le medie! lo incit Steve, premendo contro la spalla di Ke-
vin. Dev'esserci qualcosa, sulle medie!
Kevin commut il piccolo pulsante per passare dalle onde corte alle me-
die e guid di nuovo l'ago rosso nella ricerca fra i numerini. Questa volta, a
parte schiocchi improvvisi e un debole, remoto ronzio simile a quello di
api al lavoro, la banda rest quasi completamente muta. Sister non sapeva
quanto tempo Kevin impieg ad arrivare a fondo scala: potevano essere
dieci minuti, quindici, venti. Ma il giovanotto sforz la manopola fino al-
l'ultimo fioco sfrigolio, poi rimase a reggere fra le mani la radio e a fissare
il vuoto; sulla tempia gli pulsava una vena.
Niente mormor. Premette il pulsante rosso.
Silenzio.
Il vecchio si copr il viso.
Artie, in piedi accanto a Sister, emise un sospiro inerme, disperato.
Nemmeno Detroit disse fiaccamente. Buon Dio... nemmeno Detroit.
Giravi troppo in fretta, amico! disse Steve a Kevin Ramsey. Merda,
correvi! M' parso di udire qualcosa, una voce! E sei andato avanti!
No! grid Mona. Non c'era nessuna voce. L'abbiamo fatto troppo
presto, ecco perch non c'erano voci! Se l'avessimo fatto all'ora giusta, se-
condo le regole, stavolta avremmo udito qualcuno! Lo so!
Era il mio turno. Il vecchio gir verso Sister occhi supplichevoli.
Tutti mi rubano sempre il turno!
Mona cominci a singhiozzare. Non abbiamo seguito le regole! Ab-
biamo mancato la voce perch non abbiamo seguito le regole!
Vaffanculo! sbott Steve. La voce io l'ho sentita! Lo giuro davanti a
Dio! Era proprio... Cerc di prendere la radio, ma Paul Thorson la strapp
dalle mani di Kevin prima che Steve la toccasse. Abbass l'antenna e torn
nell'altra stanza. Sister non riusciva a credere allo spettacolo appena visto.
Sent montare in s la collera e la compassione per quei poveri sventurati.
Entr a passo deciso nella stanza dove Paul Thorson avvolgeva di nuovo la
radio nella protezione di plastica.
Paul alz lo sguardo; Sister alz la destra e gli diede un ceffone in pieno
viso, mettendo nel colpo tutta la furia della punizione divina. Paul fin per
terra, con un segno rosso sulla guancia. Pur cadendo, strinse la radio al pet-
to per proteggerla e assorb con la spalla l'urto. Rimase disteso a guardarla,
battendo le palpebre.
In tutta la mia vita non ho mai visto niente di cos crudele! sbrait Si-
ster. Lo trovi divertente? Ci godi? Alzati, figlio di puttana! Ti faccio at-
traversare a calci in culo la parete! Avanz contro di lui, ma Paul alz la
mano a pararsi e lei esit.
Un momento gracchi Paul. Ferma. Ancora non hai capito.
Te lo faccio capire io, brutto stronzo!
Calma. Aspetta e guarda. Poi prendimi a calci, se ne hai ancora vo-
glia. Si rialz, fin d'avvolgere la radio, la rimise nel baule; poi chiuse il
lucchetto e spinse di nuovo il baule sotto il materasso. Dopo di te disse,
invitandola a rientrare nell'altra stanza.
Mona Ramsey si era accucciata a singhiozzare in un angolo, mentre il
marito cercava di confortarla. Il vecchio, rannicchiato contro la parete, fis-
sava il vuoto; Steve prendeva a calci e a pugni il muro, gridando oscenit.
Artie se ne stava impietrito al centro della stanza, mentre il ragazzo dai ca-
pelli arancione infuriava intorno.
Mona? disse Paul. Sister era in piedi alle sue spalle, un poco spostata
di lato.
La ragazza sollev lo sguardo. Il vecchio guard Paul, e anche Kevin;
Steve smise di martellare le pareti.
Hai ragione, Mona continu Paul. Non abbiamo seguito le regole.
Per questo non abbiamo udito voci. Ora, non dico che la sentiremo doma-
ni, se seguiremo le regole. Ma domani  un altro giorno, vero? Lo diceva
sempre, Rossella O'Hara. Domani accenderemo la radio e proveremo di
nuovo. E se non sentiremo niente domani, proveremo il giorno dopo. Sai,
ci vuole un certo tempo a riparare una stazione radio e rimetterla in fun-
zione. Un bel po' di tempo. Ma domani tenteremo di nuovo. D'accordo?
Certo! disse Steve. Diavolo, ci vuole tempo per riprendere le tra-
smissioni! Sogghign, guardandoli uno dopo l'altro. Scommetto che
proprio in questo momento ci lavorano! Cristo,  una faticaccia, no?
Ascoltavo sempre la radio! disse il vecchio. Sorrideva anche lui, come
se fosse entrato in un sogno. D'estate ascoltavo alla radio le partite dei
Mets. Domani sentiremo qualcuno, ve lo dico io!
Mona si aggrapp alla spalla del marito. Non abbiamo seguito le re-
gole, vero? Vedi? Te l'avevo detto...  importante avere delle regole! Ma
aveva smesso di piangere e all'improvviso si mise a ridere. Dio ci lascer
udire qualcuno, se seguiremo le regole! Domani! S, potrebbe succedere
gi domani!
Giusto! convenne Kevin, stringendosi a lei. Domani!
Gi. Paul si guard intorno; manteneva sulle labbra un sorriso, ma a-
veva occhi addolorati e ossessionati. Penso anch'io che potrebbe suc-
cedere domani. Incroci lo sguardo di Sister. E tu?
Sister esit, poi cap. Quella gente non aveva altra ragione di vita se non
la radio nel baule. Senza di essa, senza l'attesa di un'occasione speciale una
volta al giorno, forse si sarebbe uccisa. Tenere la radio sempre accesa, a-
vrebbe esaurito le batterie e posto fine alla speranza; Paul Thorson sapeva
che forse da quella radio non avrebbero mai udito una voce umana. Tutta-
via, a modo suo, era davvero un buon samaritano. Teneva in vita quella
gente non solo procurando da mangiare.
S disse infine. Lo penso anch'io.
Bene. Il sorriso di Paul divenne pi marcato, come la ragnatela di ru-
ghe intorno agli occhi. Spero che voi due sappiate giocare a poker. Ho un
mazzo di carte nuovo di zecca e per fiches fiammiferi in quantit. Non an-
davate di fretta, vero?
Sister diede un'occhiata ad Artie: in piedi, spalle chine, occhi vacui; cap
che pensava al buco in cui una volta c'era Detroit. Lo guard per un mo-
mento; e Artie si raddrizz e rispose, con voce debole ma coraggiosa: No.
Non ho fretta d'andare da nessuna parte. Non pi.
Da queste parti si gioca cambiando fino a cinque carte. Se vinco io, vi
leggo le mie poesie e dovrete sorridere e farmi i complimenti. Oppure, a
scelta, andate a vuotare i vasi da notte.
Decider quando sar il momento rispose Sister. Paul Thorson co-
minciava a piacerle parecchio.
Sembri un vero giocatore di professione, signora! Paul batt le mani,
con allegria beffarda. Benvenuta nel club!
33
Swan l'aveva evitato il pi a lungo possibile. Ma ora, uscendo dall'acqua
meravigliosamente calda della vasca da bagno, rimasta scura e torbida per
i brandelli di pelle e per lo sporco, nel prendere il grande asciugamano
preparatole da Leona Skelton, non riusc a resistere.
Si guard allo specchio.
La luce proveniva da un unico lume, con lo stoppino molto basso, ma
era sufficiente. Swan fiss lo specchio ovale posto sopra la bacinella: le
parve di guardare uno sconosciuto con una grottesca e pelata maschera di
Halloween. Si port la mano alle labbra; l'orribile immagine la imit.
Dal viso pendevano brandelli di pelle che si staccavano come corteccia
d'albero. Strisce di croste marrone attraversavano la fronte e la radice del
naso; le sopracciglia, un tempo cos bionde e folte, erano bruciate del tutto.
Le labbra erano screpolate come terra secca, gli occhi sembravano spro-
fondati in buchi scuri. Sulla guancia destra erano spuntate due piccole ver-
ruche nerastre; altre tre, sulle labbra. Lei aveva visto escrescenze simili
sulla fronte di Josh, le ustioni scure sul viso del gigante e la sua pelle
chiazzata di grigio biancastro, ma vi si era abituata. Ora, nel vedere i peli
corti e ispidi al posto dei capelli, i brandelli biancastri di pelle morta che le
penzolavano dal viso, non riusc a trattenere lacrime di choc e d'orrore.
Trasal nell'udire un colpetto educato alla porta del bagno. Swan? Va
tutto bene, piccolina? disse Leona Skelton.
Sissignora rispose lei, ma con voce malferma; e cap che la donna se
n'era accorta.
Dopo una pausa, Leona disse: Be', ti ho preparato un boccone, quando
sei pronta.
Swan ringrazi e disse che sarebbe uscita subito. Leona si allontan.
Dallo specchio, il mostro con la maschera di Halloween scrut Swan.
La bambina aveva lasciato a Leona i vestiti sporchi; la donna aveva det-
to che avrebbe provato a lavarli in un secchio e ad asciugarli davanti al
fuoco. Cos Swan si avvolse nel pesante accappatoio di lana a quadri, della
misura adatta a un ragazzo, e si mise le spesse calze bianche che Leona a-
veva lasciato per lei. L'accappatoio proveniva da un baule di abiti smessi
appartenuti al figlio di Leona, Joe... che, aveva aggiunto con orgoglio la
donna, ora stava a Kansas City, aveva messo su famiglia e lavorava come
direttore di un supermercato. Volevo buttare via il baule, aveva detto Leo-
na a Swan e a Josh, ma non ho mai trovato il momento.
Swan era pulita. Aveva usato un sapone profumato di lill e ora pens
con rimpianto ai giardini pieni di colori vivaci sotto il sole. Usc dalla
stanza da bagno e lasci acceso il lume perch anche Josh avesse luce
mentre si lavava. La casa era fredda. And dritta al camino per scaldarsi di
nuovo. Josh dormiva sul pavimento, la testa su un guanciale, avvolto in
una coperta rossa. Accanto alla testa c'era un vassoio con una scodella
vuota, una tazza e briciole di focaccine di granturco. La coperta era scivo-
lata via dalla spalla e Swan si chin a rimboccargliela fin sotto il mento.
Mi ha raccontato come vi siete incontrati disse Leona sottovoce, per
non disturbarlo; Josh dormiva profondamente, non si sarebbe svegliato
nemmeno se dalla parete fosse entrato un camion. Dalla cucina Leona ave-
va portato per Swan un vassoio con una scodella di minestrone tiepido,
una tazza d'acqua di pozzo e tre focaccine di granturco. Swan prese il vas-
soio e si sedette davanti al camino. La casa era silenziosa. Davy Skelton
dormiva; a parte un'occasionale folata di vento sul tetto, non c'era altro
rumore che il crepitio delle braci e il ticchettio dell'orologio a corda posto
sulla mensola del camino, che segnava le otto e quaranta.
Leona si accomod in una poltrona rivestita di vistosa stoffa a fiori. Le
ginocchia le scricchiolarono. Lei trasal, le massaggi con la mano ossuta e
macchiata dall'et. Alle vecchie ossa piace parlare disse. Indic con un
cenno il gigante addormentato. Dice che sei una bambina molto corag-
giosa. Che quando prendi una decisione, non torni indietro.  vero?
Swan non seppe che cosa rispondere. Scroll le spalle, senza smettere di
sgranocchiare la focaccia dura come pietra.
Be',  quel che m'ha detto.  bello avere un carattere forte. Soprattutto
in tempi come questi. Spost lo sguardo alla finestra. Tutto  cambiato,
ora. Tutto  morto. Lo so. Socchiuse gli occhi. Odo una voce tenebrosa,
nel vento; dice: "Tutto mio... tutto mio" . Non penso che sia rimasta molta
gente, mi spiace dirlo. Forse il mondo intero  proprio come Sullivan, vola
via, cambia, si muta in qualcosa di diverso.
In che cosa? disse Swan.
E chi lo sa? Leona scroll le spalle. Oh, il mondo non finir. Sulle
prime l'avevo pensato. Ma anche il mondo ha un carattere forte. Sollev il
dito nodoso, per sottolineare le parole. Anche se tutta la gente, nelle
grandi citt e nelle piccole, muore, e se tutti gli alberi e le messi annerisco-
no, e se le nuvole non lasciano pi passare il sole, il mondo continuer a
girare. Dio ha dato a questo mondo una spinta possente, eccome! E ha dato
un carattere forte a un mucchio di persone... persone come te, forse. E co-
me il tuo amico.
A Swan parve di udire un cane abbaiare: un latrato incerto, subito coper-
to dal vento. Si alz, guard da una finestra, poi dall'altra, ma non vide
molto. Ha udito un cane abbaiare?
Eh? No, ma tu s, probabilmente. I randagi continuano a passare dal pa-
ese, in cerca di cibo. A volte lascio sui gradini della veranda qualche bri-
ciola e una tazza d'acqua. Si affaccend a disporre pezzi di legno fra le
braci del camino, per alimentare il fuoco.
Swan bevve un altro sorso d'acqua e decise che i suoi denti non pote-
vano pi affrontare la battaglia con le focaccine di granturco. Ne prese una
e disse: Va bene se porto fuori questa e un po' d'acqua?
Certo, fai pure. Anche i randagi devono mangiare. Per stai attenta a
non farti portare via dal vento.
Swan usc sulla veranda. Il vento, cresciuto d'intensit, spingeva davanti
a s ondate di polvere. Con l'accappatoio che le svolazzava intorno, Swan
pos sul gradino pi basso la focaccia e la tazza d'acqua; guard in tutte le
direzioni, riparandosi gli occhi dalla polvere. Non vide segno di cani. Si
sofferm un momento accanto allo stipite della porta a rete; sul punto di
rientrare, credette di scorgere alla sua destra un movimento furtivo. Aspet-
t ancora, anche se cominciava a rabbrividire di freddo.
Finalmente una piccola sagoma grigia s'avvicin. Il terrier si ferm a tre
metri dalla veranda e annus il terreno. Poi fiut l'aria, cercando l'odore di
Swan. Il vento gli arruff il pelo corto e impolverato. Il terrier guard
Swan e trem.
La bambina sent una fitta di compassione per la creatura. Quel cane ve-
niva chiss da dove; era spaventato, non si sarebbe avvicinato al cibo an-
che se lei era in cima ai gradini. All'improvviso il terrier si gir e saett via
nel buio. Non si fidava pi degli esseri umani. Swan lasci l cibo e acqua,
rientr in casa.
Il fuoco ardeva allegramente. Leona, davanti al camino, si scaldava le
mani. Sotto la coperta, Josh scalci e russ pi forte, poi torn a calmarsi.
Hai visto il cane? domand Leona.
Sissignora. Per non voleva mangiare, finch c'ero io.
Gi. Forse ha un certo orgoglio, non credi? Si gir verso Swan e la lu-
ce arancione deline la sua figura rotondetta. Swan non pot fare a meno
di rivolgerle la domanda che le era venuta in mente mentre si beava nella
vasca. Non intendo offenderla, signora, ma...  una strega?
Leona si mise a ridere piano. Ah! Dici quel che pensi, eh, bambina? Ma
fai bene.  cosa rara, di questi tempi.
Swan, in silenzio, aspett che continuasse. Ma Leona non aggiunse altro.
Allora Swan disse: Mi piacerebbe saperlo. Lo  davvero? Mamma diceva
che chi ha la seconda vista o prevede il futuro,  per forza maligno, perch
queste cose vengono da Satana.
Diceva cos? Be', non so se posso definirmi una strega. Forse lo sono
davvero. E sono la prima a dirti che non tutto quel che vedo si avvera. An-
zi, ho un punteggio assai basso, per una veggente. Immagino che la vita
assomigli a uno di quei grossi puzzle da ricomporre, di cui non si conosce
il soggetto... devi scoprirlo un pezzo dopo l'altro, ma cerchi di mettere a
forza i pezzi nei posti sbagliati e diventi cos stanca che ti viene voglia di
prenderti la testa fra le mani e piangere. Scroll le spalle. Non dico che
il puzzle sia gi ricomposto, ma forse ho il dono di vedere qual  il pezzo
da inserire dopo. Non tutte le volte, bada bene. Solo di tanto in tanto,
quando il pezzo seguente conta davvero. Immagino che Satana voglia
sparpagliare i pezzi, bruciarli e distruggerli. Non credo che al Vecchio
Sgraffigna piaccia vedere il puzzle ben riordinato e tutto a posto, vero?
No disse Swan. Non credo neanch'io.
Bambina, voglio mostrarti una cosa... se per te va bene.
Swan annu.
Leona prese un lume e invit Swan a seguirla. Percorsero il corridoio,
passarono davanti alla porta chiusa dietro cui Davy dormiva, arrivarono a
quella in fondo. Leona l'apr e introdusse Swan in una stanzetta dalle pareti
a pannelli di pino, piena di scaffali e di libri, con al centro un tavolino da
gioco, quadrato, e quattro poltrone. Sul tavolino c'era una tavoletta a rotel-
le ouija, per i messaggi spiritici; sotto, una stella multicolore a cinque pun-
te, dipinta sul pavimento di legno.
Cos'? chiese Swan, indicando il disegno messo in mostra dal lume.
Si chiama pentacolo. Un segno magico. Questo qui dovrebbe attirare
spiriti benigni e utili.
Spiriti? Vuol dire fantasmi?
No, solo sentimenti buoni, emozioni, eccetera. Non so, con certezza; ho
letto la pubblicit su Fate Magazine e l'ho ordinato, ma non c'erano molte
spiegazioni. Pos il lume sul tavolo. Comunque, questa  la stanza dove
ho le visioni. Qui porto... qui solevo portare i clienti; interrogavo per loro
la sfera di cristallo e la tavoletta ouija. In un certo senso, lo definirei il mio
ufficio, eh?
Vuol dire che ne ricava denaro?
Certo! Perch no?  un modo onesto di guadagnarsi da vivere. E poi,
tutti vogliono sentir parlare del loro argomento preferito... se stessi. Rise;
e i denti mandarono bagliori d'argento. Guarda qui! Allung la mano ac-
canto a uno scaffale di libri e prese un pezzo di legno nodoso che pareva
uno scarno ramo d'albero, lungo quasi un metro, con due rametti pi picco-
li che sporgevano ad angolo da un'estremit. Questa  Crybaby, la Pia-
gnucolona. La mia vera fonte di denaro!
A Swan pareva solo un vecchio bastone bizzarro. Quell'affare l? E
come fa?
Hai mai sentito parlare di bacchette da rabdomante? Questa  la miglior
bacchetta da rabdomante che esista, bambina. La Vecchia Crybaby si piega
a piangere su una pozza d'acqua a trenta metri di profondit nella solida
roccia. L'ho trovata a una vendita di roba vecchia, nel 1968; in questa con-
tea Crybaby ha fatto sgorgare cinquanta pozzi, compreso il mio, nel corti-
le. Trova l'acqua pi limpida che tu possa sperare di gustare. Oh, adoro
questa bacchetta! Le diede un bacio con lo schiocco e la rimise a posto.
Poi rivolse a Swan uno sguardo scintillante e malizioso. Ti piacerebbe se
ti leggessi il futuro?
Non so rispose la bambina, a disagio.
Ma non ti piacerebbe? Magari solo un pochino? Oh, per gioco, voglio
dire... niente di pi.
Swan scroll le spalle, ancora poco convinta.
M'interessi, bambina disse Leona Dopo quel che Josh ha raccontato
di te, e dopo quel che tutt'e due avete passato... vorrei dare un'occhiata al
vecchio grosso puzzle. Non ti piacerebbe?
Sister si domand se Josh le avesse parlato anche dell'ordine di PawPaw
e dei germogli cresciuti dove lei aveva dormito. Certamente no, si disse.
Non conoscevano Leona Skelton abbastanza bene da rivelarle i loro segre-
ti! Per, se la donna era davvero una strega, buona o cattiva, forse gi sa-
peva, o quanto meno sospettava, che nel racconto di Josh c'era qualcosa di
bizzarro. Come farebbe? domand. Con una sfera di cristallo? O con la
tavoletta?
No, non credo. Anch'esse hanno la loro utilit, ma user queste. Da
uno scaffale prese una scatola di legno intagliato e si avvicin al tavolo,
dove la luce era pi forte. Scost la tavoletta ouija, pos la scatola e ne
sollev il coperchio. L'interno era rivestito di velluto viola. Leona Skelton
ne trasse un mazzo di carte. Lo gir dalla parte delle figure e lo allarg, in
modo che Swan le vedesse. E Swan trattenne il fiato.
Sulle carte c'erano figure bizzarre e meravigliose: spade, bastoni, coppe,
pentacoli come quello dipinto per terra, in numero diverso su ogni carta,
tracciate su sfondi enigmatici che Swan non capiva... tre spade che trapas-
savano un cuore, oppure otto bastoni che volavano in un cielo azzurro. Ma
in alcune carte c'erano figure umane: un vecchio con la veste grigia, la te-
sta china, bordone in mano; una stella lucente a sei punte dentro una lan-
terna; due figure nude, uomo e donna, intrecciate l'una all'altra in modo da
formare una sola persona; un cavaliere con l'armatura rossa e ardente in
groppa a un cavallo che soffiava fuoco mentre gli zoccoli traevano scintille
dal terreno nel balzo in avanti. E tante altre figure magiche... che sembra-
vano portate alla vita dai colori stampati sulle carte: il verde degli smeral-
di, il rosso di mille fuochi, l'oro lucente e l'argento brillante, il blu regale e
il nero di mezzanotte, il bianco delle perle e il giallo del sole di mezza e-
state. Soffuse da quei colori, le figure parevano muoversi e respirare, por-
tare a termine qualsiasi azione in cui fossero implicate. Swan non aveva
mai visto carte simili e non riusciva a staccare gli occhi da esse.
Si chiamano tarocchi disse Leona. Questo mazzo risale al 1920 ed 
colorato a mano. Non sono una meraviglia?
S mormor Swan. Oh... s!
Siediti qui, bambina. Leona tocc una poltrona. E vediamo cosa c'
da vedere. D'accordo?
Swan esit, ancora incerta, ma era incantata dalle stupende, misteriose
figure dipinte sulle carte magiche. Guard in viso Leona Skelton, poi si
accomod sulla poltrona che sembrava fatta apposta per lei.
Leona si sedette nella poltrona di fronte e spost alla sua destra il lume.
Faremo la Grande Croce:  una maniera di disporre le carte in modo che
raccontino una storia. Forse non sar una storia chiara; forse non sar una
storia facile; ma le carte si legheranno insieme, una sull'altra, un po' come
quel puzzle di cui parlavamo. Sei pronta?
Swan annu. Il cuore le batteva forte. Fuori, il vento ulul e gemette; per
un istante Swan credette di udire nel vento una voce tenebrosa.
Leona sorrise e sfogli le carte, cercandone una in particolare. La trov e
la tese a Swan per fargliela vedere. Questa rappresenta te; le altre costrui-
ranno una storia intorno a questa. Mise sul tavolo, davanti a Swan, la car-
ta: bordata d'oro e di rosso, raffigurava un giovane in un lungo manto dora-
to, che aveva in testa un berretto con la piuma rossa e reggeva avanti a s
un bastone lungo il quale s'intrecciavano rampicanti verdi.  il Fante di
Bastoni... un bambino che deve percorrere ancora molta strada. Spinse
verso Swan il resto delle carte. Sai mischiarle?
Swan scosse la testa.
Be', mettile in disordine. Continua a rimescolarle per bene, a lungo; e
intanto pensa intensamente dove sei stata, e chi sei, e dove vuoi andare.
Swan ubbid e le carte scivolarono in tutte le direzioni, la faccia verso il
tavolo, il dorso dorato in alto. Si concentr meglio che poteva sulle parole
di Leona, anche se era distratta dal frastuono del vento. Alla fine Leona
disse: Va bene cos, bambina. Ora ricomponi il mazzo, a carte coperte,
nell'ordine che vuoi. Poi taglia il mazzo in tre mucchi e posali alla tua sini-
stra.
Al termine, Leona raccolse i tre mucchietti per ricomporre il mazzo. O-
ra iniziamo la storia disse.
Pose la prima carta, scoperta, proprio sopra il Fante di Bastoni. Questa
ti protegge disse. La carta raffigurava una grossa ruota d'oro, con figure
d'uomini e di donne al posto dei raggi, alcune con espressione gioiosa in
cima alla ruota, altre, in fondo, in atteggiamento disperato, il viso stretto
fra le mani. La Ruota della Fortuna, che gira in continuazione, che porta
cambiamenti, che svela il Destino. Questa  l'atmosfera in cui ti trovi; forse
intorno a te si muovono e girano cose di cui ancora non ti accorgi.
La carta seguente fu posta di traverso sulla Ruota della Fortuna. Questa
ti ostacola disse Leona e rappresenta le forze che si oppongono a te.
Strinse gli occhi. Oh, sant'Iddio! La carta, bordata d'ebano e d'argento,
mostrava una figura quasi completamente avviluppata in un manto nero
con cappuccio, che lasciava scoperto solo il viso bianco e ghignante come
una maschera; gli occhi erano d'argento, ma c'era un terzo occhio, scarlat-
to, sulla fronte. Nel cartiglio in alto, la scritta a lettere piene di svolazzi di-
ceva...
Il Diavolo mormor Leona. Distruzione scatenata. Inumanit. Dovrai
stare in guardia e procedere cautamente, bambina.
Prima che Swan potesse fare domande su quella carta che le aveva dato
un brivido, Leona gir la carta seguente e la pos sopra le altre due. Que-
sta  sopra di te e rivela le tue aspirazioni. L'Asso di Coppe: pace, bellezza,
desiderio di comprensione.
Ah, non mi si addice! disse Swan, imbarazzata.
Non ancora, forse. Un giorno, pu darsi. La .carta seguente fu posta
sotto l'odiosa figura del Diavolo. Questa  sotto di te e racconta che cosa
hai passato e che cosa sei. La carta mostrava il sole brillante, ma era ca-
povolta. Il sole indica solitudine, incertezza... la perdita di qualcuno. For-
se anche la perdita di una parte di te stessa. La morte dell'innocenza. Le-
ona sollev lo sguardo, ma solo per un attimo. La carta seguente, la quinta,
fu posta alla sinistra del Diavolo. Questa  dietro di te, un'influenza che
s'allontana. Era il vecchio che portava una stella nella lanterna, ma anche
questa carta era capovolta. L'Eremita. Capovolto, significa ritirarsi, na-
scondersi, dimenticare le proprie responsabilit. Tutte cose che s'allonta-
nano. Stai per uscire nel mondo... per il meglio o per il peggio.
La sesta carta fin alla destra del Diavolo. Questa  davanti a te e dice
che cosa verr.
Leona esamin con interesse la carta. Mostrava un giovane in armatura
scarlatta, che teneva alta una spada infuocata, sullo sfondo di un castello in
fiamme. Il Fante di Spade spieg Leona. Una ragazza, o un ragazzo,
che brama il potere. Che vive per esso, che ne ha bisogno come del cibo e
dell'acqua. Il Diavolo guarda anche in questa direzione. Potrebbe esserci
una sorta di legame, fra loro. Comunque,  qualcuno che forse dovrai af-
frontare... una persona molto abile... e forse anche pericolosa.
Fu interrotta da una voce: Leona! Leona! Davy cominci a tossire con
violenza, quasi soffocando; subito la donna mise da parte le carte e si pre-
cipit nella stanza del marito.
Swan si alz. Il Diavolo - la bambina lo vedeva come un uomo con un
terzo occhio scarlatto - sembrava fissare proprio lei, le faceva venire la
pelle d'oca. Il mazzo abbandonato era solo a qualche centimetro; la carta
superiore sembrava invitare a una sbirciata.
Swan mosse la mano verso la carta. Si ferm.
Solo una sbirciata. Una sbirciatina piccola piccola.
Alz la carta e guard.
Mostrava una bellissima donna con una lunga veste viola; il sole splen-
deva su di lei e intorno c'erano un covone di grano, una cascata, dei fiori.
Ai suoi piedi erano accucciati un leone e un agnello. Ma i suoi capelli era-
no in fiamme, e anche i suoi occhi erano ardenti, determinati, puntati verso
un ostacolo lontano. Reggeva uno scudo d'argento con al centro un disegno
di fuoco; e sulla testa aveva una corona che ardeva di colori simili a stelle
imprigionate. In cima alla carta, la scritta tutta svolazzi diceva: L'IMPE-
RATRICE.
Swan continu a guardare la figura, finch non si fu impressa nella men-
te tutti i particolari. Pos la carta e si sent attirata da quella successiva.
No, si disse, hai gi esagerato. Quasi sentiva il malefico occhio scarlatto
del Diavolo sfidarla ad alzare ancora una carta.
Prese la carta. La volt.
Rimase di ghiaccio.
Uno scheletro in armatura, in groppa a un cavallo d'ossa impennato; e
fra le braccia dello scheletro, una falce macchiata di sangue. La creatura
mieteva un campo di grano, ma i covoni erano fatti di corpi umani legati
insieme, nudi e contorti nella sofferenza, mentre la falce recideva. Nel cie-
lo color del sangue, corvi neri volavano in cerchio sopra il campo di dolore
umano. Era la figura pi orribile che Swan avesse mai visto; non occorreva
leggere il cartiglio, per capire che cos'era.
Cosa combini qui?
Al suono della voce, Swan quasi balz in aria. Si gir di scatto, vide
Josh fermo sulla soglia. In quell'istante cap di amare la faccia grottesca,
chiazzata di pimento bianco e d'ustioni dalla crosta marrone... e anche lui.
Josh guard la stanza e si accigli. Cos' questa roba?
La... la stanza dove Leona legge il futuro. Leggeva il mio, nelle carte.
Josh entr, diede un'occhiata alle carte disposte sul tavolo. Sono davve-
ro belle disse. Tutte, tranne questa. Batt il dito sul Diavolo. Mi ricor-
da l'incubo che mi venne quando mangiai un panino di salame con una
scatola intera di frittelle al cioccolato.
Ancora spaventata, Swan gli mostr l'ultima carta.
Josh gliela tolse di mano e l'accost alla luce. Aveva gi visto carte da
tarocchi, nel quartiere francese di New Orleans. La scritta diceva: LA
MORTE.
La morte che miete la razza umana, pens. La carta era una delle cose
pi macabre che avesse mai visto; nella luce ingannevole, la falce d'argen-
to parve muoversi avanti e indietro fra i covoni umani, mentre il cavallo
d'ossa s'impennava e il cavaliere faticava sotto il cielo rosso sangue. Josh
gett la carta sul tavolo ed essa scivol a ricoprire in parte quella che ri-
produceva la figura demoniaca con l'occhio scarlatto. Sono solo carte
disse Josh. Pezzi di carta colorata. Non significano niente.
Leona ha detto che raccontano una storia.
Josh riform il mazzo, togliendo dalla vista di Swan il Diavolo e la Mor-
te. Pezzi di carta colorata ripet. Tutto qui.
Non poterono fare a meno di udire la tosse tormentata e ansimante di
Davy Skelton. La vista di quelle carte, soprattutto di quella con la macabra
mietitrice, aveva dato a Josh sinistri presentimenti. Davy tossiva come se
lo soffocassero; Leona gli parlava con dolcezza, cercava di calmarlo. La
morte  vicina, cap Josh a un tratto; molto vicina, molto vicina. Usc dalla
stanza, percorse il corridoio. La porta di Davy era socchiusa. Josh pens
d'offrire aiuto e fece per entrare nella stanza del malato.
Vide subito le lenzuola macchiate di sangue. La luce giallastra d'un lume
rivelava il viso dell'uomo sofferente, gli occhi velati dalla malattia e dal-
l'orrore; a ogni colpo di tosse, dalla bocca usciva uno schizzo di sangue
denso e scuro.
Josh si arrest sulla soglia. Leona, china sul marito, reggeva in grembo
una bacinella smaltata e in mano uno straccio bagnato di sangue. La donna
s'accorse della presenza di Josh e gir la testa; con tutta la dignit che riu-
sc a trovare, disse: Per favore, esca e chiuda la porta.
Josh esit, sbalordito e sconvolto.
Per favore implor Leona, mentre il marito le tossiva in grembo la vi-
ta.
Josh usc dalla stanza e chiuse la porta.
Senza accorgersene, si ritrov seduto davanti al camino. Si accorse di
puzzare. Doveva andare al pozzo a prendere dei secchi d'acqua, scaldarli e
fare quel bagno che tanto sospirava. Ma aveva nella mente la faccia gialla-
stra e tesa del moribondo nell'altra stanza e non riusciva a muoversi; ricor-
d Darleen, che moriva nella polvere; ricord il cadavere che giaceva l
fuori sui gradini di un'altra veranda, nel buio lamentoso. Gli si era impres-
sa nel cervello l'immagine dello scheletro a cavallo che imperversava nel
campo di grano dell'umanit.
Oh, Dio, pens, mentre gli spuntavano le lacrime. Oh, Dio, aiutaci tutti.
Chin la testa e pianse, non solo per il ricordo di Rose e dei suoi figli,
ma anche per Dave Skelton, per Darleen Prescott, per il morto l fuori nel
buio, per tutti gli esseri umani morti e moribondi che un tempo avevano
sentito sul viso la carezza del sole e avevano pensato di vivere per sempre.
Le lacrime gli rotolavano lungo le guance e gi dal mento, ma lui non riu-
sciva a smettere di piangere.
Sent un braccio intorno al collo.
La bambina.
Swan.
Josh la strinse al petto: stavolta fu lei ad abbracciarlo, mentre lui piange-
va.
Swan lo strinse forte. Voleva bene a Josh, non avrebbe sopportato di u-
dire il suo suono di dolore.
Il vento ulul, cambi direzione, assal da un altro angolo le macerie di
Sullivan.
E in quel vento Swan credette di udire una voce tenebrosa sussurrare:
"Tutti miei... tutti miei".

SEI:
quando l'inferno ghiaccia

Larve / La Magnum aspetta / Guerriero zulu / Il pugno primordiale /
Trattative con il Grassone / Paradiso / Il vagito di chi rinasce
34
Fiamme di torcia sbattevano al vento freddo, nella piana deserta a cin-
quanta chilometri a nordest del cratere di Salt Lake City. Circa trecento
persone, vestite di stracci, mezze morte di fame, erano radunate sulla riva
del Grande Lago Salato, in una sorta di citt fatta di scatole di cartone, au-
tomobili scassate, tende e roulotte. La luce delle torce arrivava a chilometri
di distanza e attirava bande sparse di superstiti diretti a est, lontano dalle
citt bombardate della California e del Nevada. Ogni giorno e ogni notte,
gruppi di persone, con i loro averi legati sulle spalle, portati a braccia, tra-
scinati in valigie o spinti in carriole e carrelli da supermercato, giungevano
all'accampamento e trovavano un pezzo di terra spoglia e dura dove ac-
quattarsi. I pi fortunati avevano con s tende e zaini pieni di cibo in scato-
la e d'acqua minerale, e armi da fuoco per difendere le provviste. I pi de-
boli si rannicchiavano e morivano, quando terminavano, o si lasciavano
rubare, cibo e acqua... e i cadaveri dei suicidi galleggiavano nel Grande
Lago Salato come macabri tronchi ballonzolanti. Ma l'odore d'acqua salata,
portato dal vento, attirava anche bande di vagabondi; quelli che non ave-
vano acqua dolce, provavano a bere quella salata; e quelli che soffrivano di
ferite e ustioni infette, cercavano nel suo abbraccio la dolorosa purificazio-
ne, con il tenace desiderio di flagellanti religiosi.
Ai margini occidentali dell'accampamento, sul terreno aspro e pietroso,
pi d'un centinaio di cadaveri giaceva dov'era caduto. I corpi erano stati
spogliati completamente dagli sciacalli che vivevano in buche del terreno
ed erano chiamati con disprezzo "le larve" da coloro che si erano sistemati
pi vicino alla riva del lago. Verso ovest, fin quasi all'orizzonte, si esten-
deva un cimitero d'automobili, di roulotte, di camper, di jeep e di motoci-
clette, tutti veicoli che avevano terminato la benzina o fuso il motore per
mancanza d'olio. Gli sciacalli uscivano dalle loro tane a rubare sedili,
gomme, portiere, cofani, per farne le proprie bizzarre abitazioni. Gruppi
armati, provenienti dall'accampamento vero e proprio, prosciugavano i
serbatoi e mettevano da parte la benzina, per alimentare le torce... perch
la luce era diventata forza, una protezione quasi magica dagli orrori del
buio.
Due figure, zaino in spalla, avanzarono faticosamente nel deserto, verso
la luce delle torce, lontana meno d'un chilometro. Era la notte del ventitr
agosto, un mese e sei giorni dal bombardamento. Le due figure attraversa-
rono il cimitero d'automezzi, senza esitare se di tanto in tanto calpestavano
un cadavere nudo. Sopra il lezzo di corruzione, sentivano l'odore del lago
salato. Circa venti chilometri prima, la loro auto, una BMW rubata in un
parcheggio della citt fantasma di Carson City, nel Nevada, era rimasta
senza benzina; i due avevano camminato per tutta la notte in direzione del
bagliore delle luci riflesso dalle nuvole basse.
Qualcosa rotol al loro fianco, dietro la carcassa ripulita di una Dodge
Charger. La figura all'avanguardia si ferm; dalla fondina a spalla sotto la
giacca a vento blu trasse un'automatica .45. Il rumore non si ripet; dopo
qualche secondo, i due ripresero ad avanzare a passo pi svelto verso l'ac-
campamento.
La figura all'avanguardia aveva fatto appena cinque passi, quando una
mano sbuc dal terriccio smosso e gli afferr la caviglia sinistra, fa-
cendogli perdere l'equilibrio. Il grido d'allarme e il colpo di .45 echeg-
giarono nello stesso momento, ma la pistola spar in cielo. L'uomo batt
violentemente il fianco e rest senza fiato; una sagoma umana strisci co-
me un granchio dal buco che si era aperto nel terreno. La creatura s'avven-
t sull'uomo con lo zaino, gli piant il ginocchio contro la gola, con la sini-
stra cominci a dargli pugni sul viso.
La seconda figura url... uno strillo femminile; poi si gir e si mise a
correre nel cimitero d'auto. Sent dei passi alle sue spalle, che recupe-
ravano lo svantaggio; mentre girava la testa per guardarsi indietro, in-
ciamp in un cadavere e cadde lunga e distesa.
Cerc di rialzarsi, ma d'un tratto un piede con scarpa di tela le premette
la nuca e le spinse la faccia nella polvere. La donna si dibatt, cominci a
soffocare.
Qualche metro pi in l, il granchio umano cambi posizione, us il gi-
nocchio sinistro per inchiodare a terra la mano armata del giovanotto, e
con il destro continu a premergli sul petto. Il giovane boccheggiava, in-
tontito, a occhi sbarrati sopra la barba bionda e sporca. Con la sinistra, dal
fodero di pelle sotto il lungo soprabito nero e impolverato, il granchio u-
mano estrasse un coltello da caccia; la lama colp in fretta e in profondit
la gola del giovanotto... una volta, due, tre. Il giovane smise di dibattersi e
arricci le labbra in una smorfia di morte.
La donna lott per la vita. Riusc a girare la testa, guancia contro il ter-
reno. Supplic: Vi prego... non uccidetemi! Vi dar... vi dar quel che
volete! Vi prego, non...
All'improvviso il piede con la scarpa di tela si ritrasse. La punta di un
oggetto che sembrava una piccozza le punse la guancia appena sotto l'oc-
chio destro.
Niente scherzi. Era una voce da ragazzo, stridula e rauca. Capito?
La piccozza premette, per sottolineare le parole.
S rispose la donna. Il ragazzo l'afferr per i lunghi capelli corvini e la
tir a sedere. Lei scorse il viso dell'assalitore, nel fioco riflesso delle luci
lontane. Era solo un bambino, sui tredici quattordici anni, con indosso un
lurido maglione troppo grande, calzoni grigi bucati alle ginocchia. Era ma-
grissimo; il viso dagli zigomi alti era pallido, cadaverico; i capelli neri era-
no incollati al cranio dalla sporcizia e dal sudore. Portava un paio di oc-
chialoni... quel tipo di occhiali contornati da cuoio consunto che lei imma-
ginava portassero i piloti dei caccia nella seconda guerra mondiale. Le len-
ti ingrandivano gli occhi come un vaso per pesci rossi. Non farmi male,
va bene? Ti giuro che non urlo.
Roland Croninger rise. Era la pi stupida stronzata che avesse mai udito.
Urla pure quanto vuoi. Se ne sbattono tutti, se urli o no. Tira gi lo zai-
no.
L'hai preso? disse il colonnello Macklin, accovacciato sul corpo del-
l'altro.
Signors rispose Roland.  una donna.
Portala qui.
Roland prese lo zaino e arretr d'un passo. Muoviti. La donna fece per
alzarsi, ma lui la spinse di nuovo a terra. No. Striscia.
Lei si mise a strisciare nella polvere, fra i cadaveri in putrefazione. Serr
i denti per trattenere un urlo. Rudy? chiam debolmente. Rudy? Stai
bene?
E poi vide la figura con il soprabito nero aprire lo zaino di Rudy, vide
tutto il sangue e cap che erano finiti nella merda fino al collo.
Roland gett al colonnello Macklin l'altro zaino, poi infil la piccozza
nella cintura elastica dei calzoni tolti al cadavere d'un ragazzo all'incirca
della sua et e corporatura. Strapp l'automatica dalle dita inerti di Rudy,
mentre la donna restava a guardare intontita.
Buona pistola disse al Re. Ci sar utile.
Dobbiamo procurarci altri caricatori rispose Macklin; con la sua unica
mano frug nello zaino, tir fuori calzini, biancheria, dentifricio, un corre-
do da mensa militare... e una borraccia che sciabord quando la scosse.
Acqua! disse. Oh, Ges... acqua potabile! Strinse fra le gambe la bor-
raccia e svit il tappo; bevve alcune sorsate deliziose; l'acqua col lungo i
peli corti e ispidi della barba nuova e sgocciol per terra.
Hai anche tu una borraccia? chiese Roland alla donna.
Lei annu; si tolse di spalla la cinghia della borraccia, da sotto la pel-
liccia d'ermellino presa in una boutique di Carson City. Indossava jeans
firmati, imitazione leopardo, e stivaletti di lusso; intorno al collo aveva file
e file di perle e di collier di brillanti.
Da' qua.
La donna lo guard in faccia e drizz la schiena. Quello l era solo un
teppista e lei sapeva come trattare i teppisti. Vaffanculo rispose. Svit il
coperchio della borraccia e cominci a bere, sfidandolo con gli occhi az-
zurri e duri.
Ehi, tu! disse una voce dal buio, roca, lasciva. Hai preso una don-
na?
Roland non rispose. Guard come la donna muoveva la pelle liscia della
gola, mentre beveva.
Ho una bottiglia di whisky! continu la voce. Facciamo cambio.
La donna smise di bere. Di colpo la Perrier aveva un gusto orribile.
Una bottiglia di whisky per mezz'ora! disse la voce. Appena finito, te
la restituisco. Affare fatto?
Ho una stecca di sigarette! grid un altro, pi a sinistra, da dietro una
jeep rovesciata. Quindici minuti per una stecca di sigarette!
La donna avvit in fretta il tappo della borraccia e la gett ai piedi del
ragazzo. Ecco disse, senza smettere di fissarlo negli occhi. E tutta tua.
Caricatori! esclam Macklin, estraendone tre dallo zaino di Rudy.
Adesso abbiamo potenza di fuoco!
Roland stapp la borraccia, bevve alcuni sorsi, la richiuse e se la mise a
tracolla. Da ogni parte giungevano voci di altre larve che offrivano liquori,
sigarette, fiammiferi, cioccolata e altri oggetti di valore in cambio di qual-
che minuto con la donna appena catturata. Roland rimase in silenzio ad a-
scoltare le offerte sempre crescenti, con il piacere del banditore che sa di
mettere all'asta un pezzo veramente prezioso. Esamin la donna, da dietro
gli occhiali che si era confezionato da solo incollando lenti della giusta
gradazione - trovate fra le macerie d'un negozio d'ottica a Pocatello - su
quelle d'un paio d'occhialoni da comandante di carro armato. La donna non
aveva segni, a parte alcuni taglietti in via di guarigione sulle guance e sulla
fronte... e gi questo la rendeva assai speciale. La maggior parte delle don-
ne dell'accampamento aveva perso capelli e sopracciglia ed era segnata da
cheloidi di vario colore, dal marrone scuro al rosso scarlatto. Questa invece
aveva una cascata di capelli neri che le arrivava alle spalle... sporchi, ma
senza chiazze di calvizie, primo segno d'avvelenamento da radiazioni. A-
veva un viso deciso, dal mento quadrato; un viso altezzoso, pens Roland,
il viso della gentaglia di classe.
La donna spost lentamente gli occhi blu elettrico dalla pistola al ca-
davere di Rudy, poi riport lo sguardo sul viso di Roland, come se cal-
colasse i vertici esatti d'un triangolo. Roland giudic che fosse a cavallo
della trentina; lasci scivolare lo sguardo sui seni che premevano contro la
T-shirt rossa con la scritta trasversale TOPA TIPO in strass, sotto la pellic-
cia d'ermellino. Gli parve di veder sporgere i capezzoli, come se il pericolo
e la morte avessero mandato su di giri il motore sessuale della donna.
Sent una tensione al ventre e subito distolse lo sguardo dai capezzoli. A
un tratto si era chiesto che cosa avrebbe provato a stringerne uno fra i den-
ti.
Le labbra piene della donna si schiusero. Ti piace lo spettacolo?
Una torcia elettrica! offr una larva. Per lei ti do una torcia! Roland
non rispose. Quella donna gli ricordava le foto delle riviste che aveva sco-
perto nell'ultimo cassetto dell'armadio di suo padre, molto tempo prima, in
quell'altra vita. Provava un irrigidimento al basso ventre e un dolore sordo
alle palle, come se un pugno brutale gliele stringesse. Come ti chiami?
Sheila rispose lei. Sheila Fontana. E tu? Aveva deciso, con la fred-
da logica di una superstite nata, di avere migliori possibilit con quel tep-
pistello e l'uomo senza una mano, che l fuori nel buio con quelle altre co-
se. Il monco imprec e butt a terra il resto del bagaglio di Rudy.
Roland Croninger.
Roland ripet lei, facendolo suonare come se passasse la lingua su un
lecca lecca. Non mi darai a quelli l, vero, Roland?
Era tuo marito? Roland spinse col piede il cadavere di Rudy.
No. Viaggiavamo insieme, tutto qui. In realt vivevano insieme da
quasi un anno e Rudy le aveva fatto un po' da protettore a Oakland, ma era
inutile confondere il ragazzo. Guard la gola insanguinata di Rudy e di-
stolse subito gli occhi; prov una fitta di rimpianto, perch era stato un
buon procacciatore d'affari e un amante fantastico, sempre ben rifornito di
roba da sniffare. Ma ormai era solo cibo per i vermi: cos va il mondo.
Come Rudy stesso avrebbe detto, per prima cosa bisognava pararsi il culo
a qualsiasi costo.
Ci fu un movimento sul terreno, alle spalle di Sheila. La donna si gir a
guardare. Una sagoma vagamente umana strisciava verso di lei. Si ferm a
un paio di metri; una mano coperta di piaghe purulente alz un sacchetto
di carta. Tavolette di cioccolato? offr una voce alterata.
Roland spar. Al rumore del colpo, Sheila sobbalz. La creatura grugn,
emise una sorta di guaito. Si alz sulle ginocchia e corse a nascondersi fra
le carcasse d'automezzi.
Sheila cap che, dopotutto, il ragazzo non l'avrebbe data agli altri. Risate
roche provennero da fosse nascoste nel terreno. Sheila aveva visto un bel
po' d'inferno, da quando con Rudy aveva lasciato le Sierras e la baracca di
uno spacciatore di droga dove si erano nascosti per sfuggire ai poliziotti di
San Francisco, prima che cadessero le bombe; ma questo era anche peggio.
Abbass lo sguardo sugli occhialoni del ragazzo, perch era alta uno e ot-
tanta; aveva l'ossatura robusta di un'Amazzone, ma diventava tutta curve e
arrendevolezza, all'occorrenza; cap d'averlo agganciato per l'uccello.
Che diavolo  questa merda? disse Macklin, chino sugli oggetti tolti
dallo zaino della donna.
Sheila cap che cosa il monco aveva trovato. Si avvicin a lui, senza ba-
dare alla .45 del ragazzo, e vide che reggeva un sacchetto di plastica pieno
di candida "neve" colombiana di primissima qualit. Sparpagliati intorno a
lui c'erano altri tre sacchetti di cocaina purissima. E una decina di flaconi
di pillole: anfetamine, Bellezze Nere, Giubbe Gialle, Bombe, Dame Rosse,
pastiglie di PCP e di LSD. La mia borsa delle medicine, amico disse.
Se cerchi roba da mangiare, l dentro ho un paio di vecchi hamburger e
anche un po' di patatine fritte. Serviti pure, ma rivoglio la mia scorta.
Droga cap Macklin. Cos'? Cocaina? Lasci cadere il sacchetto e
prese un flaconcino, alzando verso di lei il viso sporco e macchiato di san-
gue. I capelli tagliati a spazzola cominciavano a crescere, spruzzati di gri-
gio. Gli occhi erano fori profondi scavati in una faccia di pietra. Pillole,
anche? Cosa sei, una drogata?
Sono una buongustaia replic lei, calma. Il ragazzo, si disse, non a-
vrebbe permesso a quello stronzo con una mano sola di farle del male; ma
tese i muscoli, pronta a lottare o a fuggire. E tu chi sei?
Il colonnello James Macklin disse Roland. Un eroe di guerra.
A me pare tanto che la guerra sia finita. E abbiamo perso... eroe repli-
c lei, fissando Macklin negli occhi. Prendi quel che vuoi, ma la scorta
mi serve.
Macklin valut la ragazza: forse non sarebbe riuscito a sbatterla a terra e
violentarla, come fino a quel momento intendeva fare. Pareva avversaria
troppo dura per un monco... a meno di puntarle il coltello alla gola. Anche
se aveva un'erezione, non voleva che di fronte a Roland il tentativo di stu-
pro si risolvesse in un fiasco. Con un borbottio cerc gli hamburger. Li
trov e gett la borsa a Sheila; lei si mise subito a raccogliere i sacchetti di
coca e i flaconi di pillole.
Macklin strisci accanto al cadavere di Rudy, gli tolse le scarpe e il Ro-
lex d'oro.
Come mai siete qui? domand Sheila a Roland, che la guardava met-
tere da parte coca e pillole. Perch non laggi, vicino alle luci?
Noi larve non ci vogliono rispose Macklin. Ci chiamano cos: larve.
Con un cenno indic il foro rettangolare a pochi passi di distanza; coperto
con un telo, era impossibile da scorgere nel buio; a Sheila parve profondo
un metro e mezzo. Gli angoli del telo erano bloccati da pietre. Pensano
che puzziamo troppo. Il sogghigno di Macklin rivelava follia. Anche tu
pensi che puzzo, signora?
Sheila pens che puzzava come un cane in calore, ma scroll le spalle e
indic un contenitore di deodorante Right Guard, caduto dallo zaino di
Rudy.
Macklin rise. Slacciava la cintura di Rudy, per togliergli i calzoni. Ve-
di, viviamo qua fuori, di quel che abbiamo e di quel che riusciamo a pren-
dere. Aspettiamo che passino i nuovi, diretti alle luci. Con un cenno indi-
c la riva del lago. Quelli l hanno il potere: armi da fuoco, abbondanza
di cibo in scatola e d'acqua in bottiglia, benzina per le torce. Alcuni hanno
perfino la tenda. Sguazzano nell'acqua salata e noi li ascoltiamo gridare.
Non ci lasciano avvicinare. Oh, no! Hanno paura che li infettiamo. Tolse
a Rudy i calzoni e li gett nella fossa. Vedi, la cosa peggiore  che, a que-
st'ora, io e il ragazzo dovremmo vivere nella luce. Dovremmo indossare
abiti puliti, fare docce calde, consumare cibo e acqua a volont. Perch ci
eravamo preparati... eravamo pronti! Sapevamo che le bombe sarebbero
arrivate. Tutti, a Casa Terra, lo sapevano.
Casa Terra? Cosa sarebbe?
Il luogo da dove proveniamo disse Macklin, acquattandosi per terra.
Su nelle montagne dell'Idaho. Abbiamo camminato a lungo, abbiamo vi-
sto la morte in tutti i suoi aspetti. Secondo Roland, arrivati al Grande Lago
Salato, ci saremmo lavati, ripuliti delle radiazioni... e il sale avrebbe aiuta-
to le ferite a guarire.  giusto, sai. Il sale guarisce. Soprattutto ferite come
questa. Sollev il moncherino fasciato, dal quale pendevano bende incro-
state di sangue, alcune di colore verdastro. Sheila colse il lezzo di carne in-
fetta. Devo bagnarmi nell'acqua salata, ma loro non ci lasciano avvicina-
re. Dicono che mangiamo i cadaveri. Ci sparano, quando attraversiamo il
terreno aperto. Ma ora... ora... abbiamo anche noi potenza di fuoco! Indi-
c l'automatica che Roland impugnava.
Il lago  grande disse Sheila. Non  necessario attraversare l'ac-
campamento. Potete girare intorno.
No. Per due motivi. Qualcuno potrebbe occupare il nostro buco e pren-
dersi tutto, mentre non ci siamo; e nessuno pu impedire a Jimbo Macklin
di ottenere quel che vuole. Le rivolse un sogghigno; lei pens che il viso
dell'uomo sembrava un teschio. Loro non sanno con chi hanno a che fare.
Ma glielo far vedere... oh, s!, lo far vedere a tutti! Gir la testa verso
l'accampamento, fiss per un momento le torce lontane, poi torn a guar-
dare la donna. Ti va di scopare?
Sheila scoppi a ridere: non aveva mai visto una creatura pi lurida, pi
repellente, di Macklin. Ma, mentre rideva, cap d'avere commesso un erro-
re. Tronc la risata a mezzo.
Roland disse piano Macklin. Portami la pistola.
Roland esit. Sapeva che cosa stava per accadere. Tuttavia, il Re gli a-
veva dato un ordine; lui era un Cavaliere del Re, non poteva disubbidire.
Avanz d'un passo, esit di nuovo.
Roland disse il Re.
Stavolta Roland and da lui e gli mise la pistola nella sinistra tesa. Ma-
cklin la strinse goffamente e la punt alla testa di Sheila. La ragazza alz il
mento, con aria di sfida; si mise lo zaino in spalla e si alz. Adesso vado
al campo disse. Forse sai anche sparare alla schiena a una donna, eroe di
guerra. Ma non lo credo. Arrivederci, amici; piacere d'avervi conosciuti.
Si costrinse a scavalcare il cadavere di Rudy e inizi a camminare con de-
terminazione nel cimitero d'auto, con il cuore che le batteva forte e i denti
serrati in attesa del proiettile.
Qualcosa si mosse alla sua sinistra. Una figura vestita di stracci si chin
sotto il relitto di una station wagon Chevy. Un'altra cosa si mosse stri-
sciando, sei metri pi avanti. Sheila cap che non sarebbe mai arrivata viva
al campo.
Ti aspettano le grid dietro Roland. Non ti permetteranno di andare
al campo.
Sheila si ferm. Le torce parevano lontane, lontanissime. Anche se le
avesse raggiunte senza farsi stuprare, o peggio, non era sicura che al cam-
po non le riservassero lo stesso trattamento. Senza Rudy, era carne ambu-
lante, attirava le mosche.
Fai meglio a tornare la sollecit Roland. Con noi sarai pi al sicuro.
Pi al sicuro, pens ironicamente Sheila. Certo. L'ultima volta che era
stata al sicuro, andava ancora al giardino d'infanzia. A diciassette anni era
scappata di casa con il batterista di un complesso rock, era sbarcata a Hol-
lywood, aveva fatto tutte le tappe, cameriera, ballerina topless, massaggia-
trice in un salone del Sunset Strip, un paio di film porno; poi si era messa
con Rudy. Il mondo era diventato una folle girandola di coca, d'anfetami-
ne, di puttanieri senza volto; ma la verit era che le piaceva. Non aveva
rimpianti, non strisciava sulle ginocchia a implorare perdono; amava il pe-
ricolo, il lato buio della pietra, dove si nascondono le creature della notte.
La sicurezza era una noia: si vive una volta sola, e allora perch non darci
dentro?
Ma non si sarebbe certo divertita a raccogliere il guanto di sfida di quelle
figure striscianti.
Qualcuno ridacchi, lontano nel buio. Era la folle risatina di chi gi pre-
gusta. Per Sheila fu l'ultima goccia.
Si gir e torn dove il ragazzo e l'eroe di guerra monco aspettavano. Gi
studiava il modo d'impadronirsi della pistola e di far saltare le cervella a
tutt'e due. La pistola l'avrebbe aiutata a raggiungere le torce in riva al lago.
Mettiti a quattro zampe le ordin Macklin, con occhi scintillanti sopra
la barba lercia.
Sheila sorrise debolmente e si tolse di spalla lo zaino. Al diavolo! Non
sarebbe stato peggio che con altri puttanieri dello Strip. Ma non voleva la-
sciarlo vincere cos facilmente. Sii sportivo, eroe di guerra disse, mani
sui fianchi. Lascia la precedenza al ragazzo.
Macklin diede un'occhiata a Roland, i cui occhi, dietro le lenti, sem-
bravano sul punto di schizzare dalla testa. Sheila si slacci la cintura e ini-
zi ad abbassarsi i calzoni tipo leopardo, prima sui fianchi, poi sulle cosce,
poi sugli stivaletti da cowboy. Non portava biancheria. Si mise a quattro
zampe, apr lo zaino, ne tolse un flacone di Bellezze Nere. Si cacci in
bocca una pillola e disse: Forza, tesoro! Fa freddo, l fuori!
All'improvviso Macklin scoppi a ridere. La donna aveva fegato. Non
sapeva cosa fare, di lei, una volta terminato; ma era una della sua stessa
razza. Avanti disse a Roland. Mostrati uomo!
Roland era atterrito. La donna aspettava; il Re voleva che lui lo facesse.
Forse si trattava di un importante rito di maturit che un Cavaliere del Re
doveva superare. I testicoli gli parevano sul punto di scoppiare; il mistero
oscuro fra le cosce della donna lo attirava come un amuleto ipnotico.
Le larve strisciarono pi vicino per non perdersi lo spettacolo. Macklin
rimase a guardare, con occhi velati e pensosi; si pass la canna del-
l'automatica sotto il mento, avanti e indietro.
Ud una risata roca, sopra la spalla sinistra: anche il Soldato Ombra ap-
prezzava la situazione. Il Soldato Ombra era sceso con loro da monte Blue
Dome, aveva camminato dietro di loro, sempre presente. Al Soldato Om-
bra il ragazzo piaceva: secondo lui, aveva un istinto omicida che andava
sviluppato. Perch il Soldato Ombra aveva detto a Macklin, nel silenzio
delle tenebre, che i giorni di guerra non erano ancora finiti. Questa terra
nuova aveva bisogno di guerrieri e di condottieri. Ci sarebbe stata ancora
richiesta di uomini come Macklin... richiesta mai venuta a mancare, d'al-
tronde. Questo gli aveva detto, il Soldato Ombra; e Macklin gli aveva cre-
duto.
Anche lui, allora, inizi a ridere della scena che aveva sotto gli occhi; la
sua risata e quella del Soldato Ombra si mescolarono, si fusero, divennero
un tutt'uno.
35
A pi di tremila chilometri di distanza, Sister sedeva accanto al camino.
Tutti gli altri dormivano sul pavimento della stanza; quella notte toccava a
lei badare al fuoco, ricoprirlo di terriccio perch bruciasse lentamente e le
braci restassero accese per non sprecare fiammiferi. La stufetta era al mi-
nimo, per risparmiare la scorta sempre minore di cherosene; il freddo co-
minciava a penetrare dalle fessure delle pareti.
Mona Ramsey borbott nel sonno, suo marito cambi posizione e le mi-
se il braccio intorno alle spalle. Il vecchio era morto per il mondo. Arde
era disteso sopra un giaciglio di giornali. Di tanto in tanto Steve Buchanan
russava con rumore di sega a nastro. Ma Sister era preoccupata per il sibilo
nel respiro di Artie. Aveva notato che si teneva le costole; ma lui aveva
detto di stare bene, era un poco a corto di fiato, ma il resto andava "liscio
come l'olio" .
Sister se lo augurava, perch se Artie aveva qualche ferita interna - for-
se a causa del maledetto lupo che dieci giorni prima, sulla statale, gli era
balzato addosso - non c'erano medicine per arrestare l'infezione.
Lei aveva a fianco la sacca da viaggio. Allent il laccio che la chiudeva,
v'infil la mano, trov il cerchio di vetro, lo port alla luce delle braci.
Il suo splendore riemp la stanza. L'ultima volta che l'aveva guardato,
durante il turno di sorveglianza al fuoco, quattro notti prima, aveva di nuo-
vo imboccato il sentiero del sogno: si era ritrovata davanti a un tavolo, un
tavolo quadrato sul quale erano disposte quelle che sembravano carte da
gioco.
Le figure delle carte non sembravano affatto le solite. Una, in parti-
colare, aveva colpito la sua attenzione: uno scheletro, in groppa a un caval-
lo impennato, anch'esso di sole ossa, muoveva la falce in quello che pareva
un grottesco campo di corpi umani. Aveva creduto di scorgere delle om-
bre, nella stanza: altre presenze, persone che parlavano con voce sommes-
sa. E anche di udire qualcuno che tossiva; ma il suono era distorto, come
se le giungesse attraverso un lungo tunnel pieno d'echi... e quando si era ri-
trovata nella baracca, si era accorta che Artie tossiva e si teneva le costole.
Aveva pensato spesso a quella carta con lo scheletro che muoveva la fal-
ce. La vedeva ancora, scolpita dentro i suoi occhi. Pensava anche alle om-
bre che aveva creduto di scorgere nella stanza: creature immateriali, ma
forse perch aveva rivolto l'attenzione solo alle carte. Se si fosse concen-
trata nel dare corpo alle ombre, forse avrebbe visto chi c'era realmente l
dentro.
Giusto, si disse; agisco come se fossi davvero da un'altra parte, quando
vedo le immagini nel cerchio di vetro. Naturalmente erano solo questo:
immagini, fantasie, simboli. In esse non c'era proprio niente di reale!
Ma camminare nel sogno e tornare indietro le diventava sempre pi faci-
le. Per la maggior parte delle volte il cerchio era solo un anello di luce in-
fuocata, non mostrava immagini fantastiche. Eppure possedeva di sicuro
un potere sconosciuto. Altrimenti, perch quell'essere mostruoso, Doyle
Halland, voleva impadronirsene?
Qualsiasi cosa fosse, doveva difenderlo. Era responsabile della sua sicu-
rezza e non poteva - non osava! - perderlo.
Ges in brachette! Che cos'?
Sorpresa, Sister alz lo sguardo. Paul Thorson, con occhi ancora gonfi di
sonno, era uscito dall'altra stanza. Si spinse indietro il ciuffo ribelle e fiss
a bocca aperta il cerchio di luce che pulsava al ritmo del battito del cuore
di Sister.
Lei pens di rimettere l'oggetto nella sacca, ma ormai era tardi.
Quell'affare... va a fuoco! brontol Paul. Che cos'?
Ancora non so bene. L'ho trovato a Manhattan.
Oddio! I colori... Paul s'inginocchi accanto a lei, chiaramente confu-
so. Un fiammeggiante cerchio di luce era l'ultima cosa che s'aspettava di
vedere, entrando a scaldarsi alle braci. Cosa lo fa pulsare cos?
Segue il ritmo del mio cuore. Lo fa con chiunque lo tiene in mano.
Non sar l'ultima invenzione dei giapponesi? Va a pila?
Sister sorrise ironicamente. Non penso.
Paul lo tast col dito. Batt le palpebre. Ma  vetro!
Infatti.
Caspita! mormor lui. E poi: Ti dispiace se lo tengo in mano? Solo
un secondo?
Sister fu sul punto di rispondere di s, ma la promessa minacciosa di Do-
yle Halland la ferm. Quel mostro poteva assumere l'aspetto di chiunque:
ciascuno, nella stanza, poteva essere Doyle Halland, anche Paul stesso. Ma
no, ormai si erano lasciati il mostro alle spalle, giusto? Come viaggiava,
una creatura simile? Ho seguito la linea di minor resistenza aveva detto.
Se indossava carne umana, allora viaggiava come gli uomini. Sister rab-
brivid, immaginando che camminasse dietro di loro, con le scarpe d'un
morto, giorno e notte, senza riposarsi, finch le scarpe non cadevano a
pezzi, fermandosi poi a toglierne un paio al primo cadavere incontrato,
perch s'adattava a qualsiasi misura...
Posso? insistette Paul.
Dov'era, Doyle Halland, in quel momento? L fuori nel buio, sulla S-80?
Un paio di chilometri pi avanti, a procurarsi un altro paio di scarpe? Vo-
lava forse nel vento, con un gatto nero sulla spalla e gli occhi ardenti? O
percorreva la statale, con gli abiti a brandelli, alla ricerca di fal accesi nel-
la notte?
Se l'erano lasciato alle spalle. O no?
Sister trasse un sospiro profondo e tese il cerchio a Paul. Lui lo tocc.
La luce continu a sfavillare. Dalla parte di Paul puls a ritmo diverso,
pi rapido. L'uomo prese il cerchio con entrambe le mani. Sister lasci u-
scire il fiato.
Parlami di questa cosa disse Paul. Voglio sapere tutto.
Nei suoi occhi c'era il riflesso delle gemme. Sul suo viso, uno stupore
fanciullesco, come se in un baleno gli anni gli fossero scivolati via di dos-
so. Nel giro di qualche secondo, Paul sembr dieci anni pi giovane dei
quarantatr che aveva. Allora Sister decise di raccontargli tutto.
Quando termin, Paul rimase in silenzio a lungo. Durante il racconto, le
pulsazioni del cerchio erano diventate ora pi rapide, ora pi lente. Ta-
rocchi disse Paul, contemplando sempre il cerchio. Lo scheletro con la
falce rappresenta la Morte. Con uno sforzo alz lo sguardo a fissarla in
viso. Sai che sembra una storia pazzesca, vero?
S, lo so. Questa  la cicatrice del crocifisso. Anche Artie ha visto quel-
la creatura cambiare viso, ma non credo che voglia ammetterlo. Da allora
non ne ha mai parlato; ha fatto bene, secondo me. E questo  il cerchio di
vetro, meno una punta.
Ah-hah. Non mi hai fregato di nascosto il Johnny Walker, eh?
Lo sai benissimo. E io vedo davvero delle cose, quando guardo nel ve-
tro. Non tutte le volte; ma quanto basta a farmi capire che, o possiedo una
fervida fantasia, oppure...
Oppure cosa?
Oppure continu Sister che  in mano mia per un motivo. Perch do-
vrei vedere una bambola Cookie Monster in mezzo a un deserto? O una
mano che emerge da un foro? Perch dovrei vedere una tavola con carte di
tarocchi? Diavolo, non sapevo neppure cosa fossero!
Le zingare le usano per leggere il futuro. O le streghe. Evoc un mez-
zo sorriso che lo rese quasi bello. Svan, quando Sister non lo ricambi.
Senti, io non so niente di demoni con occhi ballerini, n di gite nel sogno;
ma questo  un pezzo di vetro fuori del comune. Un paio di mesi fa, questa
roba poteva valere... Scosse la testa. Caspita! disse di nuovo. L'unico
motivo perch ce l'hai tu,  che ti trovavi nel posto giusto al momento giu-
sto.  gi magia sufficiente, no?
E tu non credi a quel che ti ho raccontato.
Vorrei dire che le radiazioni t'hanno fatto partire una rotella. Ma forse
le atomiche hanno fatto saltare il coperchio dell'inferno stesso e non si pu
dire che cosa  strisciato fuori. Le rese il cerchio; Sister lo mise nella sac-
ca. Tienilo da conto. Forse  l'unica cosa bella rimasta al mondo.
Dall'altra parte della stanza, Artie trasal e ansim, mentre cambiava po-
sizione, poi giacque immobile.
Ha ferite interne disse Paul. C'era sangue, nel suo vaso da notte. Un
paio di costole rotte, probabilmente toccano il polmone. Si strinse le noc-
che, sentendo in esse il calore del cerchio di vetro. Non ha una bella ce-
ra.
Lo so. Ho paura che abbia un'infezione interna.
Pu darsi. Merda, in queste condizioni, puoi morire anche a mangiarti
le unghie.
E non ci sono medicine?
No, purtroppo. Ho preso le ultime pastiglie di Tylenol tre giorni prima
che cadessero le bombe. La poesia che scrivevo  andata a pezzi.
Allora cosa faremo, quando il cherosene finir?
Paul borbott. Si era aspettato la domanda, ma solo lei poteva rivolger-
gliela. Ne abbiamo ancora per una settimana. Forse. Ma mi preoccupo di
pi per le batterie della radio. Appena saranno scariche, quelli l impazzi-
ranno. Forse tirer fuori lo scotch e faremo festa. I suoi occhi erano di
nuovo vecchi. Faremo girare la bottiglia; chi ha fortuna, crepa per pri-
mo.
Crepa? Che significa?
In quel baule, signora mia, ho una .357 Magnum le ricord. E una
scatola di pallottole. Gi due volte sono andato vicino a usarla: la prima,
quando la mia seconda moglie mi ha piantato per un ragazzo con la met
dei miei anni, si  presa tutti i miei soldi e ha detto che il mio uccello vale-
va meno di due centesimi durante la depressione; l'altra, quando le poesie a
cui lavoravo da sei anni sono bruciate con tutta la casa, poco prima che mi
sbattessero fuori dal corpo insegnanti del Millerville State College perch
ero andato a letto con una studentessa che voleva "ottimo" nell'esame fina-
le di letteratura inglese. Continu a stringersi le nocche, evitando lo
sguardo di Sister. Non sono proprio quel che si dice fortunato. A dire il
vero, tutto quel che ho cercato di fare si  sempre risolto in una bella mer-
da. La Magnum aspetta da parecchio. Sono in ritardo.
Sister era sconcertata dal realismo di Paul, che parlava di suicidio come
del prossimo passo di una progressione naturale. Amico mio gli disse in
tono fermo. Se credi che abbia fatto tutta questa strada per farmi saltare le
cervella in una baracca, sei pazzo come lo ero io una volta... Si morsic la
lingua. Adesso lui la guardava con interesse rinnovato.
E allora tu cosa vuoi fare? Dove vuoi andare? Gi al supermercato a
comprare due bistecche e sei lattine di birra? O all'ospedale per impedire
che Artie muoia d'emorragia interna? Se non te ne sei ancora accorta, fuori
non  rimasto molto.
Be', non ti avrei mai creduto un vigliacco. Pensavo che avessi fegato,
ma certo  solo segatura per imbottire.
Nemmeno io mi sarei espresso meglio.
E se vogliono vivere? Sister indic gli altri, addormentati. Loro con-
tano su di te. Faranno come dirai. E gli dirai di crepare?
Decideranno da soli. Tanto, dove andrebbero?
L fuori disse lei, indicando con un cenno la porta. Nel mondo... o
almeno in quel che ne resta. Tu non sai com', quindici o venti chilometri
pi avanti. Potrebbe esserci un rifugio della Difesa Civile o un'intera co-
munit. C' solo un modo, per saperlo: prendere il camioncino e andare a
ovest sulla S-80.
Gi prima il mondo non mi piaceva per niente. E adesso mi piace anche
meno.
Chi ha detto che deve piacerti? Senti, non contare balle a me. Hai biso-
gno della gente pi di quanto credi.
Certo replic lui, ironico. Li amo tutti, dal primo all'ultimo.
Se non hai bisogno della gente lo sfid Sister perch andavi sulla sta-
tale? Non certo a caccia di lupi. Puoi ucciderli dalla porta. Cercavi altre
persone, vero?
Forse volevo un pubblico costretto ad ascoltare le mie poesie.
Ah-hah. Bene, quando il cherosene  finito, vado a ovest. Artie viene
con me.
I lupi ne saranno felici, signora mia. Vi faranno da scorta.
Prender anche la tua carabina disse lei. E i proiettili.
Grazie per avermi chiesto il permesso.
Sister scroll le spalle. A te basta la Magnum. Non credo che dovrai
preoccuparti dei lupi, dopo morto. Prender anche il camioncino.
Paul rise, ma senza allegria. Se l'hai dimenticato, c' poca benzina e i
freni sono a puttane. A quest'ora il radiatore sar un blocco di ghiaccio e la
batteria avr tirato gli ultimi.
Sister non aveva mai trovato nessuno cos pieno di ragioni per starsene
seduto ad ammuffire. Hai provato a mettere in moto, di recente? Se il ra-
diatore  gelato, gli accendiamo un fuoco sotto!
Hai gi pensato a tutto, eh? Basta arrivare all'autostrada con un vecchio
camioncino rotto: dietro l'angolo c' una splendida citt piena di gente del-
la Difesa Civile, di medici e di poliziotti, che fanno del loro meglio per ri-
mettere insieme i cocci di questo magnifico paese. Scommetto che ci tro-
verai anche tutti i cavalli e tutti gli uomini del re! Signora mia, io so che
cosa c' dietro la curva! Un altro pezzo d'autostrada del cazzo, ecco! Si
stringeva le nocche pi forte, un sorriso amaro gli aleggiava agli angoli
della bocca. Ti auguro buona fortuna, signora mia. Davvero.
Io non voglio augurarti buona fortuna replic lei. Voglio che vieni
con me.
Lui rimase in silenzio. Le nocche crocchiarono. Se l fuori resta ancora
qualcosa disse poi sar peggio di Dodge City, dell'inferno dantesco, del
medioevo e della terra di nessuno messi insieme. Vedrai cose al cui con-
fronto il tuo demone dagli occhi ballerini ti sembrer uno dei sette nani.
Ti piace giocare a poker, ma non sei un giocatore, vero?
No, quando le probabilit hanno le zanne.
Vado a ovest disse Sister, dandogli l'ultimo colpo. Prendo il tuo ca-
mion e cercher aiuto per Artie. Chi vuole, pu venire con me. Va bene?
Paul si alz. Guard gli altri, addormentati per terra. Hanno fiducia in
me, pens. Faranno come dico io. Ma qui siamo al caldo, siamo al sicuro,
e...
E il cherosene durer ancora una settimana.
Ci dormir sopra disse piano. Varc la tenda e torn nella sua stanza.
Sister rimase ad ascoltare l'ululato del vento. Artie, nel sonno, emise un
altro ansito di dolore, le dita premute sul fianco. Da lontano giunse il fioco
ululato d'un lupo, che vibr come nota di violino. Attraverso il tessuto del-
la sacca, Sister tocc il cerchio di vetro e rivolse i pensieri all'indomani.
Dietro la tenda verde, Paul Thorson apr il baule e ne tolse la .357 Ma-
gnum. Era una rivoltella pesante, nera, dai riflessi azzurrini, con il calcio
scabro, marrone scuro. Sembrava fatta apposta per la sua mano. Paul gir
la canna verso di s, scrut nel suo occhio nero e spassionato. Una lieve
pressione, pens, ed  tutto finito. Semplice, davvero. La fine d'un viaggio
nato male e l'inizio di... di che cosa?
Trasse un sospiro profondo, lasci uscire l'aria, pos la rivoltella. Prese
una bottiglia di scotch e se la port a letto.
36
Con la pala presa nello scantinato di Leona, Josh scav la fossa; seppel-
lirono Davy Skelton nel cortile posteriore.
Mentre Leona, a testa china, recitava una preghiera che il vento lacer e
port via, Swan vide il piccolo terrier seduto a una ventina di metri, il mu-
so piegato da una parte, le orecchie ritte. Nell'ultima settimana lei aveva
continuato a mettere avanzi di cibo sui gradini della veranda; il cane aveva
mangiato, ma non si era mai avvicinato tanto da farsi toccare. Swan pens
che si fosse rassegnato a vivere di avanzi, ma non al punto da fare le feste
e muovere la coda per mendicare un tozzo.
Josh alla fine era riuscito a fare il bagno. Avrebbe potuto cucirsi Un ve-
stito, con i brandelli di pelle che aveva perso; e l'acqua era diventata scura
come se ci avesse gettato una palata di terriccio. Josh aveva lavato via il
sangue incrostato e lo sporco dall'orecchio destro ferito; aveva impiegato
un bel po' a togliere i grumi che gli intasavano il canale auricolare. Al ter-
mine si era reso conto che negli ultimi tempi aveva udito da un orecchio
solo: ora i suoni gli sembravano sorprendentemente netti e di nuovo chiari.
Non aveva pi le sopracciglia; faccia, petto, braccia e mani erano striate e
chiazzate dove aveva perso il pigmento nero: sembrava che gli avessero ti-
rato addosso un secchio di vernice beige. Si consol pensando che pareva
un guerriero zul con i colori di guerra. La barba, ormai lunga, era anch'es-
sa striata di bianco.
Sul viso, le vesciche e le piaghe cominciavano a guarire, ma sulla fronte
gli erano spuntati sette piccoli noduli neri che sembravano verruche. Due
di essi si erano uniti. Josh cerc col dito di staccarli, ma erano resistenti e
il dolore gli annebbi il cervello. Cancro della pelle, pens. Ma le verruche
erano comparse solo sulla fronte, non in altre parti del corpo. Sembro un
incrocio fra un rospo e una zebra, pens... ma i noduli, chiss perch, lo
turbavano pi delle altre ferite e cicatrici.
Si era rimesso i vestiti vecchi, perch in casa non c'era niente che gli an-
dasse bene. Leona li aveva lavati e rammendati, ma erano sempre in con-
dizioni disastrose. La donna gli aveva trovato un paio di calzini, che per
gli andavano troppo stretti. Ma quelli vecchi erano buchi tenuti insieme da
sangue rappreso, completamente inutili.
Seppellito Davy, Josh e Swan lasciarono Leona accanto alla fossa del
marito. Lei si strinse nel liso cappotto marrone di velluto a coste e gir il
viso per non avere il vento in faccia.
Josh scese nello scantinato e inizi i preparativi per il viaggio deciso di
comune accordo. Port di sopra una carriola e la riemp di provviste - ci-
bo in scatola, un po' di frutta secca, focacce di granturco dure come pietra,
sei barattoli Mason a chiusura ermetica pieni d'acqua del pozzo, alcune co-
perte e vari utensili da cucina - e copr il tutto con un lenzuolo legato con
spago robusto. Leona rientr, con occhi gonfi di pianto, ma con la schiena
dritta; cominci a riempire una valigia; per prima cosa vi mise le fotografie
incorniciate della sua famiglia, tolte dalla mensola del camino; e poi, ma-
glioni, calze, indumenti vari. Prepar per Swan una borsa pi piccola, pie-
na di abiti smessi di Joe; mentre il vento sferzava la casa, Leona pass di
stanza in stanza e si ferm qualche istante in ognuna, quasi a trame profu-
mi e ricordi della vita che avevano ospitato.
All'alba si sarebbero diretti a Matheson. Leona aveva detto che li avreb-
be condotti a quella cittadina; lungo la strada sarebbero passati dalla fatto-
ria di un certo Homer Jaspin e di sua moglie Maggie, che si trovava circa a
met strada fra Sullivan e Matheson: e l avrebbero pernottato.
Leona mise nella valigia alcune delle sue migliori sfere di cristallo; da
un ripiano dell'armadio tolse una scatola con alcune buste ingiallite e car-
toline d'auguri per l'onomastico... "lettere di corteggiamento" di Davy,
spieg a Swan, e cartoline di Joe. Mise nella valigia anche due barattoli
d'unguento per i reumatismi alle ginocchia; anche se lei non aveva detto
niente, Josh cap che tutta quella strada a piedi - almeno quindici chilo-
metri fino alla fattoria dei Jaspin - sarebbe stata per Leona una vera tortu-
ra. Ma la mancanza di mezzi di trasporto non consentiva scelta.
Anche il mazzo di tarocchi fin nella valigia; poi Leona prese un altro
oggetto e lo port nella stanza d'ingresso.
Tieni disse a Swan. Voglio che tu la porti con te.
Swan prese la bacchetta da rabdomante che Leona gli porgeva.
Non possiamo lasciare Crybaby qui tutta sola disse Leona. Oh, no, il
lavoro di Crybaby non  ancora terminato, nient'affatto.
La notte trascorse. Josh e Swan dormirono sodo, in letti che avrebbero
abbandonato con rimpianto.
Quando Josh si svegli, una luce grigia e tetra macchiava la finestra. Il
vento era diminuito d'intensit, ma il vetro era gelido al tocco. Josh and
nella camera di Joe a svegliare Swan, poi pass nella stanza d'ingresso.
Leona era seduta davanti al camino spento; indossava tuta da lavoro, scar-
poni da contadino, un paio di maglioni, il cappotto di velluto e guanti. Ac-
canto alla sedia c'erano due borse, una per lato.
Josh, che aveva dormito senza spogliarsi, s'infil a fatica un soprabito
lungo appartenuto a Davy. Durante la notte, Leona aveva allargato spalle e
maniche perch gli entrassero, ma Josh si sentiva ancora come una salsic-
cia troppo gonfia.
Direi che siamo pronti a partire annunci Josh, quando entr Swan,
con la bacchetta in mano e indosso un paio di blue jeans di Joe, uno spesso
maglione blu scuro, un cappotto foderato di pelliccia e muffole rosse.
Ancora un minuto solo. Leona teneva le mani strette in grembo. Sulla
mensola del camino, l'orologio non ticchettava pi. Oh, sant'Iddio disse
Leona.  la casa migliore che abbia mai abitato.
Le troveremo un'altra casa promise Josh.
Comparve un'ombra di sorriso. Non come questa. Questa ha avuto la
mia vita nei mattoni. Oh, Signore... oh, Signore... Affond la testa fra le
mani. Scosse le spalle, ma non emise suono. Josh si accost alla finestra e
Swan si mosse per posare la mano sul braccio di Leona, ma all'ultimo i-
stante si trattenne. La donna soffriva, cap Swan, ma si preparava anche ad
affrontare il futuro.
Dopo qualche istante, Leona si alz e and sul retro della casa. Torn
portando la pistola e una scatola di proiettili; mise il tutto sotto il lenzuolo
che copriva la carriola. Pu darsi che ci tornino utili disse. Non si sa
mai. Guard Swan, poi Josh. Ora sono pronta, credo. Prese la valigia;
Swan port la borsa pi piccola.
Josh alz i manici della carriola. Al momento non pesava molto, ma il
giorno era appena iniziato. A un tratto Leona lasci cadere a terra con un
tonfo la valigia. Un attimo! disse. And in fretta in cucina, torn con la
scopa e spazz nel camino cenere e braci spente cadute sul pavimento.
Ecco fatto. Mise da parte la scopa. Ora sono pronta.
Lasciarono la casa e si diressero a nordovest, passando tra le macerie di
Sullivan.
Il piccolo terrier dal pelo grigio li segu a una trentina di metri, tenendo
dritta la coda corta e ispida, per bilanciare la forza del vento.
37
Il buio li colse a breve distanza dalla fattoria dei Jaspin. Josh leg con lo
spago davanti alla carriola la lanterna a occhio di bue. Leona doveva fer-
marsi ogni mezz'ora: posava la testa in grembo a Swan e intanto Josh le
massaggiava le gambe; le lacrime provocate dai reumatismi alle ginocchia
rigavano la polvere sulle guance della donna. E tuttavia Leona restava in
silenzio, non si lamentava. Dopo qualche minuto di riposo, si rimetteva in
piedi e continuavano nella prateria ondulata, annerita dalle radiazioni.
Il raggio della lanterna illumin una cancellata alta poco pi d'un metro,
in parte abbattuta dal vento. Siamo vicini alla casa, credo annunci Leo-
na.
Josh provvide a far passare la carriola al di sopra delle sbarre, alz di pe-
so Swan e la depose dall'altra parte, aiut Leona a scavalcare. Si trovarono
in un campo di granturco annerito, i cui steli malati, alti quanto Josh, on-
deggiavano avanti e indietro, simili a bizzarre alghe sul fondo d'uno stagno
limaccioso. Impiegarono una decina di minuti ad attraversare il campo; la
luce della lanterna colp il fianco di una fattoria un tempo dipinta di bian-
co, ora chiazzata di marrone e di giallo, come pelle di lucertola.
La casa di Homer e di Maggie! disse Leona, alzando la voce per supe-
rare il vento.
La casa era buia. Non si vedeva luce di candela n di lanterna. Non c'era
nemmeno segno di auto n di camion. Ma qualcosa sbatteva con un rumo-
re forte e irregolare, sulla sinistra, al di l della zona illuminata. Josh sleg
la lanterna e avanz in direzione del rumore. A una quindicina di metri
dietro la casa, c'era un fienile rosso dall'aspetto solido: la porta sbatteva
contro la parete. Josh torn alla casa e punt la lanterna sulla porta d'in-
gresso. Era spalancata; e la porta a rete, non bloccata dal saliscendi, sbatte-
va anch'essa nel vento. Josh disse a Swan e a Leona d'aspettare fuori ed en-
tr nella fattoria buia dei Jaspin.
Appena dentro, chiese a gran voce se c'era qualcuno, ma avrebbe potuto
farne a meno. Sent subito il puzzo acre di decomposizione e ne rimase
quasi soffocato. Fu costretto ad aspettare un momento, chino sopra una
sputacchiera ornamentale d'ottone contenente un mazzo di margherite or-
mai morte, prima d'essere sicuro di non vomitare. Allora si mise a girare
per la casa, muovendo lentamente la luce in cerca di cadaveri.
Fuori, Swan ud un latrato furioso nel campo di granturco annerito. Per
tutto il giorno il terrier li aveva seguiti, senza mai avvicinarsi a meno di sei
metri, allontanandosi di scatto quando Swan si chinava a chiamarlo. Il ca-
ne aveva trovato qualcosa, l fuori, pens Swan. Oppure... qualcosa aveva
trovato lui.
Il latrato era insistente, del tipo "vieni a vedere cos'ho preso".
Swan pos per terra la borsa, appoggi Crybaby alla carriola. Avanz di
qualche passo verso il campo di granturco squassato dal vento. Leona dis-
se: Bambina! Josh ci ha raccomandato di stare qui!
S, certo rispose Swan e avanz di altri tre passi.
Swan! l'ammon Leona, quando cap dove la bambina era diretta; si
mosse per seguirla, ma il dolore acuto alle ginocchia la blocc. Non en-
trare nel campo!
Il latrato del cane la chiamava: Swan entr nel campo di granturco. Gli
steli neri si richiusero alle sue spalle. Leona grid: Swan!
Nella fattoria, Josh illumin la piccola zona pranzo. La credenza era spa-
lancata; il pavimento era coperto di cocci di vasellame. Le sedie erano sta-
te fracassate sbattendole contro la parete; il tavolo da pranzo era stato fatto
a pezzi. Il lezzo di putredine era pi intenso. Il raggio luminoso rivel una
scritta scarabocchiata sulla parete: TUTTI LODERANNO DIO ALVIN.
Tracciata con vernice marrone, pens Josh. Ma no, no. Il sangue era co-
lato lungo la parete, si era raccolto in una chiazza rugginosa sul pavimento.
Il vano della porta lo invitava. Josh inspir a fondo, a denti stretti per re-
sistere al lezzo orrendo, e varc la soglia.
Era una cucina con armadi a muro gialli e tappeto scuro.
E li trov l.
Quel che ne era rimasto.
Li avevano legati alle sedie, usando filo spinato. Il viso della donna, in-
corniciato da capelli grigi striati di sangue, sembrava un portaspilli ri-
gonfio, trafitto da un assortimento di coltelli, di forchette, di quei piccoli
manici a due rebbi che s'infilano in fondo alle pannocchie. Sul petto nudo
dell'uomo qualcuno aveva disegnato col sangue un bersaglio e si era eser-
citato usando una pistola di piccolo calibro o una carabina. La testa man-
cava.
Oh, mio Dio! gracchi Josh. Stavolta non riusc a trattenersi. And
barcollando al lavello e si chin a vomitare.
Ma la luce della lanterna sorretta con mano tremante gli mostr che il
lavello era gi occupato. Josh mand un urlo di terrore e di ripugnanza,
mentre le centinaia di scarafaggi che ricoprivano la testa mozzata di Ho-
mer Jaspin fuggivano da tutte le parti e cercavano di nascondersi nel lavel-
lo e sul piano del bancone.
Josh arretr a passo malfermo, con in gola il sapore acido della bile; sci-
vol, cadde sul tappeto scuro, sent delle cose che gli strisciavano sulle
braccia e sulle gambe.
Il tappeto, cap. Il... tappeto...
Il tappeto intorno ai cadaveri era uno strato spesso tre centimetri di sca-
rafaggi zampettanti.
Mentre le disgustose creature sciamavano su di lui, a Josh venne in men-
te un pensiero assurdo:  impossibile distruggere quelle schifezze, nem-
meno un disastro nucleare ci riesce!
Balz in piedi, scivol sugli scarafaggi, corse via da quell'orrenda cu-
cina, schiacciando gli animali e spazzandoli via dai vestiti e dalla pelle.
Cadde sul tappeto dell'ingresso, rotol selvaggiamente, si rialz, saett
contro la porta a rete.
Leona ud il rumore di legno schiantato e di rete lacerata; si gir verso la
casa in tempo per vedere Josh abbattere la porta come un toro alla carica.
Ecco un'altra porta che se ne va, pens; poi vide Josh gettarsi a terra e roto-
larsi, darsi manate e contorcersi, come se fosse finito in un nido di cala-
broni.
Cosa c'? disse, zoppicando verso di lui. Cos' successo? Josh si al-
z sulle ginocchia. Reggeva ancora la lanterna, mentre con l'altra mano si
dava colpi in tutto il corpo. Uno scarafaggio gli corse sulla guancia; lui lo
afferr e lo scagli via, con un brivido. Non metta piede in quella male-
detta casa!
Certo disse lei; e scrut il riquadro scuro dov'era stata la porta. Fu
raggiunta dal puzzo: l'aveva gi sentito, a Sullivan, e cap che cos'era.
Josh ud un cane abbaiare. Dov' Swan? Si alz, continuando a di-
menarsi e a smanacciare. Dov' andata?
L! Leona indic il campo di granturco. Le avevo detto di non an-
darci.
Maledizione! imprec Josh. Chiunque avesse fatto un lavoro del gene-
re a Homer e a Maggie Jaspin, poteva trovarsi ancora nella zona... forse era
addirittura nel fienile, a guardare e ad aspettare. Forse era nel campo con la
bambina.
Prese dalla carriola la rivoltella e la scatola di proiettili, inser in fretta
tre cartucce nel cilindro. Non si muova di qui! disse a Leona. E non en-
tri in quella casa! Lanterna in una mano, rivoltella nell'altra, corse nel
campo di granturco.
Swan seguiva l'abbaiare del cane. Il suono fluiva e rifluiva nel vento. Gli
steli morti da tempo frusciavano e ondeggiavano, le afferravano il vestito,
con i loro tentacoli coriacei. Le pareva di camminare in un cimitero in cui
tutti i cadaveri stessero in piedi, ma i richiami frenetici del cane la spinge-
vano avanti. C'era una cosa importante, nel campo; una cosa che il cane
voleva farle sapere. E lei era decisa a scoprire cosa fosse. Le parve che i la-
trati provenissero da sinistra. Si mosse in quella direzione. Ud, alle sue
spalle, il grido di Josh: Swan! Da questa parte rispose;.ma il vento
cambi. Lei continu ad avanzare, riparandosi il viso dagli steli ondeg-
gianti.
I latrati erano pi vicini. No, adesso si spostavano di nuovo a destra.
Swan and avanti, anche se ud di nuovo Josh chiamarla. Sono qui gri-
d, ma non ud risposta. I latrati si spostarono di nuovo e Swan cap che il
terrier seguiva qualcosa... o qualcuno. E diceva: "Presto! Presto, vieni a
vedere cos'ho trovato!"
Swan aveva fatto altri sei passi, quando ud qualcosa avanzare rumo-
rosamente verso di lei. La voce del terrier divenne pi forte, pi pressante.
Swan rimase immobile, all'erta, orecchie tese. Ora aveva il batticuore, sa-
peva che la creatura sconosciuta veniva dalla sua parte e si avvicinava.
Chi c'? grid. Il rumore di steli spezzati veniva dritto verso di lei. Chi
c'? Il vento port via la voce.
Swan scorse qualcosa avanzare verso di lei fra il granturco... qualcosa di
non umano, qualcosa di enorme. Non ne distingueva la forma, non capiva
che cosa fosse, ma ud un brontolio e arretr, con il cuore che martellava.
La cosa smisurata e informe veniva dritta verso di lei, sempre pi veloce,
aprendosi un varco fra gli steli morti e ondeggianti: nel giro di qualche se-
condo l'avrebbe raggiunta. Swan voleva scappare, ma i piedi avevano mes-
so radici e non c'era pi tempo, perch la cosa si precipitava su di lei e il
terrier abbaiava per metterla in guardia.
Il mostro abbatt gli steli di granturco e torreggi su di lei; Swan url,
sradic i piedi da terra, barcoll indietro, cadde a sedere, rimase l impietri-
ta mentre le zampe del mostro avanzavano a grandi passi verso di lei.
Swan! grid Josh, sbucando fra gli steli alle sue spalle e puntando la
luce contro quel che stava per calpestarla.
Accecato dal raggio di luce, il mostro si ferm di colpo impennandosi
sulle zampe posteriori e soffiando vapore dalle narici dilatate.
Swan e Josh videro che cos'era.
Un cavallo.
Un cavallo pezzato, a chiazze bianche e nere, con occhi atterriti e grossi
zoccoli irsuti. Il terrier gli abbaiava tenacemente alle calcagna; il cavallo
nitr di paura, danz ancora per qualche secondo sulle zampe posteriori,
prima di ricadere con le anteriori a qualche centimetro da Swan. Josh affer-
r per il braccio la bambina e la tir via, mentre il cavallo sgroppava e gi-
rava, e il terrier gli saettava intorno, con indomito coraggio.
Swan tremava ancora, ma cap subito che il cavallo era pi spaventato di
lei. Andava di qua e di l, confuso e accecato, cercando una via di fuga. I
latrati del cane lo atterrivano ancora di pi; Swan si liber di Josh e avanz
di due passi, quasi sotto il naso del cavallo; alz le mani e le batt proprio
davanti al muso dell'animale.
Il cavallo sobbalz, ma smise di agitarsi; punt gli occhi impauriti sulla
bambina, mand vapore dalle froge, ansimando. Le zampe gli tremavano
come se stessero per mancargli o per darsi alla fuga.
Il terrier continuava ad abbaiare. Swan punt il dito e ordin: Zitto! Il
cane arretr di qualche passo, ma smise di abbaiare; poi, quasi si fosse ac-
corto d'essersi avvicinato troppo ai due esseri umani, compromettendo la
propria indipendenza, saett via nel campo di granturco. Si ferm a una
certa distanza, con un ringhio di tanto in tanto.
Swan si dedic al cavallo, fissandolo sempre negli occhi. La testa grossa
e non proprio bella tremava, cercava di ritrarsi da lei; ma o non poteva o
non voleva.  maschio o femmina? chiese Swan a Josh.
Eh? Josh sentiva ancora gli scarafaggi su e gi per la spina dorsale,
ma spost il raggio della lanterna. Maschio disse.
Non vede gente da un mucchio di tempo, scommetto. Guardalo: non sa
se essere contento di vederci, o scappare. Apparteneva certo ai Jaspin
disse Josh.
Li hai trovati in casa? Swan continu a guardare negli occhi il cavallo.
S. Cio... no, non li ho trovati. Ho trovato le tracce della loro presenza.
Se ne saranno andati. Non avrebbe mai permesso a Swan di entrare nella
casa.
Il cavallo brontol nervosamente, muovendosi di qualche passo.
Swan sollev lentamente la mano verso il muso dell'animale.
Attenta l'ammon Josh. Ti mozzer le dita.
Swan continu ad allungare la mano, lentamente e senza esitazioni. Il
cavallo arretr, dilat le froge, mosse a scatti le orecchie, avanti e indietro.
Abbass la testa, annus per terra, finse di guardare da un'altra parte; ma
Swan vide che l'animale la valutava, cercava di prendere una decisione al
suo riguardo. Non ti faremo niente disse piano, in tono tranquillo. Avan-
z d'un passo; il cavallo sbuff un avvertimento nervoso.
Stai attenta! Potrebbe venirti addosso! Josh non sapeva proprio niente
di cavalli, ne aveva sempre avuto paura. Quello l, poi, era grosso, brutto,
sgraziato, con zoccoli irsuti, coda floscia e schiena troppo insellata, come
se gli avessero caricato in groppa un'incudine.
Non  sicuro di noi disse Swan a Josh. Cerca ancora di decidere se
fuggire o no, ma sembra contento di vedere di nuovo delle persone.
Cosa sei, un'esperta di cavalli?
No. Ma si capisce da come tiene le orecchie e da come agita la coda.
Guarda come ci fiuta... non vuole sembrare troppo amichevole. I cavalli
sono assai orgogliosi. Credo che a lui piaccia la gente, e che si sia sentito
solo.
Josh scroll le spalle. Sar anche vero, ma per me non lo dimostra.
Mamma e io una volta stavamo in un motel vicino a un prato dove pa-
scolavano dei cavalli. Avevo l'abitudine di scavalcare la staccionata a
camminare con loro. Credo d'avere imparato anche come parlano.
Parlano? Ma va!
Be', non come gli uomini si corresse Swan. I cavalli parlano con le
orecchie e con la coda, con il modo di tenere la testa e il corpo. In questo
momento lui parla disse, mentre il cavallo sbuffava e mandava un nitrito
nervoso.
Cosa dice?
Dice... che vuole sapere di cosa parliamo noi. Swan continu a sol-
levare la mano verso il muso dell'animale.
Attenta alle dita!
Il cavallo arretr d'un passo. Swan continu a sollevare la mano... molto
lentamente. Nessuno ti far male disse, con una voce che a Josh parve
musica di liuto o di lira o di qualche altro strumento che la gente aveva
dimenticato come suonare. La dolcezza del tono quasi gli tolse di mente
gli orridi resti legati alle sedie nella fattoria dei Jaspin.
Su, vieni qui disse Swan. Non vogliamo farti male. Le sue dita era-
no a qualche centimetro dal muso; Josh fu sul punto d'afferrarla e di tirarla
indietro, prima che finissero sotti i denti dell'animale.
Il cavallo agit le orecchie e le pieg in avanti. Sbuff di nuovo, rasp il
terreno, abbass la testa ad accettare la carezza di Swan.
Bravo disse Swan. Bravo bambino. Gli gratt il muso; il cavallo le
diede sul braccio un colpetto incuriosito, con il naso.
Josh non l'avrebbe creduto, se non l'avesse visto. Be', forse Swan aveva
ragione, il cavallo sentiva la mancanza degli esseri umani. Mi sa che ti sei
fatto un amico. Ma non sembra un gran cavallo. Pare un mulo con la
schiena storta vestito da pagliaccio.
A me sembra abbastanza grazioso. Swan lo accarezz fra gli occhi; il
cavallo, ubbidiente, abbass la testa, per non farle allungare troppo la ma-
no. Ma aveva ancora gli occhi atterriti. Swan cap che se avesse fatto una
mossa brusca, sarebbe fuggito nel campo di granturco e di sicuro non sa-
rebbe pi tornato; perci esegu ogni movimento con lentezza e precisione.
Probabilmente era un cavallo vecchio, perch mostrava una stanca pazien-
za nel modo di ciondolare la testa e di muovere i fianchi, come se fosse
rassegnato a una vita passata a tirare l'aratro proprio in quel campo. La pel-
le pezzata tremava e trasaliva, ma il cavallo permise a Swan di accarezzar-
gli la testa ed emise un sordo brontolio che pareva un sospiro di sollievo.
Ho lasciato Leona davanti alla casa disse Josh. Meglio tornare.
Swan annu e gir le spalle al cavallo, seguendo Josh. Aveva fatto solo
alcuni passi, quando percep, pi che udire, i passi pesanti alle sue spalle.
Si guard indietro. Il cavallo si blocc, immobile come una statua. Swan
continu dietro Josh e il cavallo li segu a rispettosa distanza. Il terrier
schizz fuori e abbai un paio di volte, solo per rendersi irritante. Il caval-
lo pezzato scalci con gli zoccoli posteriori, in un gesto sprezzante che co-
pr di polvere il cane.
Leona, seduta per terra, si massaggiava le ginocchia. La luce di Josh si
avvicin; quando lui e Swan emersero dal campo di granturco, Leona vide
Swan e il cavallo, nel riflesso della lanterna. Dio onnipotente! Cos'hai
trovato?
Quel bestione correva come un pazzo nel campo le disse Josh, aiutan-
dola a rialzarsi. Swan ha fatto un incantesimo e l'ha calmato.
Oh? Leona guard negli occhi la bambina e sorrise con aria saputa.
Ma davvero? Avanz zoppicando per guardare il cavallo. Apparteneva
certo a Homer. Ne aveva tre o quattro, qui. Be', non  un campione di bel-
lezza, ma ha quattro zampe robuste, no?
A me sembra un mulo disse Josh. Gli zoccoli sono larghi come pa-
delle. Dalla fattoria arriv una zaffata di putredine. Il cavallo alz di scat-
to la testa e nitr, come se avesse fiutato anche lui l'odore di morte. Me-
glio toglierci dal vento disse Josh. Mosse la lanterna in direzione del fie-
nile. Mise di nuovo nella carriola la rivoltella, leg la lanterna e and avan-
ti per accertarsi che l'assassino di Homer e di Maggie Jaspin non si na-
scondesse nel fienile aspettando il loro arrivo. Si chiese chi fosse Dio Al-
vin... ma non aveva certo fretta di scoprirlo. Dietro di lui, Swan prese la
borsa e la bacchetta; Leona li segu, portando la valigia. A una certa di-
stanza veniva il cavallo; il terrier abbai alle loro spalle e cominci a sco-
razzare attorno alla fattoria, come un soldato di pattuglia.
Josh perlustr accuratamente il fienile e non trov nessuno. Per terra c'e-
ra abbondanza di fieno; il cavallo entr con loro e si comport come se
fosse a casa propria. Josh tolse dalla carriola le coperte, appese alla parete
la lanterna e apr per cena una scatoletta di stufato. Il cavallo annus intor-
no a loro per un poco, pi interessato al fieno che allo stufato; ma torn ad
avvicinarsi, quando Josh apr un recipiente d'acqua e gliene vers un poco
in un secchio. Il cavallo lapp tutto il liquido e ne chiese ancora. Josh l'ac-
content. Il cavallo rasp il terreno come un puledro appena nato. Via di
qui, brutto mulo! gli grid Josh, quando il cavallo cerc d'infilare la lin-
gua nel recipiente dell'acqua.
Mangiarono quasi tutto lo stufato; Swan port fuori la lattina in cui era
rimasto nel sugo qualche pezzetto di carne e la lasci l per il cane, insieme
con il resto dell'acqua. Il terrier si avvicin a meno di tre metri, ma aspett
che Swan tornasse nel fienile, prima di farsi avanti a mangiare.
Swan dorm sotto una coperta. Il cavallo, che Josh battezz Mulo, si
mosse avanti e indietro, a mangiare fieno e a scrutare dalla porta piena di
fessure la fattoria buia. Il terrier continu a pattugliare la zona ancora per
un poco; poi trov un posto riparato dal vento, contro la parete esterna, e si
accucci a dormire.
Erano morti tutt'e due disse Leona, quando Josh si sedette contro un
palo e si avvolse la coperta intorno alle spalle.
Gi.
Vuole parlarne?
No. E non ne parli neppure lei. Ci aspetta un'altra giornata lunga e fati-
cosa.
Leona attese qualche minuto, per vedere se Josh continuava, ma a dire il
vero non aveva voglia di saperne di pi. Si tir addosso la coperta e si ad-
dorment.
Josh aveva paura di chiudere gli occhi, perch sapeva che cosa lo aspet-
tava dietro le palpebre chiuse. Dall'altra parte del fienile, Mulo brontolava,
pacifico: era un rumore rassicurante, come il fruscio del tubo d'aria calda
in una stanza fredda o il "tutto va bene" della ronda. Josh aveva bisogno di
dormire, e lo sapeva; era sul punto di chiudere gli occhi, quando not un
movimento alla sua destra. Un piccolo scarafaggio strisciava lentamente
sopra i fili sparsi di fieno. Josh strinse il pugno con l'intenzione di schiac-
ciarlo, ma si ferm a mezza strada.
Ogni cosa vivente ha il suo modo di parlare e di sapere, aveva detto
Swan. Ogni cosa vivente.
Josh trattenne il pugno e osserv l'insetto sforzarsi con ostinazione di
andare avanti, impigliarsi nei fili di fieno e liberarsi, proseguire con tenacia
e determinazione ammirevoli.
Josh ritrasse il braccio. Lo scarafaggio raggiunse il limitare della zona il-
luminata e si tuff nel buio per continuare il viaggio. Chi sono io, per uc-
cidere quella creatura?, si domand Josh. Chi sono io, per dare la morte
anche alla pi bassa forma di vita?
Ascolt il gemito del vento che sibilava nelle fessure delle pareti e riflet-
t che forse c'era qualcuno, l fuori nel buio - Dio o il Demonio o un es-
sere ancora pi primordiale di entrambi - per il quale l'umanit era come,
per lui, lo scarafaggio: poco intelligente, certo fastidiosa, ma impegnata
con tenacia a progredire, senza mai cedere, lottando per superare gli osta-
coli, oppure aggirandoli, e facendo tutto il possibile per sopravvivere.
E si augur che, se mai fosse giunto il momento in cui quel pugno pri-
mordiale sarebbe calato, anche colui che lo vibrava si fermasse un attimo a
riflettere.
Si strinse nella coperta e si distese sul fieno a dormire.
38
Ecco la nostra forza! disse il colonnello Macklin, mostrando l'auto-
matica .45 tolta al giovane californiano ucciso.
No replic Roland Croninger.  questa, la nostra forza. Sollev un
flacone di pillole preso dalla provvista di Sheila Fontana.
Ehi! Sheila allung la mano per strapparglielo, ma Roland lo tenne
fuori della sua portata. La mia scorta! Non puoi...
Seduta ordin Macklin. La ragazza esit. Macklin si pos sul gi-
nocchio la pistola. Seduta! ripet.
Sheila imprec sottovoce e si sedette in fondo alla fossa lurida, mentre il
ragazzo spiegava all'eroe di guerra monco come le anfetamine e la coca
fossero pi importanti di qualsiasi arma da fuoco.
Spunt l'alba, nel cielo d'un giallo canceroso, accompagnata da aghi di
pioggia. Una donna dai capelli neri, un uomo con una mano sola e un so-
prabito lercio, un ragazzo con un paio d'occhialoni, avanzarono insieme a
passo deciso sul terreno coperto di cadaveri in putrefazione e di carcasse di
veicoli. Sheila Fontana reggeva in alto un paio di slip bianchi; Macklin,
che veniva subito dopo, le teneva puntata alla schiena la .45. Roland Cro-
ninger portava lo zaino di Sheila e chiudeva la fila. Ricordava la sensazio-
ne dei suoi capelli fra le dita, del suo corpo che si muoveva come una cor-
sa sulle montagne russe; voleva scoparla di nuovo e gli sarebbe dispiaciuto
che facesse ora una mossa sbagliata obbligando Macklin a ucciderla. Per-
ch, dopotutto, la notte prima lui e il colonnello avevano mostrato nei ri-
guardi della donna la massima cavalleria: l'avevano salvata dalla marma-
glia, le avevano dato da mangiare - biscotti per cani trovati nel relitto di
un camper, che costituivano il loro unico cibo, visto che la carcassa del ca-
ne era terminata da un pezzo - e un posto dove dormire, una volta finito
con lei.
Raggiunto il confine della "zona delle larve", iniziarono a percorrere il
terreno aperto. Davanti a loro c'erano le tende, le auto e i ripari di cartone
dei privilegiati che vivevano sulla riva del lago. Erano circa a met strada,
diretti alla roulotte Airstream ammaccata e graffiata al centro del campo,
quando udirono il grido d'allarme: Larve in arrivo! Sveglia! Larve in arri-
vo!
Continua a camminare disse Macklin a Sheila, vedendola esitare. E
continua anche a sventolare quelle mutande.
Dai rifugi cominci a uscire gente. A dire il vero, quegli individui erano
laceri e sporchi esattamente come le larve, ma avevano armi da fuoco e ci-
bi in scatola e bottiglie d'acqua, e quasi tutti erano scampati alle ustioni pi
gravi. La maggior parte delle larve, al contrario, aveva riportato ustioni
gravi, soffriva di malattie infettive o era impazzita. Macklin cap subito la
situazione: il potere aveva il suo centro nella roulotte Airstream, palazzo
scintillante fra i tuguri.
Andatevene, stronzi! grid un uomo, dall'ingresso d'una tenda. Punt
contro di loro una carabina ad alta velocit. Via! url una donna; e qual-
cuno tir una lattina vuota che colp il terreno qualche passo davanti a
Sheila. La ragazza si ferm. Con la canna dell'automatica Macklin le diede
una spinta.
Continua a camminare. E sorridi!
Andatevene, sozzure! grid un altro uomo, che indossava i resti di una
divisa dell'aviazione e un cappotto macchiato di sangue secco; impugnava
una rivoltella e si avvicin a meno di sei metri. Ladri di tombe! url.
Luridi, pidocchiosi... selvaggi!
Macklin non si preoccup di lui: l'uomo era giovane, forse sui venti-
cinque, e continuava a spostare gli occhi su Sheila Fontana. Non avrebbe
fatto niente. Altri si avvicinarono, fra grida e scherni, brandendo pistole e
fucili, perfino una baionetta. Tirarono sassi, bottiglie, lattine; ma per quan-
to venissero pericolosamente vicino, nessuno di loro attacc briga. Non
vogliamo le vostre malattie! url un uomo di mezz'et, con impermeabile
marrone e berretto di lana. Impugnava una scure. Vi ammazzo, se fate
ancora un passo!
Macklin non si preoccup neanche di quest'ultimo. Gli uomini erano
sconcertati per la presenza di Sheila Fontana, ma il colonnello lesse sul lo-
ro viso la libidine, mentre avanzavano da tutte le parti e gridavano minac-
ce. Not una ragazza magra, con ispidi capelli castani, avvolta in un im-
permeabile giallo, che fissava Sheila, con occhi infossati in cui brillava
una luce omicida; reggeva un coltello da macellaio e ne tastava il filo. Di
lei Macklin si preoccup e spinse Sheila lontano dalla donna. Fu colpito
alla testa da una lattina vuota. Uno si avvicin tanto da colpire Roland con
uno sputo. Continua a camminare. Continua a camminare disse Macklin,
con calma; a occhi socchisi, muoveva rapidamente lo sguardo a destra e a
sinistra.
Roland ud alle spalle grida e risate sfottenti: nel cimitero delle mac-
chine, trenta o quaranta larve erano strisciate dalle tane e saltavano su e
gi, gridando come animali che pregustassero un massacro.
Macklin sent l'odore dell'acqua salata. Davanti a lui, fra la foschia pio-
vigginosa, al di l del campo, il Grande Lago Salato si estendeva al-
l'orizzonte: aveva un odore asettico, simile a quello delle corsie d'ospedale.
Il moncherino gli bruciava e ribolliva d'infezione; Macklin non vedeva l'o-
ra di tuffarlo nell'acqua risanatrice, di battezzare se stesso nella sofferenza
purificante.
Un uomo massiccio, barbuto, dai capelli rossi, in cappotto di pelle e tuta,
con una benda sulla fronte, avanz di fronte a Sheila, Punt un fucile da
caccia a due canne contro la testa di Macklin. Pi avanti di qui non si va
disse.
Sheila si ferm, a occhi sbarrati. Gli agit davanti al viso gli slip. Ehi,
non sparare! Non vogliamo guai!
Non sparer disse Macklin con disinvoltura, sorridendo al barbuto.
Vedi, amico mio, ho una pistola puntata alla schiena della signorina. Se
mi fai saltare la testa, e se uno di voi stronzi spara a me o al ragazzo, il dito
premer il grilletto e le trancer la spina dorsale. Guardatela, gente! Guar-
datela! Non ha una bruciatura! Nemmeno una bruciatura piccola piccola,
da nessuna parte! Oh, s, lustratevi gli occhi, ma non toccate! Non  una
meraviglia?
Sheila prov l'impulso d'alzare la camicia e mostrare le tette a quelli che
la fissavano con aria allocchita; se l'eroe di guerra avesse mai deciso di
cimentarsi nel campo dei magnaccia, avrebbe avuto un successo travolgen-
te. Ma quella situazione era davvero assurda, le sembrava quasi di volare
per effetto di una pastiglia di LSD. Incresp le labbra, sul punto di ridere. I
cenciosi che l'attorniavano impugnando pistole e coltelli, si limitarono a
fissarla; pi indietro, un'accolta di donne magre e sporche la guardava con
espressione di odio assoluto.
Macklin vide che erano a quindici metri dalla roulotte. Vogliamo vede-
re il Grassone disse al barbuto.
Ma certo! disse l'altro, sarcastico, senza abbassare il fucile. Non fa
che ricevere larve tutto il giorno. Offre loro champagne e caviale! Sbuff.
Chi cazzo credi di essere?
Sono il colonnello James B. Macklin. Ho prestato servizio come pilota
in Vietnam, sono stato abbattuto e ho passato un anno in un buco al cui
confronto questo posto sembra il Ritz-Carlton. Sono un militare, stupido
bastardo! Macklin cominciava a diventare rosso. Disciplina e autocon-
trollo, si disse; disciplina e autocontrollo ti rendono uomo. Respir a fondo
un paio di volte; intorno, parecchi lo schernirono e uno sputo lo raggiunse
alla guancia destra. Vogliamo vedere il Grassone.  lui il capo qui, no?
Quello che ha pi cibo e pi armi.
Cacciali via! url una donna tarchiata, dai capelli ricci, che brandiva
un forchettone da barbecue. Non vogliamo le loro maledette malattie!
Roland sent armare una pistola e cap d'averne una puntata alla nuca.
Trasal, ma poi si gir lentamente, con un ghigno rigido. Un ragazzo bion-
do della sua et, con una voluminosa giacca di plaid, gli puntava una .38
proprio in mezzo agli occhi. Puzzi disse il biondino; gli occhi castano
scuro lo sfidarono a fare una mossa. Roland rimase immobile, ma il cuore
gli batteva all'impazzata.
Ho detto che voglio vedere il Grassone ripet Macklin. Ci portate da
lui o no?
Il barbuto scoppi in una risata rauca. Hai un gran bel fegato, per essere
una larva! Il suo sguardo guizz verso Sheila Fontana, si sofferm sulle
curve e sui seni, torn alla pistola di Macklin.
Roland sollev lentamente la mano davanti al viso del biondo, con al-
trettanta lentezza l'abbass e la infil nella tasca dei calzoni. Il dito del
biondino era sul grilletto. Roland trov quel che cercava e cominci a tirar-
lo fuori.
Lascia qui la donna e non t'ammazziamo disse a Macklin il barbuto.
Te ne puoi tornare nella tana. Dimenticheremo che hai...
Un piccolo flacone di plastica colp il terreno davanti al suo stivale si-
nistro.
Forza gli disse Roland. Prendilo. Annusa. Il barbuto esit, diede u-
n'occhiata agli altri che ancora urlavano e sfottevano e con gli occhi divo-
ravano Sheila. Pieg il ginocchio, raccolse il flacone, lo stapp e lo annu-
s. Che diavolo...
Vuole che lo ammazzi, signor Lawry? chiese, speranzoso, il biondino.
No! Metti gi quella pistola! Lawry annus di nuovo il contenuto del
flacone e i suoi larghi occhi celesti cominciarono a lacrimare. Metti gi la
pistola! sbrait. Il biondino ubbid malvolentieri.
Allora, ci porti dal Grassone? chiese Macklin. Gradir anche lui una
sniffata, non credi?
Dove hai preso questa merda?
Il Grassone. Subito.
Lawry tapp il flacone. Guard gli altri, diede un'occhiata alla roulotte
Airstream ed esit, cercando di prendere una decisione. Batt le palpebre.
Roland si disse che il barbuto non aveva proprio un computer fra le orec-
chie. D'accordo. Spost il fucile. Muovete il culo.
Uccidili! strill la donna tarchiata. Non farci contaminare da loro!
Ora statemi a sentire, tutti quanti! Lawry tenne il fucile contro il fian-
co e strinse nell'altra mano il flacone di plastica. Non sono bruciati, non
hanno niente! Voglio dire... sono solo sporchi! Non sono come le altre lar-
ve! Rispondo io di loro!
Non farli entrare! grid un'altra donna. Non sono dei nostri!
Muoviti disse Lawry a Macklin. Fai uno scherzo e ti giuro davanti a
Dio che ti faccio saltare la testa. Chiaro?
Macklin non rispose. Spinse avanti Sheila e Roland li segu verso la
grossa roulotte argentata. Una muta di gente si mise alle loro calcagna,
compreso il biondino dal grilletto facile, .38 in pugno.
Arrivati a tre metri dalla roulotte, Lawry ordin di fermarsi. Sal la sca-
letta di mattoni e con il calcio del fucile buss alla porta. Chi ? doman-
d dall'interno una voce alta e acuta.
Lawry, signor Kempka. Devo farle vedere una cosa.
Per qualche secondo non ci fu risposta. Poi l'intera roulotte parve trema-
re e cedere scricchiolando di qualche grado, mentre Kempka - il Grasso-
ne che, aveva saputo Macklin da un'altra larva, era il capo del campo sulla
riva del lago - si accostava alla porta. Un paio di catenacci furono tirati
indietro. La porta si apr, ma Macklin non riusc a scorgere chi l'aveva a-
perta. Lawry disse a Macklin d'aspettare l fuori ed entr nella roulotte. La
porta si chiuse. Appena Lawry scomparve, le grida e gli scherni aumenta-
rono; volarono di nuovo bottiglie e lattine.
Sei pazzo, eroe di guerra disse Sheila. Da qui non uscirai vivo.
Se facciamo il salto, ci precedi.
Lei si gir, senza badare alla pistola, con occhi fiammeggianti di rabbia.
Allora uccidimi, eroe di guerra. Appena premi il grilletto, quei bastardi
infoiati ti faranno a pezzi. E chi ti ha detto di usare la mia scorta, eh? Quel-
la che semini in giro  coca colombiana di prima qualit!
Macklin sorrise appena. Ti piace correre rischi, no? Non attese la ri-
sposta, gi la sapeva. Vuoi cibo e acqua? Vuoi dormire con un tetto sulla
testa, senza la paura che qualcuno t'ammazzi durante la notte? Vuoi lavarti
e non stare accucciata nella tua stessa merda? Anch'io voglio le stesse co-
se, e Roland pure. Il nostro posto non  laggi fra le larve:  qui. E questo
 il rischio che dobbiamo correre.
Sheila scosse la testa; anche se era furibonda per la perdita delle droghe,
sapeva che lui aveva ragione. Il ragazzo si era dimostrato furbo davvero, a
suggerire la mossa. Sei pazzo.
Vedremo.
La porta della roulotte si apr. Lawry sporse la testa. Va bene. Venite
dentro. Ma prima dammi la pistola.
Niente da fare. La pistola la tengo io.
Mi hai sentito.
S. La pistola la tengo io.
Da sopra la spalla, Lawry guard l'uomo dentro la roulotte. Va bene
disse poi. Venite dentro... e sbrigatevi!
Salirono i gradini ed entrarono nella roulotte. Lawry chiuse la porta die-
tro Roland, tagliando fuori le grida della folla. Punt il fucile alla testa di
Macklin.
Una figura tonda e informe, con indosso una T-shirt piena di patacche e
una tuta, sedeva al tavolo dall'altre parte della roulotte. I capelli, tinti color
arancione, formavano punte rigide di tre centimetri; la barba era striata di
coloranti alimentari rossi e verdi. La testa pareva troppo piccola per il bu-
sto e il ventre enorme, ma aveva quattro menti. Gli occhi erano buchi neri,
piccoli e luccicanti, nella faccia pallida e cascante. Nel veicolo erano dis-
seminati cartoni di cibi in scatola, bottiglie di Coca-Cola, di Pepsi e d'ac-
qua, un centinaio di confezioni da sei di birra Budweiser, accatastate con-
tro una parete. Dietro il Grassone c'era un deposito d'armi: una rastrelliera
con sette carabine, di cui una con mirino telescopico; un vecchio mitraglia-
tore Thompson; un bazooka; e un assortimento di pistole appese a una se-
rie di ganci. Davanti a lui, sul tavolo, l'uomo aveva fatto una montagnola
di cocaina tolta dal flacone di plastica e ne strofinava una presa fra le dita
paffute. A portata della destra aveva una Luger con la canna rivolta in di-
rezione dei visitatori. Si port alle narici un pizzico di cocaina e annus
delicatamente, come se provasse profumo francese. Come vi chiamate?
disse, con voce quasi femminile.
Macklin. Colonnello James B. Macklin, ex Aviazione degli Stati Uniti.
Lui  Roland Croninger; lei, Sheila Fontana.
Kempka raccolse un altro pizzico di cocaina e lo lasci ricadere. Que-
sta da dove proviene, colonnello Macklin?
Dalla mia scorta disse Sheila. Credeva d'avere gi visto tutte le cose
pi repellenti di questo mondo, ma anche nella fioca luce giallastra delle
due lampade a petrolio che illuminavano la roulotte, riusciva a stento a
sopportare la vista del Grassone. Sembrava un fenomeno da circo; e dai
lobi lunghi e grassocci gli pendevano orecchini tempestati di brillanti.
E questa  la consistenza della "scorta"?
No rispose Macklin. Nient'affatto. C' cocaina in quantit e pillole di
tutti i tipi.
Pillole ripet Kempka. Punt su Macklin gli occhietti neri. Che gene-
re di pillole?
Di tutto. LSD. PCP. Analgesici. Tranquillanti. Eccitanti e depressivi.
Sheila sbuff. Eroe di guerra, non te ne intendi proprio, di roba buona,
vero? Mosse un passo verso Kempka e il grassone pos la mano sul cal-
cio della Luger. Bellezze Nere, Giubbe Gialle, Angeli Azzurri, Beniami-
ne, Bombe e Pungiglioni Rossi. Tutta roba di prima qualit.
Davvero? Era nel ramo, signorina?
Gi, direi. Guard il disordine che ingombrava la roulotte. E tu in
che ramo eri? Allevamento di porci?
Kempka la fiss. Poi, piano piano, il suo ventre cominci a vibrare, imi-
tato dai quattro menti. Tutto il viso tremol come un piatto di gelatina; dal-
le labbra usc una risata acuta, femminile. Eh, eh, eh! disse, prendendo
colore. Eh, eh, eh! Allevamento di porci. Eh, eh, eh! Mosse la mano
grassoccia in direzione di Lawry, che si costrinse a ridere nervosamente.
Tornato serio, Kempka disse: No, mia cara, niente allevamento di porci.
Avevo un negozio d'armi a Rancho Cordova, appena fuori Sacramento. Per
fortuna ho avuto il tempo d'impacchettare una parte del mio assortimento e
tagliare la corda, quando le bombe sono cadute nella zona della Baia. Ho
avuto anche la presenza di spirito di far visita a una piccola drogheria lun-
go la strada. Il signor Lawry era un commesso nel mio negozio. Abbiamo
trovato un posto dove starcene nascosti per un poco, nel parco nazionale
Eldorado. La strada ci ha condotti qui e altra gente ha cominciato ad arri-
vare. Presto si  formata una piccola comunit. La maggior parte della gen-
te veniva per bagnarsi nel lago. C' la credenza che bagnarsi nell'acqua sa-
lata porta via le radiazioni e rende immuni. Scroll le spalle grasse. For-
se  vero, forse no. In ogni caso, mi piace fare la parte del Re della Monta-
gna e del Padrino. Se uno non fa come dico io, mi limito a cacciarlo nella
terra delle larve... oppure lo ammazzo. Ridacchi di nuovo, con uno scin-
tillio d'allegria negli occhi neri. Capite, qui la legge la faccio io. Freddie
Kempka, ex titolare del Supermercato del Tiratore. Oh,  davvero uno
spasso!
Buon per te borbott Sheila.
S. Buon per me. Strofin fra le dita un pizzico di cocaina e la fiut,
prima da una narice, poi dall'altra. Oddio, oddio!  polvere davvero po-
tente, vero? Si lecc le dita, guard Roland Croninger. E tu cosa saresti,
un cadetto dello spazio?
Roland non rispose. Ti romper quel culo lardoso, pens.
Kempka ridacchi. Come mai era nella terra delle larve, colonnello?
Macklin gli raccont tutta la storia, ma non parl del Soldato Ombra,
perch al Soldato Ombra non piaceva che si parlasse di lui agli estranei.
Capisco disse Kempka, quando Macklin termin. Be', come si usa
dire, anche i piani meglio congegnati finiscono in merda, vero? Allora,
immagino che siate venuti qui a portare questa polvere potente per uno
scopo ben preciso. Quale?
Vogliamo trasferirci nel campo. Vogliamo una tenda e una provvista di
cibo.
Le sole tende esistenti sono state portate a spalla. Sono tutte piene. Non
c' posto all'osteria, colonnello.
Basta farlo. Una tenda e un po' di cibo in cambio di una razione set-
timanale di cocaina e di pillole. Chiamiamolo affitto.
Cosa dovrei farmene, delle droghe?
Roland rise. Kempka lo guard con occhi rannuvolati. Roland venne a-
vanti. Andiamo, signore! Sa anche lei che potr vendere le droghe al
prezzo che vuole! Pu comprare la mente delle persone, con questa roba,
perch tutti pagheranno per dimenticare. Le daranno qualsiasi cosa: cibo,
armi, benzina... tutto.
Queste cose le ho gi.
Ah, certo. Ma  sicuro d'averne a sufficienza? E se domani viene al
campo qualcuno con una roulotte pi grande? E se ha pi armi di lei? Se 
pi forte e pi spietato? La gente l fuori cerca solo uno che gli dica cosa
fare. Quelli vogliono essere comandati. Non vogliono pensare per conto
proprio. Indic il mucchietto candido come neve. L c' il mezzo per te-
nere in pugno anche la loro mente.
Kempka e Roland si fissarono in silenzio per un attimo; e a Roland par-
ve di guardare una limaccia gigantesca. Gli occhi neri di Kempka perfora-
rono quelli di Roland; alla fine, un sorrisino aleggi sulle labbra umide.
Queste droghe disse Kempka mi comprerebbero un dolce, giovane ca-
detto dello spazio?
Roland non seppe che cosa rispondere. Rimase stordito. Ovviamente, lo
diede a vedere, perch Kempka sbuff e si mise a ridere. Quando si fu
calmato, disse a Macklin: Che cosa m'impedisce di ucciderla subito e im-
padronirmi delle sue preziose droghe, colonnello?
Una cosa semplicissima: le droghe sono seppellite nella terra delle lar-
ve. Roland  l'unico a sapere dove. Una volta alla settimana andr a pren-
derle la razione; e far la pelle a chiunque lo segua o cerchi d'interferire.
Kempka tamburell sul tavolo; guard il mucchietto di cocaina, poi Ma-
cklin e Roland, poi - trascurando con sprezzo la ragazza - di nuovo la
"neve" colombiana.
La roba potrebbe farci comodo, signor Kempka disse Lawry. Ieri 
venuto un tizio con una stufetta a benzina che certo riscalderebbe la roulot-
te. Un altro ha del whisky che si  trascinato dietro in un sacco di tela. Ci
serviranno anche gomme per il camion. Avrei gi preso la stufa e le botti-
glie di Jack Daniels, ma questi nuovi arrivati sono armati fino ai denti. Sa-
rebbe anche una buona idea farsi dare le loro armi in cambio di droga.
Decido io cos' una buona idea. Il viso di Kempka parve ripiegarsi su
se stesso, quando lui corrug pensierosamente la fronte. Trasse un lungo
respiro ed espir con rumore di mantice. Trovagli una tenda. Vicino alla
roulotte. E spargi la voce che chi li tocca se la vedr con Freddie Kem-
pka. Rivolse a Macklin un largo sorriso. Colonnello, credo che lei e i
suoi amici sarete un'aggiunta interessante alla nostra piccola famiglia. Vi si
potrebbe chiamare farmacisti, no?
Gi. Macklin attese che Lawry abbassasse il fucile, poi a sua volta ab-
bass l'automatica.
Ecco fatto. Adesso siamo tutti contenti, no? Gli occhi neri cercarono
ingordamente Roland Croninger.
Lawry li condusse a una piccola tenda piantata a una trentina di metri
dalla roulotte. Era occupata da un giovane e da una ragazza che reggeva un
neonato dalle gambe fasciate. Lawry punt il fucile in faccia al giovane e
disse: Fuori.
L'uomo, tirato e magrissimo, con gli occhi incavati dalla stanchezza,
frug sotto il sacco a pelo. Tir fuori un coltello da caccia, ma Lawry a-
vanz rapidamente e imprigion sotto lo stivale il polso sottile dell'uomo.
Schiacci con tutto il suo peso. Roland vide gli occhi di Lawry, mentre
spezzava le ossa dell'altro: vuoti, del tutto privi d'espressione, anche quan-
do si sent il rumore di ossa rotte. Lawry si limitava a eseguire gli ordini. Il
neonato si mise a piangere, la donna strillava, ma l'uomo si strinse al petto
il polso rotto e fiss ottusamente Lawry.
Fuori. Lawry accost le canne del fucile al cranio dell'uomo. Sei
sordo, brutto bastardo?
L'uomo e la donna si alzarono stancamente. Lui si ferm a raccogliere
con la mano sana i sacchi a pelo e uno zaino, ma Lawry lo afferr per la
collottola e lo tir fuori, gettandolo a terra. La donna pianse e si rannicchi
a fianco del marito. Una piccola folla si era radunata a guardare. La donna
grid: Animali! Luridi animali!  la nostra tenda! Appartiene a noi!
Non pi. Con il fucile Lawry indic la terra delle larve. Cominciate a
camminare.
Non  giusto! Non  giusto! singhiozz la donna. Guard con aria
supplichevole la gente che si radunava intorno. Anche Roland, Macklin e
Sheila guardarono, e sul viso di tutti videro la stessa espressione: curiosit
spassionata e indifferente, come se guardassero una scena di violenza alla
tiv. Anche se qua e la c'erano tracce di disgusto e di piet, la maggioranza
degli astanti aveva perso la capacit di provare emozioni.
Aiutateci! implor la donna. Vi prego... aiutateci!
Parecchi erano armati, ma nessuno intervenne. Macklin lo capiva: era la
selezione naturale. L Freddie Kempka era l'imperatore, e Lawry il suo
luogotenente... forse uno dei vari luogotenenti che Kempka usava come
occhi e orecchie.
Andatevene disse Lawry alla coppia. La donna continu a strillare e a
piangere, ma alla fine l'uomo si alz, con occhi vuoti e sconfitti, e comin-
ci a camminare a passo lento e pesante verso la sinistra terra di carcasse
d'auto e di cadaveri in putrefazione. L'espressione della donna si mut in
odio; si alz, con il neonato frignante tra le braccia, e grid alla folla: Ac-
cadr anche a voi! Vedrete! Vi prenderanno tutto! Verranno a trascinarvi
dalle...
Lawry vibr il fucile: il calcio fracass il cranio del neonato e la forza
del colpo sbatt a terra la donna.
Il pianto del neonato cess all'improvviso.
La donna guard la faccia del figlio, emise un suono debole e strozzato.
Sheila Fontana non riusciva a credere ai suoi occhi. Voleva girarsi dal-
l'altra parte, ma la scena aveva su di lei un fascino tenebroso. Lo stomaco
le riboll di repulsione. Il pianto del neonato continu a echeggiarle nelle
orecchie. Si port la mano alla bocca e soffoc un grido.
Il giovane, un cadavere ambulante, attraversava la piana, senza neppure
curarsi di guardare indietro.
Alla fine, con un ansito tremante, la donna si alz, stringendo al petto il
neonato silenzioso. I suoi occhi infossati e inorriditi incontrarono quelli di
Sheila e vi si soffermarono. Sheila si sent come se le avessero ridotto l'a-
nima in cenere. Se... se solo il piccino avesse smesso di piangere, pens.
Se solo...
La giovane madre si gir e segu il marito nella foschia.
Gli astanti si dispersero. Lawry pul sul terreno il calcio del fucile e indi-
c la tenda. Pare che un posto si sia appena liberato, colonnello annun-
ci.
Dovevi proprio farlo? disse Sheila. Dentro di s tremava e aveva la
nausea, ma in viso non mostrava nulla. Gli occhi erano freddi e duri.
Ogni tanto dimenticano chi detta le regole. Allora? Volete la tenda o
no?
La vogliamo disse Macklin.
Entrate, allora. Ci sono anche un paio di sacchi a pelo e un po' di cibo.
Comoda come casa vostra, eh?
Macklin e Roland entrarono. E io dove dovrei abitare? disse Sheila a
Lawry.
Lui sorrise, esaminandola dall'alto in basso. Be', ho un sacco a pelo in
pi, nella roulotte. Sai, dormo con il signor Kempka, ma batto bandiera
giusta. A lui piacciono i ragazzini, non se ne fa un cazzo delle donne. Che
ne dici?
Sheila sent il suo odore e non riusc a decidere qual era peggio, quello
di Lawry o quello dell'eroe di guerra. Lascia perdere rispose. Sto qui.
Fai pure. Ti avr, prima o poi.
S, quando l'inferno ghiaccia.
Lawry si lecc il dito e l'alz per sentire il vento. Si sta facendo dav-
vero freddo, tesoro disse. Scoppi a ridere e si allontan verso la roulotte.
Sheila lo guard allontanarsi. Guard in direzione della terra delle larve
e scorse i contorni vaghi della giovane coppia che avanzava nella foschia,
verso l'ignoto che si estendeva al di l. Quei due non avrebbero avuto la
minima possibilit, laggi. Ma forse gi lo sapevano. Il bambino sarebbe
morto comunque, si disse. Certo, era nato gi mezzo morto.
Ma l'incidente l'aveva sconvolta pi di qualsiasi altra esperienza pre-
cedente. Non poteva fare a meno di pensare che qualche minuto prima c'e-
ra un essere vivente dove adesso c'era uno spettro. Ed era accaduto a causa
delle sue droghe, perch lei era venuta l con l'eroe di guerra e con il teppi-
sta che mirava in alto.
La giovane coppia scomparve nella pioggia grigia.
Come diceva Rudy, pensa a pararti il culo. E in quei giorni e in quei
momenti, erano proprio le parole in base a cui vivere.
Sheila volt la schiena alla terra delle larve ed entr nella tenda.
39
Luce! grid Josh, indicando un punto lontano. Guardate! C' una lu-
ce, pi avanti!
Avevano seguito una strada statale nella campagna ondulata. Ora videro
un bagliore biancazzurro riflesso dalle nubi basse e turbolente.
Quella  Matheson disse Leona, appollaiata in groppa a Mulo. Dio
onnipotente! A Matheson hanno l'elettricit!
Quanta gente ci vive? domand Josh, a voce alta per superare il fra-
stuono del vento.
Tredici, quattordicimila.  una citt vera!
Grazie a Dio! Avranno certo aggiustato le linee elettriche! Stasera a-
vremo un pasto caldo. Grazie a Dio. Con energia rinnovata cominci a
spingere la carriola, come se i piedi avessero messo le ali. Swan lo segu,
portando la bacchetta da rabdomante e la piccola borsa; Leona spron con
un colpo di talloni il cavallo. Mulo ubbid senza esitazione, lieto d'essere di
nuovo utile. Dietro di loro, il piccolo terrier annus l'aria e latr piano, ma
li segu lo stesso.
Nella coltre di nubi sopra Matheson balenarono lampi e il vento port il
brontolio del tuono. Quella mattina, sul presto, avevano lasciato la fattoria
dei Jaspin e camminato per tutto il giorno lungo la stretta strada statale.
Josh aveva cercato di mettere a Mulo sella e briglia, ma per quanto il ca-
vallo se ne stesse docile, non era riuscito a mettere la maledetta roba nel
modo giusto. La sella continuava a scivolare e lui non aveva la minima i-
dea di come si mette una briglia. Ogni volta che Mulo brontolava, Josh fa-
ceva un salto indietro, aspettandosi che il cavallo sgroppasse e s'impennas-
se; alla fine, ci aveva rinunciato. Per il cavallo aveva accettato senza pro-
testare il peso di Leona; aveva anche portato Swan, per qualche chilome-
tro. Sembrava contento di seguire Swan, quasi come un cucciolo. E nel
buio il terrier di tanto in tanto abbaiava, per far sapere che c'era sempre.
Il cuore di Josh martellava. Quella era una delle luci pi belle che avesse
mai visto, assai vicina allo splendido raggio della torcia che aveva illumi-
nato lo scantinato. Oh, Signore!, pens. Un pasto caldo, un luogo caldo in
cui dormire e - splendore degli splendori! - forse di nuovo una vera toi-
lette! Sent nell'aria odore d'ozono. Tempesta in arrivo. Ma non gliene fre-
gava niente. Stanotte avrebbero dormito in grembo al lusso!
Gir il viso verso Swan e Leona. Signore Iddio, siamo tornati alla civil-
t! Mand un grido di gioia che super il frastuono del vento e fece sob-
balzare perfino Mulo.
Ma sul viso di Leona il sorriso si gel. A poco a poco cominci a sva-
nire. La donna strinse le dita sulla criniera ispida di Mulo.
Non era sicura di quel che aveva visto, non era sicura affatto. Era stato
certo uno scherzo della luce, si disse. S. Tutto qui.
Aveva creduto di scorgere un teschio, dove c'era la faccia di Josh Hu-
tchins.
Ma era stata una visione cos rapida... comparsa e svanita in un batter di
ciglia.
Leona fiss la nuca di Swan. Oh, Dio, pens, cosa far se anche la faccia
della bambina  cos?
Le occorse un bel pezzo per raccogliere il coraggio. Allora disse:
Swan?, con voce flebile, spaventata.
Swan gir la testa a guardarla. Signora?
Leona tratteneva il fiato.
Signora? ripet Swan.
Leona trov un sorriso. Oh... niente disse; e scroll le spalle. La vi-
sione del teschio sotto la pelle non si era presentata. Volevo... volevo solo
guardarti il viso.
Il viso? E perch?
Ah, pensavo solo... che una volta eri certo molto bella. Si rese conto
dell'errore. Voglio dire, pensavo che sarai di nuovo bella, appena la pelle
guarisce. E guarir di certo. La pelle  assai resistente, sai. Eccome! Guari-
r e torner bella come un dipinto!
Swan non rispose: ricordava l'orrore che l'aveva fissata dallo specchio
della stanza da bagno. Non credo che il viso torner come prima disse,
realisticamente. Fu colpita da un pensiero improvviso e terribile. Pensa
forse che... Esit, incapace di sputarlo fuori. E poi: Pensa forse che...
che spaventer la gente di Matheson?
Ma no, ma no! Non devi nemmeno pensare una cosa simile! A dire il
vero, Leona non ci aveva mai riflettuto, ma ora s'immagin gli abitanti di
Matheson ritrarsi inorriditi da Josh e da Swan. La pelle guarir presto la
rassicur. E poi,  solo la faccia esteriore.
La faccia esteriore?
Certo. Ognuno ha due facce, bambina... una esteriore, una interiore.
Quella esteriore  come il mondo ti vede; ma la faccia interiore  quel che
sei veramente. La tua vera faccia. Se fosse spostata all'esterno, mostreresti
al mondo quale persona gentile sei.
Spostata all'esterno? Come?
Leona sorrise. Be', Dio non ha ancora pensato al modo. Ma lo far. A
volte riesci a vedere l'altra faccia di una persona, ma solo per un istante o
due, se guardi attentamente. Gli occhi la rivelano; ed  molto facile che sia
diversa dalla maschera esterna. Annu, guardando le luci lontane di Ma-
theson. Oh, io ho conosciuto alcune persone molto belle, che all'interno
avevano una faccia brutta e mostruosa. E ho conosciuto persone bruttine,
con i denti da coniglio e il naso grosso, e la luce del paradiso negli occhi; e
capivi che, se potevi vedere la faccia interiore, la sua bellezza ti avrebbe
sbattuto in ginocchio. A me sembra proprio che sia cos per la tua faccia
interna, bambina. E Josh pure. Perci, che cosa importa della faccia ester-
na?
Swan riflett un momento. Vorrei crederci.
Allora prendilo per vero disse Leona; e Swan rimase in silenzio.
La luce li invitava ad avanzare. La statale s'arrampicava su per una col-
lina ancora, poi con un'ampia curva scendeva gentilmente verso la citt.
Un lampo attravers l'orizzonte. Mulo sbuff e nitr.
Swan sent una traccia di nervosismo, nel nitrito del cavallo. Mulo  ec-
citato perch stiamo per incontrare altra gente, pens. Ma no, no... non era
stato un segno d'eccitazione: anzi, mostrava diffidenza. Anche lei si lasci
contagiare dal nervosismo del cavallo, si sent un po' diffidente, come la
volta in cui aveva attraversato un ampio campo dorato e un contadino con
il berretto rosso le aveva gridato: Ehi, bambina! Attenta ai serpenti a so-
nagli fra le erbacce!
Non che lei avesse paura dei serpenti... tutt'altro. Una volta, quando ave-
va cinque anni, aveva raccolto in mezzo all'erba un serpente dai magnifici
colori, per passare le dita sui bellisimi rombi disegnati sul dorso e sulle
placche della coda, dure come osso. Poi l'aveva posato di nuovo a terra e
l'aveva guardato strisciare via senza fretta. Solo in seguito, quando aveva
raccontato tutto alla mamma e si era presa una bella sculacciata, aveva ca-
pito: ci si aspettava che avesse paura dei serpenti.
Mulo nitr e agit la testa. La strada divenne pianeggiante, mentre si av-
vicinavano alla periferia, dove un cartello verde proclamava: Benvenuti a
Matheson, Kansas! Siamo forti, orgogliosi e in espansione!
Josh si ferm. Swan quasi gli fin addosso.
Cosa c'? disse Leona.
Guardi. Josh indic la cittadina.
Le case e gli edifici erano bui; non proveniva luce, da finestre e verande.
Non c'erano lampioni, n fari d'automobili, n semafori. Il bagliore riflesso
dalle nubi proveniva da una zona pi interna della cittadina, al di l degli
edifici morti e bui disseminati lungo la strada principale. L'unico rumore
era il gemito acuto del vento. Credo che la luce provenga dal centro citt
disse Josh. Ma se c' di nuovo la corrente, perch le finestre sono buie?
Forse si sono radunati tutti nella zona centrale sugger Leona. In un
teatro, o nel municipio, o che so.
Josh annu. Ma dovrebbero esserci macchine replic. Semafori in
funzione. E invece non ne vedo.
Forse risparmiano elettricit. Forse i cavi ancora non sopportano il ca-
rico.
Forse rispose Josh; ma c'era qualcosa di sinistro, in Matheson: perch
non c'erano luci alle finestre, mentre il centro della cittadina sfolgorava? E
tutto era silenzioso, troppo silenzioso. Josh ebbe la sensazione che avreb-
bero dovuto fare marcia indietro; ma il vento era freddo, e loro avevano
fatto tutta quella strada: doveva esserci gente, l! Certo. Sono tutti in un
posto solo, come aveva suggerito Leona. Forse tengono una riunione citta-
dina o qualcosa del genere. Comunque, non era il caso di tornare indietro.
Riprese a spingere la carriola. Swan lo segu, e il cavallo segu Swan; spo-
stato sulla sinistra, il terrier si mantenne fra le erbacce e corse avanti.
Un altro cartello stradale pubblicizzava il Motel Matheson - Piscina!
TV a circuito chiuso! - e un terzo dichiarava che le migliori bistecche e il
miglior caff della citt si trovavano al ristorante Hightower in Caviner
Street. Seguirono la strada, fra campi arati; oltrepassarono uno scuro cam-
po da softball e una piscina pubblica con sedie a sdraio e ombrelloni ad-
dossati alla recinzione di rete metallica. Un ultimo cartello annunci la
vendita speciale di luglio al K-Mart in Billups Street. Poi entrarono in Ma-
theson.
Era stata una cittadina graziosa, pens Josh, mentre percorrevano la via
principale. Gli edifici erano di pietra o di tronchi, per farla sembrare una
cittadina di frontiera. Le case d'abitazione erano di mattoni, in gran parte a
un solo piano: niente d'eccezionale, ma graziose. La statua d'un tizio in gi-
nocchio, una mano a coprire quella che forse era una Bibbia e l'altra tesa al
cielo, dominava dal piedistallo una zona di piccoli negozi e di botteghe che
ricord a Josh uno spettacolo con Andy Griffith. La tenda sbatteva sopra
una bottega con l'insegna da barbiere; le vetrine della Matheson First Citi-
zen's Bank erano fracassate. I mobili di un negozio di mobilia erano stati
ammucchiati in strada e incendiati. Nelle vicinanze c'era un'auto della po-
lizia, rovesciata e incendiata. Josh non guard dentro. In alto il tuono bron-
tol e il lampo danz nel cielo.
Pi avanti trovarono un mercato di auto usate. Cambiate l'auto da Zio
Roy!, diceva l'insegna. Sotto una fila di bandierine multicolori, c'erano sei
auto arrugginite. Josh le controll una per una, mentre Swan e Leona a-
spettavano e Mulo brontolava inquieto. Due avevano le gomme a terra; la
terza, parabrezza e finestrini in frantumi. Le rimanenti - una Impala, una
Ford Fairlane e un camioncino rosso - sembravano in buone condizioni.
Josh si diresse al piccolo ufficio, trov spalancata la porta; alla luce della
lanterna, vide che le chiavi dei tre veicoli erano appese ai pioli di una tavo-
letta. Port tutte le chiavi nello spiazzo e cominci a provarle.
L'Impala rimase muta, il camioncino era morto, il motere della Fairlane
scoppiett e sputacchi, emise il rumore di una catena strisciata sulla
ghiaia e si zitt. Josh apr il cofano della Fairlane e scopr che il motore era
stato preso forse a colpi d'ascia, visto com'erano tagliati i fili, le cinghie e i
cavi. Maledizione! imprec. E poi alla luce della lanterna vide la scritta
tracciata col grasso secco all'interno del cofano: TUTTI LODERANNO
DIO ALVIN.
Aveva gi visto sgorbi simili, per quanto tracciati da mano diversa e con
materiale diverso, alla fattoria dei Jaspin, la sera prima. Torn da Swan e
da Leona. Le macchine sono fuori uso disse. Mi sa che qualcuno le ha
danneggiate di proposito. Guard in direzione della luce, ora molto pi
vicina. Be' aggiunse poi. Possiamo andare a vedere cos', no?
Leona gli diede un'occhiata, distolse subito lo sguardo; non ne era si-
cura, ma le era parso di scorgere di nuovo il teschio; per, in quella luce,
non poteva dirlo con certezza. Il cuore le batteva pi forte. Non sapeva che
cosa fare, che cosa dire.
Josh spinse avanti la carriola. In lontananza, udirono il terrier abbaiare
un paio di volte. Continuarono lungo la via principale, passarono davanti
ad altri negozi con le vetrine rotte, ad altri veicoli rovesciati e bruciati. Per
quanto ciascuno avesse le sue preoccupazioni personali, erano attirati dalla
luce come falene dalla fiamma di candela.
A un incrocio, un piccolo cartello puntava a destra e diceva: Pathway In-
stitute, 3 km. Josh guard in quella direzione, ma vide solo tenebre.
Il manicomio spieg Leona.
Manicomio? La parola gli parve una pugnalata. Che manicomio?
La gabbia dei matti. Dove si rinchiude chi perde le rotelle. Questo 
famoso in tutto lo stato. Pieno di gente troppo pazza per andare in car-
cere.
Vuol dire... pazzi criminali?
S, appunto.
Grande! disse Josh. Prima uscivano da quella cittadina, meglio era.
Non gli piaceva la vicinanza di un manicomio pieno d'assassini folli,
nemmeno a tre chilometri. Scrut nel buio dove c'era il Pathway Institute e
sent un brivido lungo la spina dorsale.
Poi attraversarono un'altra zona di case silenziose, passarono davanti al
Matheson Motel e al ristorante Hightower, ed entrarono in un enorme par-
cheggio lastricato.
Davanti a loro, illuminato fino all'ultima lampadina, c'era un K-Mart e, l
accanto, un supermercato alimentare Food Giant, anch'esso sfolgorante di
luci.
Dio onnipotente! mormor Josh. Un supermercato!
Swan e Leona si limitarono a fissarlo, come se non avessero mai visto
tante luci, n un negozio cos grande. Lampade ad accensione automatica,
sensibili al buio, gettavano un bagliore giallastro sul parcheggio, che con-
teneva una sessantina di veicoli, auto, camper e camioncini, tutti coperti
dalla polvere del Kansas. Josh, completamente stordito, rischi di farsi
sbattere a terra dal vento. Se c'era ancora corrente elettrica, allora anche i
frigoriferi del supermercato funzionavano: l dentro avrebbero trovato bi-
stecche, gelati, birra fredda, uova, pancetta, prosciutto e Dio sa che altro.
Con un senso di vertigine, fiss il K-Mart splendidamente illuminato. Qua-
li tesori conteneva? Radio e batterie, torce elettriche e lanterne, armi da
fuoco, guanti, stufette a cherosene, impermeabili! Non sapeva se ridere o
piangere di gioia; spinse da parte la carriola e si diresse al K-Mart, come
allucinato.
Aspetta! lo chiam Leona. Smont da cavallo e zoppic dietro Josh.
Fermati un momento!
Swan pos a terra la borsa, ma tenne Crybaby e segu Leona. Anche
Mulo venne avanti. Il terrier abbai un paio di volte, poi scivol sotto una
Volkswagen abbandonata e rimase a guardare da l i tre esseri umani che
attraversavano il parcheggio.
Aspetta! grid ancora Leona, ma non riusciva a raggiungere Josh, che
puntava come un treno sul K-Mart. Swan disse: Josh, aspettaci! e gli
corse dietro.
Alcune vetrine erano rotte, ma Josh pens che fosse stato il vento. Non
aveva la minima idea del perch le luci fossero accese l e non altrove. Il
K-Mart e l'annesso supermercato erano oasi in un deserto. Si sentiva scop-
piare il cuore. Tavolette di cioccolato, pens follemente. Dolci! Pasticcini
glassati! Ebbe paura che le gambe gli cedessero prima d'arrivare al K-
Mart, oppure che l'intera scena svanisse mentre varcava la porta. Ma la
scena non svan, e lui entr, e si ritrov nel vasto negozio, con i tesori del
mondo esposti negli scaffali davanti a lui, con le frasi magiche, Pasticce-
ria, Attrezzature sportive, Accessori per auto, Articoli casalinghi, scritte su
frecce di legno che indicavano i vari settori del negozio.
Mio Dio disse Josh, quasi ebbro di gioia. Oh, mio Dio!
Entr Swan, poi Leona. Mentre la porta si richiudeva, una sagoma con-
fusa schizz all'interno: il terrier saett davanti a Josh e svan nel corridoio
centrale. Poi la porta si chiuse e loro rimasero fermi insieme sotto il ba-
gliore luminoso, mentre all'esterno Mulo nitriva e raspava l'asfalto.
Josh pass davanti a un espositore di griglie e di sacchi di carbonella per
accostarsi al banco di dolciumi, incapace di resistere al desiderio di ciocco-
lato. Succhi tre Milky Way direttamente dall'incarto e attacc un sacchet-
to da due etti di M&M. Leena si accost al banco pieno di pesanti calzet-
toni da atletica. Swan gir fra i banchi, abbagliata dalla quantit di merce e
dallo splendore delle luci. Con la bocca piena di cioccolato fondente, Josh
si gir verso un espositore di sigarette, sigari e tabacco da pipa; scelse un
pacchetto di Hav-A-Tampa Jewels, trov l vicino i fiammiferi, si cacci in
bocca un sigaro e lo accese, aspirando a fondo. Gli pareva d'avere messo
piede in paradiso... e ancora non aveva provato tutti i piaceri del supermer-
cato. In un angolo lontano, il terrier abbai parecchie volte in rapida suc-
cessione. Swan guard nel corridoio centrale, ma non vide il cane. Per
queir abbaiare non le piaceva: conteneva un avvertimento. E quando il ter-
rier ricominci, lei lo ud anche guaire, come se l'avessero preso a calci.
Segu una serie di latrati.
Josh? disse Swan. Un bozzolo di fumo di sigaro gli nascondeva la te-
sta.
Josh esal il fumo e divor altre tavolette di cioccolato. Aveva la bocca
tanto piena da non riuscire a rispondere; si limit a rivolgere a Swan un
cenno.
La bambina avanz lentamente verso il fondo del negozio, mentre il ter-
rier continuava ad abbaiare. Arriv davanti a tre manichini, tutti con indos-
so un completo. Quello centrale portava un berretto da baseball. Swan
pens che non s'intonava affatto al completo, ma forse sarebbe andato bene
a lei. Allung la mano e lo prese.
La testa dall'incarnato cereo si stacc dalle spalle del manichino, proprio
all'altezza del colletto rigido della camicia bianca, e cadde per terra ai piedi
di Swan, con il rumore d'una martellata su un'anguria.
Swan rimase a fissare la testa, con occhi sbarrati, il berretto da baseball
in una mano e Crybaby nell'altra. La testa aveva radi capelli grigi, occhi
rivoltati in alto nelle orbite scure, sulle guance e sul mento peli corti e i-
spidi di barba grigia. Swan vedeva ora anche il sangue coagulato e il giallo
delle ossa, dove era stata mozzata dal collo umano.
Batt le palpebre, guard gli altri due manichini. Uno aveva la testa d'un
ragazzo adolescente, con la bocca allascata e la lingua penzolante, i globi
oculari rivolti al soffitto, una crosta di sangue alle narici. L'altro, quella
d'un uomo anziano, con il viso profondamente segnato dalle rughe e la pel-
le color del gesso.
Swan arretr nel corridoio... e and a sbattere contro un quarto e un
quinto manichino, in abiti femminili. La testa di una donna di mezz'et e
quella di una bambina dai capelli rossi si staccarono e caddero con un ton-
fo sordo ai suoi piedi, una per parte; la faccia della bambina, con l'orrenda
bocca esangue spalancata in un muto grido di terrore, era rivolta verso di
lei.
Swan url. Url a lungo, forte, senza riuscire a smettere. Si allontan
dalle teste umane, continuando a urlare, gir su se stessa, vide un altro ma-
nichino, e un altro, e un altro, alcune teste ammaccate e maciullate, altre
dipinte e abbellite con cosmetici per dare loro sorrisi falsi e osceni. Se non
smetteva di urlare, pens Swan, le sarebbero scoppiati i polmoni. E mentre
correva alla ricerca di Josh e di Leona, l'urlo le mor in gola perch non
aveva pi fiato. Swan inspir di nuovo, corse lontano dalle macabre teste;
al di sopra delle grida di Josh, ud il terrier emettere una serie di guaiti in
fondo al K-Mart.
Swan! grid Josh, sputando cioccolato. La vide correre verso di lui,
con il viso giallastro come la polvere del Kansas e fiumi di lacrime sulle
guance. Cosa...
Offerta speciale! proclam una voce allegra proveniente dal sistema di
altoparlanti. Attenzione, clienti! Offerta speciale! Tre nuovi arrivi, sul
davanti! Affrettarsi per gli affari migliori!
Si ud il rombo di motocicletta messa in moto. Josh afferr Swan, quan-
do nel corridoio centrale una moto si lanci contro di loro a tutta velocit,
guidata da un uomo in divisa da poliziotto con l'acconciatura da capo in-
diano.
Attento! grid Leona; e Josh balz al di l di un banco pieno di vassoi
per cubetti di ghiaccio, stringendo Swan fra le braccia, mentre la moto an-
dava a urtare un espositore di radio a transistor. Altre figure correvano ver-
so di loro, negli altri corridoi, e un folle vocio di grida e di urla sommerge-
va l'annuncio "Offerta speciale" ripetuto dagli altoparlanti.
Un colosso barbuto spingeva davanti a s un carrello nel quale era ac-
cucciato un nano grinzoso; lo seguivano uomini d'ogni et e d'ogni tipo,
con indosso ogni genere d'indumenti, dall'abito completo all'accappatoio,
alcuni con pitture di guerra sul viso, altri tutti incipriati. Josh not, con una
fitta di nausea, che quasi tutti impugnavano un'arma: asce, picconi, zappe,
cesoie da giardinaggio, pistole e fucili, coltelli e catene. Riempivano i cor-
ridoi e saltavano sui banchi, sghignazzavano e strepitavano. Josh, Swan e
Leona furono spinti in un angolo e circondati da una folla urlante di qua-
ranta e pi persone.
Proteggi la bambina, pens Josh; e quando uno allung le mani per af-
ferrarla, Josh gli men un calcio nelle costole che gli spezz le ossa e lo
scagli nel mucchio. L'accaduto provoc altre grida d'allegria. Il nano
grinzoso dentro il carrello, con la faccia decorata da fulmini arancione,
gracchi: Carne fresca! Carne fresca!
Gli altri si unirono al grido. Un uomo emaciato tir i capelli a Leona, un
altro le afferr il braccio per trascinarla nel mucchio. Leona divenne una
gatta selvatica, respinse a calci e a morsi gli assalitori. Un corpo pesante
atterr sulle spalle di Josh, cerc di strappargli gli occhi; ma lui si pieg e
scagli l'uomo nel mare di facce bramose. Con Crybaby, Swan colp di
punta una di quelle brutte facce sul naso e lo vide squarciarsi.
Carne fresca! grid il nano. Venite a prendere la carne fresca! Il co-
losso barbuto cominci a battere le mani e a ballare.
Josh colp un avversario in piena bocca e due denti volarono come dadi
d'un gioco truccato. Via! grid. Andate via! Ma ora quelli stringevano
il cerchio; ed erano troppi. Tre uomini tiravano Leona nella massa; Josh
vide per un attimo il viso terrorizzato della donna; un pugno si alz e cal,
le gambe di Leona si piegarono. Maledizione, s'infuri Josh, vibrando un
calcio alla rotula al pazzo pi vicino. Proteggi la bambina! Devo protegge-
re la...
Ricevette un pugno alle reni. I calci gli piegarono le gambe. Mentre ca-
deva, Swan gli sfugg di mano. Dita gli si conficcarono negli occhi, un pu-
gno lo colse alla mascella, scarpe e stivali lo colpirono ai fianchi e alla
schiena; tutto il mondo gli parve in violento movimento. Swan! grid,
cercando di rialzarsi. Gli uomini gli si aggrapparono addosso come topi.
Fra la nebbia rossastra di dolore, Josh vide un uomo con occhi sporgenti
da pesce, in piedi davanti a lui, sollevare una scure. Alz il braccio in un
inutile gesto per parare il colpo, ma cap che la scure stava per calare e che
sarebbe stata la fine. Oh, maledizione, pens, mentre il sangue gli colava
dalla bocca. Che modo di morire! Raccolse il coraggio, preparandosi al
colpo, augurandosi di alzarsi e di riuscire con le ultime forze a spiaccicare
il cervello di quel bastardo.
La scure, alta al massimo, rimase sospesa, pronta a calare.
Una voce tonante super il tumulto. Basta cos!
L'effetto fu simile a un colpo di frusta sulla testa di un branco d'animali
selvatici. Come un sol uomo, tutti trasalirono e arretrarono. Occhi di Pesce
abbass la scure, gli altri lasciarono Josh. Lui si alz a sedere, vide Swan a
qualche passo e la tir a s. La bambina, con gli occhi stravolti per lo choc,
stringeva ancora Crybaby. L accanto, Leona, piegata sulle ginocchia, per-
deva sangue da un taglio sopra l'occhio sinistro; un livido violaceo gi le
gonfiava lo zigomo.
La folla indietreggi, apr un varco nel quale avanz un uomo robusto,
calvo, con tuta e stivali da cowboy, petto nudo, braccia muscolose decorate
da bizzarri disegni multicolori. Reggeva un megafono elettrico. Punt su
Josh gli occhi neri, sotto una fronte sporgente da uomo di Neanderthal.
Oh, merda, pens Josh. Il tizio era grande e grosso almeno quanto alcuni
wrestler da lui affrontati in categoria pesi massimi. Ma dietro il Neander-
thal calvo, venivano altri due con il viso dipinto, che portavano a spalla
una toilette. E sulla toilette sedeva un uomo avvolto in una lunga veste vio-
la; i capelli biondi e ricci gli arrivavano alla spalla. Una barba lanuginosa
ricopriva il viso magro e stretto; sotto le folte sopracciglia bionde, gli oc-
chi erano d'un cupo color verde oliva. Il colore ricord a Josh lo specchio
d'acqua vicino alla casa della sua infanzia, dove un mattino d'estate erano
annegati due bambini. Si diceva, ricord, che sotto la torbida acqua verda-
stra ci fossero in attesa mostri attorcigliati in spire.
L'uomo, fra i venti e i venticinque, portava guanti bianchi, jeans, scarpe
da ginnastica Adidas, camicia a quadri di flanella rossa. Sulla fronte, in
verde, aveva il segno del dollaro; sullo zigomo sinistro, un crocifisso ros-
so; sul destro, il forcone nero del diavolo.
Neanderthal si port alle labbra il megafono e rugg: Tutti loderanno
Dio Alvin!
40
Macklin aveva udito il canto di sirena alzarsi nella notte: adesso cap che
era l'ora.
Sgusci dal sacco a pelo, attento a non svegliare Roland n Sheila: non
voleva che uno dei due lo accompagnasse. Aveva paura del dolore, ma non
voleva mostrare loro la sua debolezza.
Usc dalla tenda, nel vento freddo e impetuoso. S'incammin verso il la-
go. Intorno a lui guizzavano le fiamme di torce e di fuochi di bivacco; il
vento gli tirava le bende verdastre e nerastre che cadevano dal moncherino.
Macklin sentiva il lezzo nauseante dell'infezione: da giorni la ferita trasu-
dava una purulenza grigia. Pos il palmo sinistro sul manico del coltello
infilato nella cintura dei calzoni. Avrebbe dovuto riaprire la ferita, esporre
la carne viva al doloroso medicamento del Grande Lago Salato.
Roland Croninger si alz a sedere appena Macklin fu uscito dalla tenda.
Stringeva la .45. Dormiva sempre con la pistola in pugno, la teneva anche
quando Sheila Fontana gli permetteva di fare con lei le porcherie. Ma gli
piaceva anche guardare quando Sheila riceveva il Re. Loro, in cambio, da-
vano a Sheila da mangiare e la proteggevano dagli altri uomini. Comincia-
vano a diventare un terzetto molto unito. Ma ora lui sapeva dove il Re era
diretto, e perch. La ferita emanava un odore assai brutto, ultimamente.
Presto nella notte ci sarebbe stato un altro urlo, simile a quelli che udivano
quando sul campo scendeva il silenzio. Lui era un Cavaliere del Re, rite-
neva suo dovere essergli al fianco per aiutarlo, ma quella era una cosa che
il Re voleva fare da solo.
Roland torn a distendersi, la pistola posata sul petto. Sheila borbott
qualcosa e trasal nel sonno. Roland tese l'orecchio per udire il grido di ri-
nascita del Re.
Macklin oltrepass altre tende, ricoveri di cartone, auto che ospitavano
intere famiglie. L'odore del lago salato gli pungeva le narici, gli promette-
va una sofferenza e una purificazione che trascendevano ogni sua prece-
dente esperienza. Il terreno inizi a scendere lievemente verso il bordo del-
l'acqua; intorno c'erano abiti insanguinati, stracci, stampelle, bende strap-
pate e abbandonate da altri supplici che l'avevano preceduto.
Macklin ricord le grida udite nella notte e si sent mancare il coraggio.
Si ferm a meno di sei metri dal punto in cui il lago si frangeva contro la
riva rocciosa. La mano fantasma gli prudeva e il moncherino pulsava dolo-
rosamente al ritmo del battito del cuore. Non ce la faccio, pens. Oh, buon
Dio, non posso!
Disciplina e autocontrollo, soldato disse una voce, pi lontano, alla
sua destra. Il Soldato Ombra era l, bianco, mani ossute sui fianchi, la fac-
cia di luna striata di colori mimetici da commando, sotto il bordo dell'el-
metto. Se li perdi, cosa ti resta?
Macklin non rispose. Il rumore dell'acqua che lambiva la spiaggia era
seducente e terrificante insieme.
Il coraggio t'ha detto addio, Jimmy? disse il Soldato Ombra; e Ma-
cklin pens che la voce era simile a quella di suo padre. Conteneva la stes-
sa nota di scherno e di ripugnanza. Be', non ne sono sorpreso continu il
Soldato Ombra. A Casa Terra hai piantato un casino colossale, giusto?
Oh, davvero un gran bel lavoro!
No! protest Macklin. Non  stata colpa mia!
Il Soldato Ombra rise piano. Tu sapevi, Jimmy! Sapevi che qualcosa
non andava, a Casa Terra; ma hai continuato ad ammassare l dentro i gon-
zi, perch fiutavi i verdoni degli Ausley, non  vero? Amico, tu hai ucciso
quei poveri idioti! Li hai seppelliti sotto tonnellate di roccia e ti sei salvato
il culo, non  vero?
Ora Macklin pens che fosse davvero la voce di suo padre e che pure la
faccia del Soldato Ombra cominciava a sembrare il viso pieno, dal naso a
becco, del padre morto da tempo. Dovevo salvarmi replic, con voce
debole. Cosa avrei dovuto fare, distendermi ad aspettare la morte?
Merda, il ragazzino ha pi buon senso e pi coraggio di te, Jimmy! 
stato lui a tirarti fuori! Ti ha tenuto in azione, ti ha trovato cibo per mante-
nerti il culo in vita! Se non era per il ragazzino, a quest'ora non saresti in
piedi a tremare per paura di un po' di dolore. Il ragazzino sa cosa significa-
no disciplina e autocontrollo, Jimmy! Tu sei solo un invalido vecchio e
stanco che dovrebbe entrare nel lago, cacciare la testa sotto e tirare una ra-
pida boccata, come hanno fatto loro. Il Soldato Ombra indic con un cen-
no i corpi gonfi dei suicidi che galleggiavano sull'acqua salmastra. Una
volta credevi che essere il boss di Casa Terra significava avere toccato il
fondo. Ma no,  questo, il fondo, Jimmy. Proprio qui. Non vali una merda
e hai perso il coraggio.
No, non l'ho perso! disse Macklin. Non... l'ho perso!
La mano indic il Grande Lago Salato. Dimostralo!
Roland percep una presenza all'esterno della tenda. Si alz a sedere, tol-
se la sicura all'automatica. A volte gli uomini ronzavano l attorno, la not-
te, a causa di Sheila, e bisognava spaventarli.
Un raggio di luce lo centr in viso e Roland punt la pistola alla sagoma
che reggeva la torcia.
Calma disse l'uomo. Non voglio guai.
Sheila mand un grido e si rizz a sedere, con occhi sbarrati. Si ritrasse
lontano dall'uomo con la torcia. Aveva avuto di nuovo l'incubo: Rudy s'in-
filava nella tenda, il viso esangue, la gola squarciata come un'orrida bocca;
dalle labbra livide emetteva un gracidio che diceva: Hai ucciso qualche
bimbo ultimamente, Sheila cara?
Li avrai, se non te ne torni via. Dietro gli occhialoni, gli occhi di Ro-
land avevano uno sguardo feroce. La pistola era ferma, il dito sfiorava il
grilletto.
Sono io, Judd Lawry. L'uomo s'illumin il viso. Vedi?
Cosa vuoi?
Lawry punt la torcia sul sacco a pelo di Macklin, vuoto. Dov' andato,
il colonnello?
Fuori. Cosa vuoi?
Il signor Kempka vuole parlarti.
Di cosa? Ho consegnato la razione, ieri notte.
Vuole discutere disse Lawry. Dice che ha un affare da proporti.
Un affare? Che genere d'affare?
Un'operazione commerciale. Non conosco i particolari. Devi parlarne
con lui.
Io non devo fare un bel niente replic Roland. Di qualsiasi cosa si
tratti, pu aspettare che sia giorno.
Il signor Kempka disse Lawry, in tono fermo vuole farlo ora! Non
importa che ci sia Macklin. Il signor Kempka vuole trattare con te. Pensa
che tu abbia una buona testa sulle spalle. Allora, vieni o no?
No.
Lawry si strinse nelle spalle. D'accordo. Allora gli dico che non sei in-
teressato. Inizi ad arretrare, si ferm. Oh, a proposito: m'ha detto di
darti questo. Lasci cadere a terra, davanti a Roland, una scatola piena di
tavolette di cioccolato Hershey. Nella roulotte ha un mucchio di roba co-
me questa.
Ges! La mano di Sheila saett verso la scatola e arraff alcune ta-
volette.  un mucchio di tempo che non ne mangio!
Gli riferir le tue parole disse Lawry a Roland. Riprese a strisciare
fuori della tenda.
Aspetta un momento lo ferm Roland, brusco. Di che genere d'affare
vuol parlare?
Come t'ho detto, dovrai parlare con lui, per scoprirlo.
Roland esit, ma si disse che, qualsiasi cosa fosse, non poteva essere pe-
ricolosa. Non vado da nessuna parte senza la pistola dichiar.
Certo, non ha importanza.
Roland usc dal sacco a pelo e si alz. Sheila, che aveva quasi terminato
una tavoletta di cioccolato, disse: Ehi, un momento! E io?
Il signor Kempka vuole solo il ragazzo.
Vaffanculo! Qui da sola non ci resto!
Lawry si tolse di spalla il fucile e glielo porse. Tieni. E stai attenta a
non farti saltare le cervella per sbaglio.
Sheila prese il fucile da caccia, rendendosi conto troppo tardi che era lo
stesso da lui usato per uccidere il bambino. Tuttavia non osava restare l da
sola senza un'arma. Rivolse l'attenzione al cioccolato, mentre Roland se-
guiva Judd Lawry alla roulotte, dove la luce gialla filtrava dalle assicelle
delle veneziane abbassate.
In riva al lago, Macklin si tolse il cappotto nero e la sudicia T-shirt mac-
chiata di sangue. Poi cominci a disfare la fasciatura del moncherino, men-
tre il Soldato Ombra guardava in silenzio. Una volta terminato, lasci ca-
dere le bende. La ferita non era uno spettacolo piacevole; il Soldato Om-
bra, nel vederla, emise un fischio.
Disciplina e autocontrollo, soldato disse il Soldato Ombra.  questo
che ti rende uomo.
Erano le parole esatte del padre di Macklin. Fin da piccolo gli erano sta-
te martellate nella testa. Il colonnello, crescendo, ne aveva fatto il motto di
vita. Ora, per, per entrare nell'acqua salata e a fare il necessario, era co-
stretto a raccogliere fino all'ultimo grammo di disciplina e di autocontrollo
che possedeva.
Con voce cantilenante il Soldato Ombra disse: Uno, due! Uno, due! In
azione, soldato!
Oh, Ges, ansim Macklin. Rimase fermo, con gli occhi serrati, per
qualche istante. Tremava in tutto il corpo, per il vento gelido e per la pau-
ra. Poi tolse dalla cintola il coltello e scese verso l'acqua gorgogliante.
Siedi, Roland disse il Grassone, quando Lawry introdusse Roland nel-
la roulotte. Una sedia era pronta davanti al tavolo a cui Kempka sedeva. E
tu chiudi la porta.
Mentre Lawry ubbidiva, Roland si accomod. Tenne la mano sulla pi-
stola, e la pistola in grembo.
Kempka pieg la faccia in un sorriso. Gradisci da bere? Pepsi? Coca-
Cola? Seven-Up? Qualcosa di pi forte? Rise, con quella voce stridula e
acuta; i numerosi menti tremolarono. Hai l'et legale, vero?
Prendo una Pepsi.
Ah. Bene. Judd, ci porti due Pepsi?
Lawry si alz e and in un altro locale; Roland pens che fosse il cu-
cinino.
Perch voleva vedermi? domand.
Un affare commerciale. Una proposta. Kempka si appoggi alla spal-
liera; la sedia scricchiol e scoppiett come una castagnola esaurita. Il
Grassone indossava una camicia sportiva con il colletto aperto che mostra-
va gli ispidi peli scuri sul torace carnoso; il ventre traboccava dai calzoni
di poliestere verde tiglio. Kempka si era pettinato e impomatato i capelli
da poco; l'interno della roulotte odorava di colonia dolciastra e scadente.
Ho avuto l'impressione, Roland, che tu sia un ragazzo molto intelligente.
Un giovanotto, dovrei dire. Sogghign. Ho capito subito che hai cervel-
lo. E fuoco, anche. Oh, s! Mi piacciono i giovanotti tutto fuoco. Lanci
un'occhiata alla pistola che Roland teneva in mano. Puoi metterla via, sai.
Voglio essere tuo amico.
Fa piacere. Roland tenne la pistola puntata nella direzione di Freddie
Kempka. Sulla parete alle spalle del Grassone, i fucili e le pistole riflette-
vano la malefica luce giallastra.
Be' disse Kempka con una scrollata di spalle possiamo discutere u-
gualmente. Parlami di te. Di dove sei? Cos' accaduto ai tuoi genitori?
I miei genitori, pens Roland. Che fine hanno fatto? Ricordava che era-
no andati a Casa Terra tutti insieme, ricordava il terremoto nella cafeteria,
ma il resto era confuso e slegato. Non rammentava esattamente neppure
che faccia avevano sua madre e suo padre. Erano morti nella cafeteria,
pens. S. Tutt'e due erano rimasti sepolti sotto le rocce. Lui adesso era un
Cavaliere del Re, non c'era modo di tornare indietro. La cosa non ha im-
portanza si decise a dire.  di questo che voleva parlarmi?
No. Volevo... ah, ecco i rinfreschi!
Entr Lawry, portando le Pepsi in due bicchieri di plastica; ne pos uno
davanti a Kempka e porse l'altro a Roland. Fece per mettersi alle spalle del
ragazzo, ma Roland disse bruscamente: Resta davanti a me, finch sto qui
dentro e Lawry si blocc. Sorrise, alz le mani in gesto di pace e and a
sedersi sopra una pila di scatole contro la parete.
Come ho detto, mi piacciono i giovanotti tutto fuoco riprese Kempka,
sorseggiando la bibita. Era da parecchio tempo che Roland non assaggiava
una Pepsi: ne trangugi d'un fiato quasi mezzo bicchiere. La Pepsi si era
svaporata parecchio, ma era pur sempre la cosa pi buona che avesse as-
saggiato.
Di che si tratta, allora? domand Roland. Delle droghe?
No, le droghe non c'entrano. Sorrise di nuovo, un sorriso che dur un
istante. Voglio parlare del colonnello Macklin. Si sporse sul tavolo e la
sedia protest. Il Grassone appoggi le braccia sul piano, intrecci le dita.
Voglio sapere... cosa ti offre Macklin che non possa darti io.
Eh?
Guardati intorno. Guarda cosa ho qui: cibo, bevande, dolciumi, armi da
fuoco, munizioni... e potere, Roland! Macklin cos'ha? Un rottame di tenda.
E sai una cosa? Non avr mai altro. Io mando avanti questa comunit, Ro-
land. Oserei dire che sono la legge, il sindaco, il giudice e la giuria tutt'in-
sieme! Giusto? Scocc una rapida occhiata a Lawry, e l'altro disse: Giu-
sto, con la convinzione del pupazzo di un ventriloquo.
Allora, Roland. Cosa fa per te, Macklin? Kempka inarc le so-
pracciglia. O dovrei domandare cosa fai tu per lui?
Roland quasi disse al Grassone che Macklin era il Re... privo di corona e
di regno, al momento, ma destinato a riprendersi il potere, un giorno... e
che lui si era impegnato a essere Cavaliere del Re; ma pensava che Kem-
pka fosse intelligente quanto uno scarafaggio e che non avrebbe capito lo
scopo grandioso del gioco. Per cui disse: Facciamo la stessa strada.
E dove vai? Nello stesso deposito d'immondizia a cui  diretto Mac-
klin? No, credo che tu sia troppo intelligente per accontentarti di questo.
Cosa vuol dire?
Voglio dire... ho un'ampia e comoda roulotte, Roland. Ho un vero let-
to! Con un cenno indic una porta chiusa. Proprio di l. Ti piacerebbe
vederlo?
All'improvviso Roland cap a che cosa mirava Freddie Kempka. No
disse, sentendo una stretta alle viscere. Non voglio.
Il tuo amico non pu offrirti quel che ti offro io, Roland prosegu
Kempka, con voce insinuante. Lui non ha potere. Io ho tutto. Credi che vi
abbia fatti entrare qui solo per le droghe? No. Io voglio te, Roland. Ti vo-
glio qui, con me.
Roland scosse la testa. Pagliuzze scure sembrarono vorticargli davanti
agli occhi; si sent la testa pesante, come se non riuscisse pi a tenerla in
equilibrio sul collo.
Scoprirai che il potere governa il mondo. A Roland la voce di Kem-
pka pareva un disco suonato a velocit superiore a quella di registrazione.
 l'unica cosa che ancora conti. Non la bellezza, non l'amore... solo il po-
tere. E chi lo ha, pu prendersi quel che vuole.
Me, no disse Roland. Le parole gli parvero palline che rotolassero sul-
la lingua. Si sent sul punto di vomitare, aveva il formicolio alle gambe. La
luce artificiale gli feriva gli occhi; quando batt le palpebre, fu costretto a
compiere uno sforzo per non tenerle abbassate. Guard nel bicchiere di
plastica che ancora reggeva in mano e vide dei granelli muoversi sul fon-
do. Tent di alzarsi, ma le gambe gli cedettero e cadde sulle ginocchia.
Qualcuno si chinava su di lui; si sent togliere dalle dita inerti la pistola.
Troppo tardi cerc di riafferrarla: Lawry sogghignava e si ritirava fuori
portata.
Le tue droghe mi sono state utili. Ora la voce di Kempka era lenta e
confusa, un borbottio sott'acqua. Ho schiacciato un po' di quelle pillole e
ho preparato una piccola, graziosa mistura. Mi auguro che il viaggio ti
piaccia. E il Grassone cominci ad alzarsi pesantemente dalla sedia e a
dirigersi a passo deciso verso Roland Croninger, mentre Lawry usciva a
fumarsi una sigaretta.
Roland rabbrivid, anche se il sudore gli bagnava la faccia; cerc di
sfuggire al Grassone, muovendosi a quattro zampe. Il cervello gli vibrava,
tutto si muoveva a velocit pazzesca, accelerava e rallentava. La roulotte
trem, mentre Kempka andava alla porta a tirare i catenacci. Roland si ran-
nicchi in un angolo, come animale in trappola; quando tent di gridare
per chiamare in aiuto il Re, la voce quasi gli fece scoppiare i timpani.
Ora disse Kempka ci conosceremo meglio, vero?
Macklin era fermo nell'acqua alta fino alle cosce, sotto la sferza del ven-
to che gemeva al di l del campo. Sentiva un formicolio allo scroto e strin-
geva il coltello, con tanta forza che le nocche erano sbiancate come ossa.
Guard la ferita infetta e il rigonfiamento scuro che avrebbe dovuto sonda-
re con la punta luccicante del coltello. Oh, Dio, pens; Dio mio, aiutami...
Disciplina e autocontrollo. Il Soldato Ombra era dietro di lui.  que-
sto che ti rende uomo, Jimmy!
La voce di mio padre, pens Macklin. Dio benedica il caro vecchio pap
e speriamo che i vermi gli abbiano ripulito le ossa.
Avanti! ordin il Soldato Ombra.
Macklin alz il coltello, prese la mira, inspir a fondo l'aria gelida e con-
ficc la lama dentro, dentro, dentro il gonfiore infetto.
Il dolore fu cos intenso, cos incandescente, cos struggente, da ra-
sentare il piacere.
Macklin gett indietro la testa e url. E mentre gridava, conficc pi
profondamente la lama nella carne infetta, sempre pi a fondo; mentre le
lacrime gli colavano sulle guance, ardeva di sofferenza e di godimento.
Sent il braccio alleggerirsi, l'infezione sgorgare fuori. E mentre il suo gri-
do si alzava nella notte dove altre grida l'avevano preceduto, Macklin si
gett nell'acqua salata e v'immerse la ferita.
Ah! Il Grassone si ferm a qualche passo da Roland e pieg la testa in
direzione della porta. Aveva il viso arrossato, gli occhi scintillanti. L'urlo
moriva in lontananza. Ascolta bene questa musica disse Kempka.  il
vagito di chi rinasce. Cominci a slacciarsi la cintura, sfilandola dai nu-
merosi passanti che gli circondavano la vita enorme.
Le immagini che scorrevano nel cervello di Roland erano un miscuglio
di parco dei divertimenti e di galleria degli orrori. Nella mente, mozzava il
polso destro del Re e mentre la lama tranciava la mano, dalla ferita sgor-
gava uno schizzo di fiori rosso sangue; una fila di cadaveri straziati in
bombetta e smoking s'apriva la via fra le macerie del corridoio di Casa
Terra; lui e il Re camminavano lungo una superstrada, sotto un tetro cielo
scarlatto, fra alberi fatti d'ossa e laghi di sangue fumante; resti imputriditi
d'esseri umani passavano velocemente in automobili ammaccate e camion
a rimorchio; lui era in cima a una montagna intorno alla quale ribollivano
nubi grigie. In basso, eserciti combattevano con coltelli, sassi, bottiglie rot-
te. Una mano fredda gli tocc la spalla e una voce mormor: Pu essere
tutto tuo, ser Roland.
Roland aveva paura di girare la testa e di guardare la creatura che gli
stava alle spalle, ma sapeva di doverlo fare. La forza delle orribili al-
lucinazioni lo costrinse a girare la testa: fiss un paio d'occhi protetti da
occhialoni militari. La carne di quel viso era chiazzata di escrescenze scu-
re, squamose; le labbra quasi completamente rosicchiate rivelavano denti
deformi appuntiti come zanne. Il naso era piatto; le narici, larghe e deva-
state. La faccia era la sua, ma distorta, imbruttita, trasudante malignit e
sete di sangue. E da quella faccia la sua stessa voce mormor: Pu essere
tutto tuo, ser Roland... e anche mio.
Torreggiando sopra il ragazzo, Freddie Kempka gett per terra la cinghia
e cominci a togliersi i calzoni di poliestere. Il suo respiro risuon come il
brontolio di una fornace.
Roland batt le palpebre, guard a occhi socchiusi il Grassone. Le allu-
cinazioni rotolavano via follemente, ma udiva ancora il sussurro di quella
creatura. Tremava, non riusciva a fermarsi. Un'altra visione turbin alla
superficie; si ritrov steso a terra, tremante; Mike Armbruster incombeva
su di lui, pronto a picchiarlo a sangue, mentre gli altri ragazzi della scuola
e i giocatori di football gridavano e lo schernivano. Vide il ghigno distorto
di Mike Armbruster e prov un'ondata di odio maniacale pi potente di
qualsiasi altra sensazione mai avuta. Mike Armbruster l'aveva gi picchia-
to una volta, l'aveva preso a calci, gli aveva sputato addosso, mentre lui
piangeva nella polvere... e ora voleva ripetersi.
Ma Roland sapeva di essere diverso - molto pi forte, molto pi scaltro
- dal piccolo buono a nulla che si era lasciato picchiare fino a pisciarsi
addosso. Adesso era un Cavaliere del Re, aveva visto il ventre dell'inferno.
Avrebbe mostrato a Mike Armbruster come un Cavaliere del Re rende la
pariglia.
Kempka aveva una gamba fuori dei calzoni. Portava slip di seta rossa. Il
ragazzo seduto lo guardava dal basso, con gli occhi socchiusi dietro quei
maledetti occhialoni, e ora cominci a emettere un profondo verso di gola,
animalesco, un incrocio fra un ringhio e un lugubre gemito.
Smettila gli disse Kempka. Quel suono gli faceva venire la pelle d'o-
ca. Il ragazzo non smise, il suono divenne pi forte. Smettila, piccolo ba-
stardo! Il viso del ragazzo cambi, s'irrigid in una maschera d'odio bruta-
le e assoluto; e quella vista atterr Freddie Kempka. Il Grassone cap che le
droghe avevano alterato la mente di Roland Croninger in un modo non
previsto. Smettila! grid e alz la mano per mollargli un ceffone.
Roland balz avanti; come un ariete, sbatt la testa contro lo stomaco
sporgente di Kempka. Il Grassone mand un grido e cadde all'indietro,
mulinando le braccia. La roulotte trem. Prima che Kempka si riprendesse,
Roland lo colp di nuovo con una forza tale da mandarlo a sbattere per ter-
ra. E poi gli si gett addosso, lo prese a pugni, a calci, a morsi. Kempka
grid: Lawry, aiuto!, ma nello stesso istante ricord che aveva chiuso la
porta con entrambi i catenacci per impedire al ragazzo di scappare. Due di-
ta gli si conficcarono nell'occhio sinistro e quasi glielo strapparono dall'or-
bita; un pugno gli fracass il naso; la testa di Roland venne avanti in un
colpo maligno che colse Kempka in piena bocca, gli spacc le labbra e gli
cacci in gola due incisivi. Aiuto! strill il Grassone, con la bocca piena
di sangue. Agitando le braccia, colp Roland; ricadde sullo stomaco, stri-
sci verso la porta chiusa. Aiuto, Lawry! grid dalle labbra spaccate.
Qualcosa pass intorno alla gola di Kempka e si strinse, fermandogli il
sangue nella testa e facendolo diventare rosso come un pomodoro troppo
maturo. In preda al panico, cap che il ragazzo impazzito cercava di stran-
golarlo con la sua stessa cinghia.
Roland si aggrapp alla schiena di Kempka come Ahab alla balena bian-
ca. Il Grassone soffoc, lott per liberarsi della cinghia. Il sangue gli pul-
sava nella testa con una forza che minacciava di fargli schizzare gli occhi
dalle orbite. Pugni contro la porta, la voce di Lawry: Signor Kempka, che
succede?
Il Grassone s'impenn, contorse il corpo tremante, sbatt Roland contro
la parete, ma il ragazzo non moll la presa. I polmoni di Kempka cercaro-
no di inspirare aria, e lui di nuovo si butt di lato. Stavolta ud il ragazzo
gridare di dolore. La cinghia si allent. Kempka strill come un maiale
sgozzato, cercando selvaggiamente di rimettersi in piedi. Allung la mano
a togliere un catenaccio... e una sedia lo colp alla schiena, fracassandosi.
Un'ondata di dolore gli percorse la spina dorsale. Poi il ragazzo prese a
picchiarlo con una gamba della sedia, lo colp alla testa e al viso. E Kem-
pka url:  impazzito!  impazzito!
Lawry prese a pugni la porta. Mi faccia entrare!
Kempka fu stordito da un colpo alla fronte, sent il sangue colargli sul
viso, men pugni alla cieca contro Roland. Con un sinistro centr il bersa-
glio e ud il ragazzo ansimare senza fiato. Roland croll sulle ginocchia.
Kempka si pul il sangue dagli occhi, allung la mano, cerc di togliere
il primo paletto. Le dita scivolose di sangue non riuscivano ad avere una
buona presa. Lawry picchiava contro la porta, cercava di abbatterla. 
pazzo! gemette Kempka. Cerca di uccidermi!
Ehi, stupido bastardo! ringhi Roland, dietro di lui.
Kempka si gir e gemette di terrore.
Roland aveva preso una delle lampade a cherosene che illuminavano la
roulotte. Sogghignava come un pazzo, con gli occhialoni striati di sangue.
Questo  per te, Mike! url. E scagli la lampada.
La lampada si fracass sul cranio del Grassone, gli innaffi viso e petto
di cherosene che prese subito fuoco e lo appicc alla barba, ai capelli, alla
camicia sportiva. Mi d fuoco! Mi d fuoco! strill Kempka, rotolandosi
e agitando le braccia.
La porta vibr sotto i calci di Lawry... ma la gente dell'Airstream l'aveva
costruita perch resistesse.
Mentre Kempka si rotolava e Lawry scalciava la porta, Roland rivolse
l'attenzione alla rastrelliera di carabine e alle pistole appese ai ganci. Non
aveva ancora finito di mostrare a Mike Armbruster come un Cavaliere del
Re rende la pariglia. Oh, no... non ancora.
Gir intorno al tavolo, scelse una magnifica .38 Special con il calcio di
madreperla. Apr il cilindro e vide che c'erano tre proiettili. Sorrise.
Sul pavimento, il Grassone era riuscito a soffocare le fiamme. Il suo viso
era una massa di carne bruciacchiata, di capelli bruciati, di vesciche; gli
occhi erano tanto gonfi da renderlo quasi cieco. Ma lui riusciva a vedere il
ragazzo quanto bastava: Roland gli veniva vicino, impugnava la rivoltella.
Sorrideva. Kempka spalanc la bocca per gridare, ma emise solo un graci-
dio.
Roland s'inginocchi di fronte a lui. Aveva il viso lustro di sudore, un
pulsare sordo alle tempie. Alz il cane della .38 e tenne la canna a dieci
centimetri dal cranio di Kempka.
Per favore supplic il Grassone. Per favore... Roland... non...
Il sorriso di Roland era fisso, gli occhi erano enormi, dietro gli oc-
chialoni. Disse: Ser Roland. E non dimenticarlo.
Lawry ud uno sparo. Poi, dieci secondi dopo, un altro. Strinse in pugno
l'automatica del ragazzo e prese a spallate la porta, che resistette ancora.
Riprov con i calci, ma la maledetta porta era testarda. Stava per sparare
attraverso il pannello, quando ud tirare i paletti.
La porta si apr.
Il ragazzo era fermo sulla soglia, con la .38 penzolante in mano, sangue
sul viso e nei capelli. Sogghignava. E con voce rapida e drogata disse: 
finita l'ho fatto l'ho fatto gli ho mostrato come un Cavaliere del Re rende la
pariglia l'ho fatto!
Lawry sollev l'automatica per far fuori il ragazzo.
Ma le canne gemelle di un fucile da caccia gli solleticarono la nuca.
Ah-ha disse Sheila Fontana. Aveva udito il trambusto ed era venuta a
vedere che cosa succedeva; altra gente emergeva dal buio a curiosare, por-
tava lanterne e torce elettriche. Butta gi, o ti butto gi io.
L'automatica cadde a terra.
Non uccidermi piagnucol Lawry. Lavoravo per il signor Kempka.
Tutto qui. Eseguivo solo i suoi ordini.
L'ammazzo? chiese Sheila a Roland. Il ragazzo si limit a fissarla e a
sogghignare.  tutto partito, pens Sheila. O  sbronzo, o  "fatto".
Senti, me ne frego di Kempka e del ragazzo. La voce di Lawry trem.
Kempka non era niente, per me. Gli facevo da autista. Eseguivo i suoi or-
dini. Senti, posso fare lo stesso per te, se ti va. Per te, il ragazzo e il colon-
nello Macklin. Dare un'occhiata in giro, mantenere tutti in riga. Far tutto
quel che vuoi. Se mi dici di saltare, ti chiedo solo a che altezza.
Gli ho fatto vedere eccome strepito Roland, vacillando. Gli ho fatto
vedere!
Ascolta, tu e il ragazzo e il colonnello Macklin siete i boss, qui, a quan-
to vedo disse Lawry a Sheila. Cio... se Kempka  morto.
Allora andiamo a dare un'occhiata. Con il fucile Sheila gli tocc la
nuca; Lawry pass davanti a Roland ed entr nella roulotte.
Il Grassone era un mucchio sanguinolento rannicchiato contro la parete.
Nell'aria c'era il lezzo di carne bruciata. Kempka era stato colpito alla testa
e al cuore, da distanza ravvicinata.
Le armi, il cibo...  tutto vostro, ora disse Lawry. Io faccio solo quel
che mi dicono. Dimmi cosa devo fare, e io lo faccio. Lo giuro su Dio.
Allora trascina fuori della roulotte quella carcassa.
Sorpresa, Sheila guard la porta.
Macklin, fermo sulla soglia, appoggiato allo stipite, era a dorso nudo e
gocciolava acqua. Teneva sulle spalle il cappotto nero, con il moncherino
nascosto fra le pieghe. Era pallido in viso, aveva gli occhi cerchiati di nero.
Roland, accanto a lui, non si reggeva in piedi, oscillava sul punto di crolla-
re. Non so... che diavolo  successo, qui disse Macklin, parlando a fati-
ca. Ma se ora tutto appartiene a noi... ci trasferiamo nella roulotte. Porta
quella roba fuori di qui.
Lawry parve colpito. Da solo? Voglio dire... sar maledettamente pe-
sante!
O lo trascini fuori, o fai la sua fine.
Lawry si mise all'opera.
E metti tutto in ordine, quando hai finito. Macklin si accost alla ra-
strelliera di carabine e di pistole. Dio, che arsenale! Non aveva la minima
idea di che cosa fosse accaduto l dentro; ma Kempka era morto, e in qual-
che modo il comando era passato a loro. Possedevano la roulotte, il cibo,
l'acqua, l'arsenale, l'intero campo! Si sentiva stordito, ancora esausto per il
dolore sopportato, ma in un certo senso pi forte, anche, pi... pi pulito.
Di nuovo uomo, anzich un cane atterrito e guaiolante. Il colonnello James
B. Macklin era rinato.
Lawry era quasi riuscito a trasportare il cadavere fino alla porta. Non ce
la faccio! protest, riprendendo fiato. Pesa troppo!
Macklin si gir di scatto e avanz verso Lawry, fermandosi solo quando
fu quasi faccia a faccia con lui. Gli occhi iniettati di sangue trapassarono
quelli dell'altro. Stammi a sentire, melma umana disse, minaccioso.
Lawry stette a sentire. Ora qui il capo sono io. Io. Quel che dico, va fatto,
senza domande. T'insegner disciplina e autocontrollo, soldato. Insegner
a tutti disciplina e autocontrollo. Non ci saranno domande, n incertezze,
quando dar un ordine, altrimenti ci saranno... esecuzioni. Esecuzioni pub-
bliche. Ti va d'essere il primo?
No rispose Lawry, sottovoce, spaventato.
No... cosa?
Nossignore.
Bene. Fai girare la voce, Lawry. Organizzer questa gente, gli far
muovere il culo. Chi non accetta il mio modo di fare, pu andarsene.
E perch vuole organizzarli?
Pensi che non verr il momento in cui dovremo combattere per mante-
nere ci che abbiamo? Amico, ci saranno un mucchio d'occasioni in cui
dovremo combattere... se non per mantenere ci che abbiamo, per prendere
ci che vogliamo.
Non siamo un merdoso esercito! disse Lawry.
Lo sarete promise Macklin. Indic l'arsenale. Imparerai a essere un
soldato, amico. E come te, tutti gli altri. Adesso butta fuori quel pezzo di
merda, caporale.
Eh?
Caporale Lawry. Il tuo nuovo grado. Starai nella tenda l fuori. La rou-
lotte  per i membri dello stato maggiore.
Oh, Cristo, pens Lawry; questo qui  svitato! Ma l'idea d'essere ca-
porale lo solleticava. Lo faceva sentire importante. Gir le spalle al co-
lonnello e riprese a trascinare il cadavere di Kempka. Fu colpito da un
pensiero buffo e quasi si mise a ridere, ma si trattenne. Il re  morto, pen-
s, viva il re! Trasport il corpo gi dai gradini. La porta della roulotte si
chiuse. Alcuni uomini si erano radunati nei pressi, attirati dal frastuono.
Lawry cominci a latrare ordini: prendere il cadavere di Freddie Kempka,
portarlo al limitare della terra delle larve. Gli ubbidirono come automi.
Judd Lawry si disse che forse avrebbe finito per prenderci gusto, a giocare
ai soldati.

SETTE:
penso a domani

Cadranno le teste / Il gioco della camicia di forza / Missione suicida / Il
mio popolo / Un vecchio vetro color fumo / Un cristiano in Cadillac /
Schiuma verde
41
Mi chiamo Alvin Mangrim. Ora sono Dio Alvin. Benvenuti nel mio re-
gno. Il giovane pazzo biondo, seduto sulla toilette trono, mosse in un am-
pio gesto la mano snella. Vi piace?
Josh aveva la nausea per l'odore di morte e di decomposizione. Era sedu-
to per terra, con Swan e Leona, nel reparto animali domestici, sul retro del
K-Mart. Nelle piccole gabbie contro le pareti c'erano decine di canarini e
di cocorite, tutti morti; pesci rossi imputridivano nelle varie vasche. Nel
reparto a vetri, gattini e cuccioli attiravano le mosche.
Josh avrebbe voluto pestare a sangue quel viso dalla barba bionda, ma
aveva polsi e caviglie legati con catene chiuse da lucchetti. Swan e Leona
erano legate con funi. L accanto c'erano il Neanderthal calvo, Occhi di Pe-
sce e altri sei o sette. Il colosso barbuto e il nano grinzoso si aggiravano
nei pressi; il nano stringeva fra le dita tozze la bacchetta da rabdomante di
Swan.
Ho aggiustato l'impianto elettrico spieg Dio Alvin, reclinato sul tro-
no, mangiando uva. Ecco perch le luci sono accese. I suoi occhi verde
scuro si spostarono su Swan, tornarono su Josh. Leona sanguinava ancora
dal taglio alla fronte e batteva rapidamente le palpebre cercando di reagire
allo choc. Ho collegato all'impianto un paio di generatori portatili. Sono
sempre stato in gamba, con l'elettricit. E sono anche un bravo falegname.
Ges era falegname, sapete. Sput dei semi. Tu credi in Ges?
S riusc a borbottare Josh.
Anch'io. Avevo un cane chiamato Ges, una volta. L'ho crocifisso, ma
non  tornato alla vita. Prima di morire, mi ha detto cosa fare alla gente
nella casa di mattoni. Via la testa.
Josh, immobile, fiss quegli occhi verdi, insondabili.
Dio Alvin sorrise e per un momento sembr un corista, vestito di viola e
pronto a cantare. Ho aggiustato le luci per attirare tanta carne fresca...
come voi tre. Tanti giocattoli. Capisci, al Pathway tutti ci hanno abbando-
nati. Le luci si sono spente, i medici sono andati a casa. Ma alcuni di loro
li abbiamo trovati, come il dottor Baylor. E allora ho battezzato i miei di-
scepoli nel sangue del dottor Baylor e li ho mandati nel mondo; noi siamo
rimasti qui. Pieg di lato la testa, il sorriso svan.  buio, fuori disse.
 sempre buio, anche di giorno. Come ti chiami, amico?
Josh glielo disse. L'odore della sua stessa paura superava il puzzo degli
animali morti.
Josh ripet Dio Alvin. Mangi un chicco d'uva. Il possente Giosu.
Hai abbattuto con un soffio le vecchie mura di Gerico, no? Sorrise di
nuovo e rivolse un gesto a un giovanotto con i capelli neri impomatati e
cerchi di vernice rossa intorno agli occhi e alla bocca. Il giovane venne a-
vanti, reggendo un barattolo.
Swan ud alcuni uomini ridacchiare eccitati. Il cuore le batteva ancora,
ma le lacrime erano sparite e pure la melassa che le aveva inceppato le ro-
telline del cervello. Quei pazzi erano scappati dal Pathway, la morte era l
davanti a lei, seduta su una toilette. Chiss che fine aveva fatto Mulo; an-
che il terrier non aveva pi dato segno di vita, da quando lei era andata a
sbattere nei manichini. Si affrett a scacciare quel ricordo.
Il giovane con il viso dipinto s'inginocchi di fronte a Josh e svit il co-
perchio del barattolo pieno di cerone bianco. Ne prese una ditata e allung
la mano verso il viso di Josh, che scost di scatto la testa; ma Neanderthal
lo afferr e lo tenne fermo, mentre l'altro applicava il cerone.
Avrai un aspetto grazioso, Josh disse Dio Alvin. Ti piacer.
Fra le ondate di dolore alle gambe e il gelido stordimento dello choc,
Leona guard applicare il cerone. Il giovane dipingeva il viso di Josh in
modo da farlo sembrare un teschio.
Conosco un gioco disse Dio Alvin. Un gioco chiamato Camicia di
forza. L'ho inventato io. Sai perch? Il dottor Baylor diceva: "Su, Alvin!
Vieni a prendere la pillola, da bravo bambino"; e io dovevo percorrere quel
corridoio lungo e puzzolente, ogni giorno. Alz due dita. Due volte al
giorno. Sono un bravo falegname, per. Batt lentamente le palpebre co-
me se cercasse di mettere a fuoco i pensieri. Costruivo cucce per cani.
Non le solite cucce. Costruivo ville e castelli per cani. Per Ges costruii
una copia della Torre di Londra. Il posto dove mozzavano la testa alle
streghe. Aveva un tic all'angolo dell'occhio sinistro. Rimase in silenzio a
fissare il vuoto, mentre il giovane dava gli ultimi tocchi al disegno del te-
schio sul viso di Josh.
A lavoro ultimato, Neanderthal lasci la testa di Josh. Dio Alvin termin
l'uva e si lecc le dita. Nel gioco della camicia di forza disse tra una lec-
cata e l'altra ti portano sul davanti del negozio. La signora e la bambina
restano qui. Ora, hai una scelta: cosa vuoi che ti sleghiamo, le braccia o le
gambe?
Che senso hanno queste stronzate?
Dio Alvin agit il dito ad ammonirlo. Braccia o gambe, Josh?
Mi servono le gambe libere, ragion Josh. Poi: no, posso sempre sal-
tellare. Devo avere le braccia libere. No, le gambe! Impossibile decidere,
senza sapere che cosa sarebbe accaduto. Esit, sforzandosi di pensare con
chiarezza. Sent che Swan lo guardava; le lanci un'occhiata, ma la bambi-
na scosse la testa, non sapeva suggerirgli una risposta. Le gambe disse
Josh alla fine.
Bene. Non t'ha fatto male, vero? Di nuovo fra i presenti ci furono risa-
tine e mormoni d'eccitazione. Allora, ti portano sul davanti del negozio e
ti liberano le gambe. Poi hai cinque minuti per attraversare il negozio e
tornare qui. Scost la manica della veste viola. Al braccio aveva sei oro-
logi. Vedi, posso calcolare il tempo al secondo. Cinque minuti dal via... e
non un secondo di pi, Josh.
Josh mand un sospiro di sollievo. Grazie a Dio aveva scelto di farsi li-
berare le gambe! Si vedeva saltellare e strisciare per il K-Mart in quella ri-
dicola farsa!
Oh, s continu Dio Alvin. I miei sudditi faranno del loro meglio per
ammazzarti, lungo il percorso. Sorrise allegramente. Useranno coltelli,
martelli, accette... tutto, tranne le armi da fuoco. Vedi, con le armi da fuo-
co non sarebbe equo. Su, non preoccuparti: puoi usare le stesse cose, se le
trovi... e se riesci a metterci sopra le mani. Potrai usare qualsiasi cosa per
difenderti, ma non troverai armi da fuoco, neppure un fucile a piombini.
Non  un gioco divertente?
Josh aveva in bocca sapore di segatura. Aveva paura di chiederlo, ma
non poteva farne a meno. E se... se non torno... entro cinque minuti?
Il nano saltell su e gi nel carrello e punt contro di lui la bacchetta da
rabdomante, come lo scettro d'un giullare. Morte! Morte! Morte! grid.
Grazie, Folletto disse Dio Alvin. Josh, hai visto i miei manichini, ve-
ro? Non sono graziosi? Molto realistici, anche! Vuoi sapere come li ab-
biamo fatti? Lanci un'occhiata a qualcuno alle spalle di Josh e annu.
Subito ci fu un brontolio gutturale che sal fino a diventare un sibilo acu-
to. Josh sent odore di benzina. Sapeva gi che cos'era quel rumore e si
sent stringere le viscere. Si diede un'occhiata alle spalle: Neanderthal, in
piedi dietro di lui, reggeva una motosega ronzante, incrostata di sangue
coagulato.
Se non batti l'orologio, amico Josh disse Dio Alvin, sporgendosi la
signora e la bambina andranno a fare parte della mia collezione di mani-
chini. Cio, la loro testa. Alz il dito e la motosega sferragli, fermando-
si.
Cadranno le teste! Folletto saltell e sogghign. Cadranno le teste!
Naturalmente aggiunse il pazzo in veste viola se ti uccidono lungo il
percorso, non avr molta importanza, vero? Troveremo un corpo robusto
che si adatti alla tua testa. Allora? Siamo pronti?
Pronti! grid Folletto.
Pronti! disse il colosso barbuto.
Pronti! urlarono gli altri, saltando e ballando. Pronnnnti!
Dio Alvin allung la mano e tolse a Folletto la bacchetta da rabdomante.
La butt per terra, a circa un metro. Oltrepassa questa linea, amico Josh, e
vedrai meraviglie.
Ci uccider comunque, si disse Josh. Ma non aveva scelta. Incroci lo
sguardo di Swan. La bambina, calma, risoluta, cerc di trasmettergli un
pensiero, "Ho fiducia in te". Josh digrign i denti. Proteggi la bambina.
Gi! Ho fatto proprio un buon lavoro!
Il colosso barbuto e un altro pazzo tirarono in piedi Josh.
Bastardi mormor Leona, quasi accecata dal dolore alla testa.
Josh fu in parte portato in parte trascinato fuori del reparto animali do-
mestici, fra i casalinghi, gli articoli sportivi, poi lungo il corridoio centrale,
fino alla fila dei registratori di cassa all'ingresso. Un terzo uomo era in at-
tesa, armato di doppietta; un anello di chiavi gli penzolava dalla cintura.
Josh fu buttato a terra, il fiato gli usc sibilando dai denti serrati. Gambe
disse il barbuto; il pazzo con le diavi si chin a far scattare il lucchetto.
Dall'esterno proveniva uno scroscio continuo: cadeva una pioggia tor-
renziale, che penetrava in parte dai vetri rotti. Non c'era segno del cavallo
e Josh si augur che trovasse un posto asciutto dove morire. Dio ci aiuti
tutti, pens. Non aveva visto nessuno degli altri pazzi, mentre i due lo por-
tavano l, ma sapeva che erano nel supermercato, nascosti, pronti, in attesa
che il gioco iniziasse.
Proteggi la bambina. La voce rauca di PawPaw era un ricordo recente.
Proteggi la bambina. Doveva oltrepassare quella linea, qualsiasi cosa gli
stronzi gli tirassero. Avrebbe usato tutte le finte da giocatore di football,
avrebbe fatto ringiovanire le ginocchia arrugginite. Oh, Signore, preg, se
mai hai sorriso a uno sciocco,  questo il momento di mostrare i tuoi denti
perlacei!
Il lucchetto scatt, le catene caddero dalle gambe di Josh. I due lo ti-
rarono in piedi, con i polsi ancora strettamente imprigionati e la catena ar-
rotolata anche intorno alle braccia e alle mani. Josh poteva aprire e chiude-
re la sinistra, ma non la destra, stretta a pugno. Guard il fondo del K-Mart
e gli manc il cuore. Il maledetto supermercato pareva pi lungo di dieci
campi da football.
Nel reparto animali domestici, Swan aveva posato la testa sulla spalla di
Leona. La donna aveva il respiro irregolare, lottava per tenere aperti gli
occhi. Josh avrebbe fatto tutto il possibile per raggiungerle, ma poteva an-
che non riuscirci. Dio Alvin le sorrideva con aria beata, come i santi dei
vetri istoriati. Guard la serie di orologi, punt il megafono elettrico in di-
rezione dell'ingresso e grid: Il gioco comincia... ora! Cinque minuti, a-
mico Josh!
Swan si ritrasse e attese gli eventi.
42
Al suono del megafono Josh sobbalz. Stava per fare il primo passo,
quando da dietro un braccio gli circond il collo e prese a stringere.  il
vecchio Barbagrigia, cap Josh; il bastardo cerca subito d inchiodarmi!
D'istinto, gett indietro la testa, nel colpo noto sui ring come "cornata di
rovescio"... ma stavolta non fren lo slancio. Urto con violenza la fronte di
Barbagrigia e subito la stretta si allent. Josh si giro di scatto. Barbagrigia
era caduto a sedere, con occhi vitrei e la fronte gi violacea. L'altro pazzo
sollev la doppietta. Vai disse; e sogghign, mostrando i denti gialli.
Josh non aveva tempo da perdere. Si mise a correre a tutta velocit nel
corridoio centrale.
Aveva fatto sei lunghi passi, quando una mazza da baseball vibrata a
qualche centimetro da terra lo colp alla caviglia destra. Josh cadde bocco-
ni e scivol per altri due metri sul linoleum. Subito si gir ad affrontare
l'assalitore nascosto dietro un banco di calze e biancheria. L'uomo, che
portava un casco rosso da football, si precipit contro di lui, agitando la
mazza, come in una corsa decisiva alla casa base.
Josh raccolse le gambe al petto, scalci dal basso in alto; a piedi uniti
colp allo stomaco il pazzo, sollevandolo di un metro. L'uomo ricadde sul
fondo della schiena. Josh si rialz e lo colp all'inguine, come se tentasse
una meta dalla linea dei cinquanta metri. Mentre l'uomo si contorceva,
rannicchiato su se stesso, Josh pass la sinistra sotto la mazza e la raccolse.
Riusc a stringere il manico e, per quanto non avesse vera e propria libert
di movimento, aveva pur sempre un'arma. Si gir per riprendere la corsa...
e si trov davanti un tipo magro armato d'ascia e un bastardo con il viso
dipinto di blu e un maglio in pugno.
Niente da fare!, pens Josh. Saett in un altro corridoio, con l'idea di ar-
rivare al reparto animali da una direzione diversa. Sfior un manichino
femminile, la cui testa castana rotol per terra.
Quattro minuti, amico Josh! annunci la voce di Dio Alvin.
Un uomo che brandiva un coltello da macellaio sbuc da una rastrelliera
di abiti davanti a Josh. Non ce la faccio a fermarmi, si disse Josh. Allora si
tuff in avanti, si alz a mezz'aria in una presa al corpo e mand l'avversa-
rio a sbattere contro la rastrelliera che croll intorno a loro. L'uomo vibr il
coltello, manc il colpo, prov ancora, impigli la lama nella stoffa. Josh
gli si mise a cavalcioni sul petto, gli cal sul cranio il manico della mazza,
una volta, due, tre. Il corpo dell'avversario trem come se l'avessereo col-
legato a una presa di corrente.
Josh sent un dolore acuto alla nuca. Si gir, vide un pazzo in tuta che
rideva malignamente e reggeva una canna da pesca. La lenza era tesa. Josh
cap di avere un amo conficcato nella carne. Il pescatore pazzo diede uno
strattone, come se tirasse a bordo un magnifico esemplare di pesce spada, e
l'amo si stacc. L'uomo lanci ancora la lenza, mirando alla faccia. Josh la
schiv, si liber del mucchio di vestiti, si rimise in piedi e riprese a corre-
re.
Restano tre minuti, amico Josh!
No! No! Il bastardo barava! Non poteva essere gi passato un altro mi-
nuto!
Josh pass davanti a un manichino elegantemente vestito, nel reparto
uomo... ma di colpo il manichino torn in vita, gli salt sulla schiena, cer-
c di cavargli gli occhi. Josh continu a correre, mentre l'uomo gli restava
avvinghiato e gli graffiava il viso; si trov davanti un nero snello, a torso
nudo, che impugnava un cacciavite e reggeva nell'altra mano il coperchio
di un bidone da spazzatura.
Josh continu a tutta velocit contro l'assassino in attesa, poi di colpo si
ferm, slittando sul pavimento. Ingobb le spalle e diede un colpo di schie-
na. L'uomo avvinghiato a lui perse la presa e vol in aria. Ma Josh sbagli
mira. Anzich andare a sbattere contro il nero, il pazzo dall'abito elegante
vol sopra un bancone di camicie estive e cadde a terra.
Il nero attacc con l'agilit di una pantera. Josh vibr un colpo di mazza,
ma il coperchio lo devi. Il cacciavite scatt verso lo stomaco. Josh si con-
torse e la punta gli graffi le costole. Lottarono a corpo a corpo: Josh cer-
cava disperatamente di evitare i colpi di cacciavite e vanamente di assesta-
re con la mazza un buon colpo. Mentre erano alle prese, Josh scorse mo-
vimento ai lati... altri venivano a partecipare all'uccisione. Era spacciato, se
non si liberava del nero, perch un uomo grande e grosso, armato di cesoie
da giardinaggio, gli era quasi addosso. Il nero cerc di addentargli la guan-
cia. Josh colse l'occasione: si lasci cadere sulle ginocchia e s'infil fre le
gambe dell'altro, come un siluro scivoloso. Quando il nero si rigir, si pre-
se un colpo che gli fracass il viso e gli fece volare i denti. Barcoll per
due passi e cadde come un albero abbattuto.
Josh continu a correre, respirando affannosamente.
Due minuti! grid Dio Alvin.
Pi presto! Pi presto, maledizione! Il reparto animali era ancora lonta-
nissimo e quel figlio di puttana accorciava il tempo. Proteggi la bambina.
Devi prote...
Un pazzo con la faccia incipriata emerse da dietro il bancone e cal sulla
spalla sinistra di Josh una leva per smontare le gomme. Con un grido di
dolore, Josh urt contro una pila di lattine d'olio Quaker State; la fitta gli
corse dalla spalla alla punta delle dita. La mazza da baseball rotol nel cor-
ridoio, fuori portata. Il pazzo incipriato lo assal, menando fendenti, mentre
Josh si dimenava freneticamente. La leva si abbatt a qualche millimetro
dalla testa di Josh, spacc una lattina. E ora lottavano come animali, ucci-
dere o essere ucciso.
Con il ginocchio Josh lo colp alle costole, respingendolo, ma l'altro sal-
t subito in piedi. Rotolarono per terra, bagnati di olio lubrificante; l'avver-
sario sgusciava come un'anguilla, poi si rimise in piedi e caric Josh, bran-
dendo la leva per un colpo alla testa.
Ma scivol in una chiazza d'olio e cadde di schiena. Subito Josh gli fu a
cavalcioni, con il ginocchio gli blocc il braccio armato e con l'altro gli
premette la gola. Sollev le mani, url di furia, cal il mucchio di catene e
intanto con tutta la sua forza premette la gola. Sent il ginocchio affondare
nel morbido, mentre la catena lasciava sul viso contorto un'impronta scar-
latta simile a un tatuaggio.
Senza fiato, Josh si rialz. Sentiva un dolore atroce alla spalla, ma non
poteva cedere alla sofferenza. Vai avanti!, si disse. Muoviti, idiota! Un
martello gli vol sopra la testa e and a sbattere contro una pila di copri-
mozzi. Josh scivol, cadde in ginocchio. Il sangue gli riempiva la bocca,
gli colava sul viso e i secondi passavano. Pens allo scarafaggio nel fieni-
le, la creatura sopravvissuta agli insetticidi, ai pestoni, a un olocausto nu-
cleare. Se quell'essere aveva tanta voglia di vivere, ebbene, lui ne aveva al-
trettanta.
Si alz. Corse nel corridoio, vide altri tre venire verso di lui; con un bal-
zo scavalc il bancone e percorse un altro corridoio. Una svolta a sinistra,
un altro corridoio libero, fiancheggiato di articoli casalinghi, pentole e pa-
delle.
E in fondo c'era Dio Alvin, seduto sul trono a guardare. Sulla parete alle
sue spalle c'era il cartello Animali domestici. Il nano saltava su e gi dentro
il carrello, il viso di Swan era girato dalla parte di Josh. Crybaby era vicina
eppure lontanissima!
Un minuto! annunci Dio Alvin.
Ce l'ho fatta!, cap Josh. Buon Dio, ci sono quasi! La bacchetta non pu
distare pi di dieci metri!
Si lanci.
Ma ud il sordo brontolio e il gemito sempre pi acuto. Nel corridoio, a
sbarrargli la strada, avanz Neanderthal, con la motosega.
Josh si blocc. Neanderthal, con il cranio pelato che brillava sotto le lu-
ci, accenn un sorriso e lo aspett. I denti della motosega erano un lampo
indistinto di metallo micidiale.
Josh cerc un'altra strada. Il corridoio dei casalinghi era una distesa inin-
terrotta di articoli da cucina, vetrerie e vasellame, ma un corridoio si apriva
sulla destra, a circa tre metri... sorvegliato da tre pazzi, armati di coltelli e
di utensili da giardinaggio. Josh si gir per tornare sui suoi passi: a un me-
tro e mezzo da lui c'erano il pazzo con la canna da pesca e quello dai denti
giallastri, che impugnava la doppietta. Altri ne giungevano, per assistere al
finale del gioco della camicia di forza.
Era fottuto, cap Josh. Ma non solo lui... Swan e Leona erano bell'e mor-
te, se non arrivava al traguardo. L'unica via passava da Neanderthal.
Quaranta secondi, amico Josh!
Con la motosega Neanderthal tranci l'aria, sfidando Josh a farsi avanti.
Josh era quasi esausto. Neanderthal manovrava la motosega come se non
pesasse niente. Possibile che avessero fatto tutta quella strada per morire in
un maledetto K-Mart pieno di pazzi in libert? Josh non sapeva se piangere
o ridere, cos disse solo: Merda! Se era proprio destino che morissero,
avrebbe fatto del suo meglio per portare Neanderthal con s. Si drizz
quant'era alto, gonfi il torace e mand una risata tonante.
Anche Neanderthal sogghign.
Trenta secondi disse Dio Alvin.
Josh gett indietro la testa; con tutto il fiato che aveva nei polmoni lan-
ci il grido di guerra e caric come un autotreno privo di controllo.
Neanderthal mantenne la posizione, piant saldamente le gambe e mosse
la motosega in un fendente.
Ma Josh all'improvviso scart all'indietro fuori portata. L'aria della mo-
tosega gli lamb il viso, mentre gli passava davanti. La cassa toracica del-
l'altro divenne un bersaglio aperto: prima che Neanderthal riportasse indie-
tro la motosega, Josh lo colp con un calcio alle costole, come se volesse
mandarlo nel mondo dei sogni.
Il viso dell'uomo si raggrinz di dolore. Neanderthal si pieg di una
spanna, ma non cadde. Riprese l'equilibrio e si precipit avanti: la mo-
tosega puntava alla testa di Josh.
Non c'era tempo di pensare, solo di agire. Josh sollev di scatto le mani
davanti al viso. I denti della motosega urtarono le catene, ne trassero scin-
tille. Le vibrazioni spinsero Josh e Neanderthal in direzioni opposte, ma
nessuno dei due cadde.
Venti secondi! url il megafono.
Josh era stranamente calmo. Si trattava di raggiungere il traguardo oppu-
re no, tutto qui. Si acquatt e avanz cautamente, con la speranza di trova-
re il modo di fargli lo sgambetto. E Neanderthal scatt, pi rapidamente di
quanto Josh si attendeva da uno cos grosso. La motosega si avvent di la-
to contro la testa Josh, che inizi un balzo all'indietro; ma il colpo era una
finta. Con lo stivale Neanderthal colp Josh allo stomaco, sbattendolo a ur-
tare contro il bancone di pentole, padelle e articoli da cucina, che gli sfer-
ragliarono intorno in una pioggia di metallo. Rotola!, url mentalmente; e
mentre lui rotolava di lato, Neanderthal cal la motosega nel punto dove si
trovava un attimo prima, provocando nel pavimento uno squarcio di trenta
centimetri.
Rapidamente Josh si rigir e men un calcio che centr l'avversario pro-
prio sotto la mascella. Neanderthal fu sollevato in aria, poi anche lui and
a sbattere contro l'esposizione di casalinghi... ma non moll la motosega e
inizi a rimettersi in piedi, perdendo sangue dagli angoli della bocca.
Il pubblic grid e applaud.
Dieci secondi!
Josh era gi sulle ginocchia, prima d'accorgersi di quel che era disse-
minato l intorno: non solo pentole e padelle, ma anche una serie di coltelli
da scalco. Un coltello con venti centimetri di lama era proprio davanti a
lui. Pos la sinistra sul manico e costrinse le dita a stringersi per pura forza
di volont.
Neanderthal, con occhi annebbiati di dolore, sput qualche dente e una
cosa che sembrava un pezzo di lingua.
Josh era in piedi. Fatti avanti! url, fintando con il coltello. Fatti a-
vanti, pazzo bastardo!
L'altro lo accontent; cominci ad avanzare, muovendo la motosega a
destra e a sinistra, in un arco micidiale.
Josh continu ad arretrare. Si lanci un'occhiata alle spalle, vide a circa
un metro e mezzo il pazzo con la canna da pesca e quello con la doppietta.
In una frazione di secondo cap che Dentigialli reggeva il fucile mollemen-
te, con noncuranza. Alla cintura gli penzolava l'anello di chiavi.
Neanderthal avanzava a passo costante; quando sogghign, un rivolo di
sangue gli sgorg dalle labbra.
Vai dalla parte sbagliata, amico Josh! disse Dio Alvin. Non importa,
comunque. Il tempo  finito! Vieni a prendere la pillola!
Vaffanculo! url Josh... e in un lampo gir su se stesso e conficc il
coltello nel petto di Dentigialli, appena sopra il cuore. Mentre il pazzo a-
priva la bocca per urlare, Josh strinse la sinistra sulla guardia del grilletto e
gli strapp il fucile. L'uomo cadde a terra, schizzando sangue arterioso.
Neanderthal caric.
Josh si gir con quella che gli parve una lentezza da incubo. Lott per
tenere fermo il fucile, per posare il dito sul grilletto. Neanderthal gli era
quasi addosso, la motosega arrivava in un maligno fendente laterale. Josh
si piant contro il petto il calcio del fucile, sent l'orribile brezza della mo-
tosega. Col dito trov il grilletto e premette.
Neanderthal era a mezzo metro, la motosega pronta a mordere la carne.
L'attimo dopo, nel suo stomaco si apr un foro grosso come un pugno e
mezza schiena gli vol via. La forza dello sparo scosse Josh e quasi scagli
in aria Neanderthal. La motosega pass come un lampo davanti al viso di
Josh e con il suo peso fece girare su se stesso il corpo del morto, come una
trottola sul pavimento insanguinato.
Non vale! grid Dio Alvin, balzando gi dal trono. Non hai seguito
le regole!
Il cadavere cadde per terra, sempre stringendo la motosega. I denti di
metallo scavarono un cerchio nel linoleum.
Dio Alvin butt via il megafono e si frug sotto la veste. La sua mano
emerse con un luccicante dito in pi... un coltello da caccia a punta ricurva,
simile a una falce in miniatura. Dio Alvin si rivolse a Swan e a Leona.
Al colpo di fucile, gli altri pazzi erano corsi al riparo. Josh aveva sola-
mente una cartuccia, non poteva sprecarla. Si lanci, scavalcando il cada-
vere, verso il reparto animali domestici, dove Dio Alvin - la faccia distor-
ta da un miscuglio di furia e, forse, di compassione - si era messo in gi-
nocchio davanti a Swan e con la mano libera la stringeva per la nuca.
Morte! Morte! strill Folletto.
Swan guard negli occhi Dio Alvin e cap che sarebbe morta. Le lacrime
le bruciarono gli occhi, ma sollev il mento, con aria di sfida.
 ora di dormire mormor Dio Alvin. Alz la lama ricurva.
Josh scivol sul pavimento insanguinato, cadde, slitt contro un bancone
a due metri dalla bacchetta da rabdomante. Si rimise in piedi, ma cap che
non ce l'avrebbe mai fatta.
Dio Alvin sorrise. Due lacrime rotolarono dagli occhi verde scuro. La
lama era pronta a calare. Dormi disse il giovane.
Ma una piccola sagoma grigia era gi strisciata da dietro i sacchi di cibo
per cani e di strame per gattini; con un ringhio da segugio uscito dal-
l'inferno, s'avvent al viso di Dio Alvin.
Il terrier azzann il naso fine e sottile di Alvin Mangrim, maciull carne
e cartilagine, spinse indietro la testa dell'uomo. Dio Alvin cadde sul fianco,
dimenandosi e strillando; cerc freneticamente di spingere via l'animale,
ma il terrier mantenne la presa.
Josh scavalc Crybaby, vide Swan e Leona ancora vive, vide il terrier
azzannare il naso di Dio Alvin e il pazzo frustare l'aria, con il coltello da
caccia. Punt il fucile contro la testa di Dio Alvin, ma non voleva colpire
anche il cane e sapeva che avrebbe avuto bisogno di quell'ultima cartuccia.
All'improvviso il terrier lasci Dio Alvin e si ritrasse stringendo fra i denti
un brandello di carne sanguinolenta; piant le zampe a terra e lasci partire
una scarica di latrati.
Dio Alvin si alz a sedere; in faccia gli pendevano i brandelli residui del
naso, gli occhi erano sbarrati per lo choc. Strillando: Empiet! Empiet!
scatt in piedi e corse via dal reparto animali. L accanto rimase solo Fol-
letto, l'ultimo suddito di Dio Alvin; il nano sibilava imprecazioni contro
Josh, che si chin sul carrello, lo gir e lo scagli lungo il corridoio. Fol-
letto salt gi un attimo prima che il carrello si schiantasse contro i serba-
toi dei pesci.
Alvin Mangrim aveva abbandonato il coltello. Josh impieg un paio di
minuti a tagliare le corde che legavano Swan e Leona. Quando ebbe le
mani libere, Swan mise le braccia al collo di Josh e strinse forte, tremando
come un alberello nel vento. Il cane si avvicin a portata della mano di
Josh e si sedette sulle zampe posteriori, con il muso arrossato dal sangue di
Dio Alvin. Aveva un collare antipulci con una targhetta di metallo e il no-
me: Killer.
Josh s'inginocchi accanto a Leona, la scosse. La donna mosse le pal-
pebre, smorta in viso, con un orribile gonfiore intorno allo squarcio sopra
l'occhio sinistro. Commozione cerebrale, cap Josh. O peggio. Leona alz
la mano a toccare l'impiastro di cerone sulla faccia di Josh e apr gli occhi.
Sorrise debolmente. Ben fatto disse.
Josh l'aiut ad alzarsi: dovevano andarsene in fretta. Resse il fucile con-
tro lo stomaco e si avvi nel corridoio dove giaceva Neanderthal. Swan re-
cuper la bacchetta da rabdomante, strinse la mano di Leona e la tir come
se guidasse una sonnambula. Abbaiando, Killer saett davanti a loro.
Josh si accost al cadavere di Dentigialli e prese l'anello di chiavi. A-
vrebbe pensato pi tardi a trovare quella giusta e ad aprire il lucchetto della
catena che gli serrava i polsi. Al momento dovevano solo uscire dal su-
permercato prima che Dio Alvin chiamasse a raccolta i pazzi.
Si accorsero di movimenti furtivi ai lati del corridoio, mentre attra-
versavano il K-Mart; ma i sudditi di Dio Alvin non mostravano grande spi-
rito d'iniziativa: uno tir una scarpa; un altro, una palla rossa di gomma
che rimbalz dalle loro parti. Arrivarono senza incidenti alla porta d'in-
gresso.
La pioggia fredda cadeva ancora a dirotto; nel giro di qualche secondo
ne furono inzuppati. I lampioni del parcheggio gettavano aloni giallastri
sulle auto abbandonate. Josh sentiva il peso della fatica. Qualcuno aveva
rovesciato la carriola, rubato o buttato via le provviste. Le borse e i loro
miseri averi erano spariti, compresa la bambola Cookie Monster. Swan vi-
de sull'asfalto bagnato alcune carte di tarocchi di Leona, insieme con i
cocci della collezione di sfere di cristallo. I sudditi di Dio Alvin avevano
lasciato loro solo i vestiti zuppi d'acqua appiccicati alla pelle.
Swan diede un'occhiata al K-Mart e sobbalz d'orrore, come se le aves-
sero messo una mano gelida sopra una scottatura.
I pazzi venivano fuori. Dieci, dodici figure guidate da un uomo con la
veste viola che gli svolazzava intorno. Alcuni impugnavano fucili.
Josh! grid Swan.
Lui, tre metri pi avanti, continu a camminare: non l'aveva udita a cau-
sa della pioggia.
Josh! grid di nuovo Swan; super di corsa la distanza che li divi-
deva, con Crybaby lo tocc alla schiena.
Josh si gir, con occhi spenti... e poi anche lui li vide arrivare. Erano a
una trentina di metri, zigzagavano fra le auto. Ci fu il lampo di uno sparo,
alle spalle di Josh il lunotto di un pulmino Toyota and in mille pezzi.
Gi! grid Josh, spingendo Swan a terra. Afferr Leona, mentre scaturi-
vano altre fiammate. Un parabrezza and in frantumi, ma Josh, Swan e
Leona erano al riparo di una Buick blu con due gomme a terra.
Proiettili rimbalzarono, schegge di vetro sibilarono intorno. Josh si ac-
quatt, aspettando che i bastardi venissero pi vicino, per alzarsi a sparare
l'ultima cartuccia.
Una mano afferr la canna del fucile.
Leona aveva il viso teso e stanco, ma negli occhi le brillava il calore del-
la vita. Strinse con forza il fucile, cerc di strapparglielo. Josh si oppose,
scuotendo la testa. Poi vide il sangue che le usciva dalla bocca.
Guard in basso. Il foro del proiettile era appena sotto il cuore.
Leona sorrise debolmente. Josh riusc a capire che cosa diceva leggendo
il movimento delle labbra. Andatevene! Con la testa indic la distesa del
parcheggio bagnato dalla pioggia. Subito!
Josh aveva visto quanto sangue Leona perdeva. Anche lei aveva capito,
le si leggeva in faccia. Non lasci il fucile e parl di nuovo. Josh non ud le
parole, ma credette che fossero: Proteggi la bambina.
La pioggia colava sul viso di Josh. C'erano tante cose da dire, tante cose!
Ma nessuno dei due poteva udire l'altro, nel rumore della tempesta, e le pa-
role erano fragili. Josh guard Swan, si accorse che pure lei aveva visto la
ferita. La bambina alz lo sguardo verso Leona, poi verso Josh, e cap qual
era stata la decisione.
No! grid. Non ti lascio! Afferr il braccio di Leona.
Un proiettile infranse il finestrino d'un camion poco distante. Altre pal-
lottole colpirono la portiera, forarono la gomma anteriore, rimbalzarono
sul volante.
Josh guard negli occhi la donna. Lasci il fucile. Lei se lo tir accanto e
pos il dito sul grilletto, poi indic loro di andare via. Swan le rimase at-
taccata. Leona prese Crybaby e spinse con forza la bacchetta contro il petto
di Swan, poi liber il braccio dalle dita della bambina. La decisione era
presa. Ormai gli occhi di Leona si velavano, la perdita di sangue era rapida
e fatale.
Josh la baci sulla guancia, la strinse forte a s per un secondo. E poi si
rivolse a Swan; senza emettere suono, form la parola Seguimi. Si avvi
strisciando fra le automobili. Non se la sent di guardare ancora Leona, ma
finch campava avrebbe ricordato ogni tratto del suo viso.
Leona pass le dita sulla guancia di Swan e sorrise, quasi avesse visto la
faccia interiore della bambina e la conservasse, come un cammeo, nel cuo-
re. Gli occhi della donna s'indurirono, si prepararono a quel che l'attende-
va. Non c'era altro. Swan si sofferm quanto osava, prima di seguire Josh
nel labirinto di veicoli.
Leona si acquatt. Il dolore al petto era solo una puntura fastidiosa, in
confronto a quello alle ginocchia reumatiche. Attese, sotto la pioggia bat-
tente; non aveva paura. Ormai era tempo di volare via dal corpo, di vedere
con chiarezza quel che aveva solo scorto attraverso un vetro scuro.
Attese ancora un momento, poi si mise in piedi e usc da dietro la Buick,
fronteggiando il K-Mart come un pistolero all'O.K. Corral.
Quattro di loro erano in piedi a meno di due metri, e dietro ce n'erano al-
tri due. Leona non ebbe il tempo d'accertarsi che fra loro ci fosse anche
quello con la veste viola; punt il fucile nel mucchio e tir il grilletto,
mentre due pazzi sparavano su di lei.
Josh e Swan lasciarono il riparo delle macchine e corsero nello spazio
aperto. Swan quasi si guard indietro, quasi, ma non gir la testa. Josh
barcoll, sul punto di cedere all'esaurimento. Vicino a loro, il terrier teneva
il passo, con l'aria di un topo annegato.
Swan si pul la pioggia dagli occhi. C'era movimento, pi avanti. Qual-
cosa avanzava sotto il diluvio. Anche Josh aveva visto, non sapeva che co-
sa fosse... ma se i pazzi li avevano circondati, era la fine.
Dalla cortina di pioggia sbuc al galoppo il cavallo pezzato... ma non
sembrava lo stesso animale. Questo cavallo pareva pi forte, pi valente,
con la schiena dritta e il collo spinto avanti con coraggio. Josh e Swan a-
vrebbero giurato d'avere visto gli zoccoli di Mulo trarre scintille dalle pie-
tre del lastrico.
Il cavallo si ferm davanti a loro, s'impenn, rasp l'aria. Quando ri-
cadde, con la mano libera Josh prese Swan per il braccio e la gett in
groppa a Mulo. Non sapeva se aveva pi paura di montare in groppa al ca-
vallo o di affrontare i pazzi. Ma quando si guard intorno, vide delle sa-
gome correre sotto la pioggia e prese in fretta la decisione.
Balz dietro Swan in groppa all'animale e colp con i talloni i fianchi di
Mulo. Il cavallo s'impenn di nuovo e le sagome si fermarono di colpo.
Quello in prima fila portava una veste viola, aveva capelli biondi, lunghi e
bagnati, e il naso maciullato. Josh ebbe un secondo per incrociare lo
sguardo con Dio Alvin. L'odio gli avvamp nelle ossa. Un giorno, brutto
figlio di puttana, pens; un giorno la pagherai.
Risuonarono spari. Mulo gir su se stesso e si lanci fuori del par-
cheggio come se volesse guadagnarsi il nastro azzurro del Derby. Killer lo
segu a fatica sotto la pioggia.
Swan afferr la criniera di Mulo per guidarlo; ma era il cavallo a de-
cidere la direzione. S'allontanarono a tutta velocit dal K-Mart, dalla citt
morta di Matheson, lungo una statale che si estendeva nel buio sotto la
pioggia.
Ma nell'ultima luce proveniente dal supermercato dei pazzi, videro un
cartello che diceva: Benvenuti nel Nebraska, lo stato dove si scartocciano
le pannocchie. Lo oltrepassarono in un lampo e Swan non fu sicura d'avere
letto bene. Aveva il vento sul viso, stringeva Crybaby in una mano, la cri-
niera di Mulo nell'altra; pareva che il cavallo si aprisse nel buio un sentiero
di fuoco lasciandosi nella scia un mare di scintille.
Non siamo pi nel Kansas, credo! grid Swan.
Sicuro! rispose Josh.
Corsero nella tempesta, verso un nuovo orizzonte.
Un paio di minuti dopo, anche il terrier pass di corsa il confine, dietro di loro.
...
.
...
43
Un lupo dagli occhi gialli saett davanti al camioncino.
D'istinto Paul Thorson schiacci il pedale del freno; il camioncino slitt
con violenza sulla destra ed evit per un pelo le carcasse bruciate di un au-
totreno e di una Mercedes-Benz nella corsia centrale della S-80 diretta a
ovest, prima che le gomme lisce mordessero di nuovo l'asfalto. Il motore
sferragli e sbuff come un vecchio che facesse un brutto sogno.
Sul sedile del passeggero, Steve Buchanan infil la canna della Magnum
nella fessura del finestrino abbassato e prese la mira; ma intanto la belva
era svanita di nuovo nei boschi. Ges Cristo fu Giuseppe imprec Steve.
Quei bastardi escono dai boschi. La nostra  una missione suicida, ami-
co.
Un altro lupo corse davanti al camioncino, sfidandoli. Paul avrebbe giu-
rato che il bastardo rideva. Lui aveva il viso duro come la pietra, mentre si
concentrava per aprirsi la strada fra le carcasse di veicoli, ma dentro di s
era trafitto da una gelida paura d'un tipo mai conosciuto. Non avevano
proiettili sufficienti a tenere a bada i lupi, quando fosse venuto il momento.
I cinque sul camioncino si sarebbero rivolti a lui per aiuto, ma li avrebbe
delusi. Ho paura, pens; Dio mio, ho paura. Prese la bottiglia di Johnny
Walker etichetta rossa, posta fra lui e il giovane; con i denti svit il tappo e
bevve una sorsata che gli inumid gli occhi. Pass la bottiglia a Steve, che
mand gi pure lui una razione di coraggio.
Forse per la centesima volta negli ultimi cinque minuti, Paul lanci u-
n'occhiata all'indicatore di benzina. L'ago era tre pelini pi su dello zero.
Negli ultimi venti chilometri avevano oltrepassato due stazioni di servizio
e i peggiori incubi di Paul cominciavano ad avverarsi: una stazione era sta-
ta rasa al suolo, l'altra aveva un cartello che diceva: NIENTE BENZINA
NIENTE ARMI DA FUOCO NIENTE DENARO NIENTE DI NIENTE.
Il camioncino avanzava a fatica sotto il cielo plumbeo. L'autostrada era
un enorme deposito di veicoli fuori uso e di cadaveri mezzo sbranati. Paul
aveva visto che una decina di lupi continuava a seguirli. In attesa che co-
minciamo ad andare a piedi, si disse; riescono a fiutare il serbatoio che si
prosciuga. All'inferno, perch abbiamo lasciato la baracca? L eravamo al
sicuro. Potevamo restare l...
Per sempre?, si domand.
Una raffica di vento colp la fiancata e il veicolo rabbrivid fino alle
gomme consumate. Le nocche di Paul si sbiancarono, mentre lottavano per
reggere il volante. Il giorno prima, il cherosene era terminato; il giorno
prima ancora, Artie Wisco aveva cominciato a tossire e a sputare sangue.
Ormai si trovavano a una trentina di chilometri dalla baracca. Avevano ol-
trepassato il punto dal quale non si torna indietro. Intorno a loro, tutto era
desolato e grigio come le dita d'un impresario di pompe funebri. Non do-
vevo dare retta a quella pazza, pens Paul, prendendo da Steve la bottiglia;
ci far ammazzare tutti!
Missione suicida, amico ripet Steve, con un ghigno storto sul viso
segnato dalle ustioni.
Sister sedeva accanto ad Artie, sul cassone scoperto del camioncino.
Una coperta li proteggeva dal vento. Lei impugnava la carabina di Paul;
Thorson le aveva insegnato a caricare e a sparare; e le aveva detto di far
saltare la testa a ogni lupo che s'avvicinasse troppo, ma i quindici che li
seguivano, si tenevano al riparo fra le carcasse dei veicoli; Sister decise di
non sprecare proiettili.
L accanto, protetti anche loro da una coperta, c'erano i Ramsey e il vec-
chio che aveva dimenticato il proprio nome. Quest'ultimo stringeva fra le
mani la radio a onde corte, anche se le pile si erano esaurite da qualche
giorno. Al di sopra del frastuono del motore, Sister udiva il respiro soffe-
rente di Artie. L'uomo si teneva il fianco; aveva le labbra chiazzate di san-
gue, il viso stravolto dalla sofferenza. Avrebbe avuto una possibilit sol-
tanto se avessero trovato aiuto medico. Sister aveva fatto troppa strada con
lui, per lasciarlo morire senza lottare.
La donna teneva il braccio intorno alla sacca da viaggio. La notte prima,
aveva guardato le lucenti gemme del cerchio di vetro e aveva visto un'altra
immagine bizzarra: sembrava un cartello stradale fiocamente illuminato da
un bagliore lontano nella notte. La scritta diceva: Benvenuti a Matheson,
Kansas! Siamo forti, orgogliosi e in espansione!
Aveva avuto l'impressione di camminare in sogno lungo un'autostrada
che portava a una luce, riflessa dalle nubi basse; c'erano delle figure, intor-
no a lei, ma non riusciva a distinguerle. Poi, d'un tratto, la visione era sva-
nita e lei si era trovata di nuovo nella baracca, seduta davanti al fuoco mo-
rente.
Non aveva mai sentito parlare di Matheson, Kansas... se davvero esi-
steva una localit con questo nome. Guardare nelle profondit del cerchio
di vetro feceva ribollire l'immaginazione come brodo in pentola, ma non
c'era motivo perch quel che ne usciva avesse legami con la realt.
E se nel Kansas c'era davvero una Matheson? Allora anche le altre vi-
sioni riguardavano luoghi reali? No! No, naturalmente! Un tempo ero paz-
za, si disse Sister, ma ora non lo sono pi. Si tratta solo di fantasie create
dai colori del cerchio di vetro.
Lo voglio aveva detto la cosa travestita da Doyle Halland, in quella
stanza insanguinata del New Jersey. Lo voglio.
E invece ce l'ho io, pens Sister. Io, fra tutte le persone possibili. Perch
proprio io?
Rispose lei stessa alla domanda: perch quando voglio tenermi una cosa,
neppure il diavolo in persona pu costringermi a mollarla, ecco perch.
Vado a Detroit! disse Artie. Sorrideva, gli occhi lucidi di febbre. 
ora di tornare a casa, non ti pare?
Starai di nuovo bene. Gli prese la mano: la pelle sudata scottava. Ti
troveremo le medicine.
Sar davvero arrabbiata con me! continu Artie. Dovevo telefonarle,
quella sera. Sono uscito coi colleghi. Dovevo telefonarle. L'ho delusa.
No, non l'hai delusa. Va tutto bene. Solo stai calmo e...
Mona Ramsey strill.
Un lupo dagli occhi gialli, della taglia d'un dobermann, era balzato sul
paraurti posteriore e cercava di scavalcare la sponda. Le fauci della belva
azzannarono l'aria. Sister non aveva il tempo di mirare e di sparare; si limi-
t a sbattere la canna del fucile sul cranio del lupo, che gua e ricadde sul-
l'autostrada. Spar nei boschi prima che lei posasse il dito sul grilletto. Altri
quattro, che seguivano il camioncino, si dispersero al coperto.
Mona Ramsey farneticava istericamente. Zitta! le disse Sister. La ra-
gazza si blocc e la fiss a bocca aperta. Mi rendi nervosa, cara disse Si-
ster. E divento molto irritabile, quando sono nervosa.
Il camioncino slitt sul ghiaccio, strisci la fiancata sinistra contro i resti
ammassati di sei auto, prima che Paul ne riprendesse il controllo. Paul si
apr un passaggio fra i relitti, ma l'autostrada davanti a lui era un cimitero
d'auto. Altri animali si muovevano furtivamente ai margini della strada,
guardavano il camioncino passare rombando.
L'ago dell'indicatore di benzina tocc lo zero. Andiamo avanti con i
vapori residui disse Paul; e si domand quanto lontano sarebbero andati
con il Johnny Walker.
Ehi! Guarda laggi! disse Steve Buchanan. Sulla destra, sopra gli al-
beri spogli spuntava l'insegna della Shell. Superata la curva, videro la sta-
zione di servizio... abbandonata, con una scritta dipinta in bianco sulle ve-
trine: PENTITEVI! L'INFERNO  SULLA TERRA! Era proprio il caso di
dirlo, pens Paul, visto che la rampa di svincolo era bloccata dalle carcasse
d'un autobus e di due altri veicoli distrutti.
Buone scarpe! disse Artie. Sister distolse a forza lo sguardo dal mes-
saggio - o ammonimento - dipinto sulle vetrine della stazione Shell.
Niente supera un paio di buone, comode scarpe da passeggio! Rimase a
corto di fiato e cominci a tossire; con l'angolo della coperta Sister gli pul
le labbra. Il camioncino ansim.
Paul impallid. Forza, forza! Avevano appena imboccato una salita; la
cima distava quattrocento metri: se l'avessero raggiunta, avrebbero potuto
scendere a motore spento dall'altra parte. Paul si pieg sul volante, come se
volesse spingere il camioncino. Il motore ansim, sul punto di esalare l'a-
nima. Ma le ruote giravano ancora e il camioncino bene o male si arrampi-
cava.
Forza! grid Paul, mentre il motore si fermava, tossiva... e moriva.
Le ruote girarono ancora per una ventina di metri, sempre pi piano,
prima che il camioncino si arrestasse. Poi presero a girare all'indietro.
Paul piant il piede sul pedale del freno, tir il freno a mano, mise la
prima. Il camioncino si ferm a un centinaio di metri dalla cima della sali-
ta.
Scese il silenzio.
 finita disse Paul. Steve Buchanan con una mano stringeva la Ma-
gnum e con l'altra strangolava la bottiglia di whisky.
E ora, amico?
Tre possibilit: restiamo qui seduti per il resto della vita, torniamo alla
baracca, andiamo avanti a piedi. Prese la bottiglia, usc nel vento gelido,
si affacci alla sponda. Il viaggio  terminato, amici. Siamo senza benzi-
na. Scocc un'occhiata a Sister. Soddisfatta, signora?
Abbiamo ancora le gambe.
Gi. E quelli, pure. Con la testa indic i due lupi fermi al limitare del
bosco. Nella corsa credo che ci batteranno, no?
Quanto ci vuole per tornare alla baracca? chiese Kevin Ramsey; con il
braccio circondava le spalle della moglie. Ce la facciamo, prima del
buio?
No. Paul guard di nuovo Sister. Signora, sono stato un maledetto i-
diota a lasciarmi convincere. Ero sicuro che le stazioni di servizio fossero
tutte chiuse!
Allora perch sei venuto?
Perch... perch volevo crederti. Anche sapendo che ti sbagliavi. Not
un movimento sulla sinistra: altri tre lupi avanzavano fra i relitti nelle cor-
sie che portavano a est. Eravamo al sicuro, nella baracca. Sapevo che fuo-
ri non era rimasto niente!
La gente che  passata da qui andava pure da qualche parte replic lei.
Tu saresti rimasto seduto nella baracca finch il culo non ti metteva radi-
ci.
Dovevamo restare l! piagnucol Mona Ramsey. Oh, Dio mio, qua
fuori moriremo!
Riesci a stare in piedi? chiese Sister ad Artie. Lui annu. Ce la fai a
camminare?
Ho un buon paio di scarpe gracchi lui. Si alz a sedere, il viso se-
gnato dal dolore. S, credo di s.
Sister lo aiut a mettersi in piedi, poi abbass la sponda e quasi depose
Artie sull'asfalto. Lui si strinse il fianco e si appoggi al camioncino. Sister
si mise a tracolla il fucile, depose a terra con cura la sacca da viaggio e
scese dal cassone. Guard negli occhi Paul Thorson. Andiamo da quella
parte disse, indicando la salita. Vieni con noi o resti qui?
Gli occhi di Sister erano color dell'acciaio contro il colorito giallastro del
viso chiazzato di bruciature. Paul cap che era la donna pi pazza, o la pi
dura, che avesse mai conosciuto. Laggi c' solo niente di niente.
Non c' niente da dove siamo venuti. Sister raccolse la sacca e, con
Artie appoggiato alla spalla, si avvi verso la cima della salita.
Dammi il fucile le disse Paul. Sister si ferm. Il fucile ripet lui.
Cos non ti serve. Prima che lo togli di tracolla, sei gi polpette. Tieni.
Le porse la bottiglia. Bevi un bel sorso. Beviamo tutti un sorso, prima di
partire. E per l'amor di Dio, avvolgetevi nelle coperte. Riparatevi il viso
meglio che potete. Steve, prendi la coperta che c' in cabina. Su, sbrighia-
moci.
Sister bevve, aiut Artie a mandare gi un sorso, restitu a Paul bottiglia
e fucile. Stiamo tutti in gruppo disse lui. Gruppo serrato... come i carri
dei pionieri, quando gli indiani attaccavano. Chiaro? Guard per un atti-
mo i lupi che convergevano su di loro, alz il fucile, mir, ne centr uno al
fianco. L'animale cadde a terra, azzannando l'aria; gli altri gli furono ad-
dosso e lo ridussero a brandelli. Bene disse Paul. Andiamo per questa
maledetta strada.
Il vento li frust malignamente da ogni parte. Paul pass in testa e affid
a Steve Buchanan la retroguardia. Dopo neppure tre metri, un lupo balz
da dietro un'auto rovesciata e saett davanti a loro. Paul alz il fucile, ma
l'animale aveva gi trovato riparo dietro un'altra carcassa. Guardaci le
spalle! grid a Steve.
Le belve spuntavano da tutte le parti. Steve ne cont otto lanciati al-
l'inseguimento. Alz il cane della Magnum; il cuore gli batteva come il
tamburo dei Black Flag.
Un altro lupo si avvent da sinistra contro Kelvin Ramsey. Paul si gir e
spar. Il proiettile sibil sull'asfalto, ma la belva si ritir. Subito altri due
attaccarono da destra. Attento! grid Sister; Paul si gir in tempo per
fracassare con un colpo violento la zampa di un lupo. L'animale piroett
follemente, prima che altri quattro lo finissero. Paul spar a ripetizione nel
mucchio e ne colp due, ma gli altri fuggirono. Proiettili! chiese. Sister
ne pesc una manciata dalla scatola che lui le aveva fatto mettere nella
sacca. Paul ricaric in fretta, ma aveva dato i guanti a Mona Ramsey e le
dita sudate si attaccavano al metallo gelido del fucile. Mise i proiettili ri-
masti nella tasca della giacca.
Erano a settanta metri dalla cima della salita.
Artie si appoggi pesantemente contro Sister. Toss sangue e barcoll, le
gambe sul punto di piegarsi. Puoi farcela lo esort Sister. Forza, conti-
nua a muoverti.
Stanco disse lui. Scottava come un forno, emanava calore agli altri
raccolti intorno. Oh... sono... cos...
Un lupo sporse la testa dal finestrino di una Oldsmobile incendiata e
cerc di azzannare Artie. Sister lo scost di scatto: le zanne si chiusero con
uno schiocco rumoroso quasi quanto il colpo che Paul spar un istante do-
po. La testa del lupo schizz sangue e frammenti di cervello, mentre l'ani-
male scivolava dentro l'auto.
...stanco termin Artie.
Steve tenne d'occhio due lupi che arrivavano in corsa da dietro. Alz la
Magnum, reggendola a due mani; aveva i palmi scivolosi, anche se gelava.
Un animale scart di lato, ma l'altro prosegu dritto. Steve era sul punto di
sparare, ma la belva arriv a tre metri, ringhi e balz dietro il relitto di
una Chevy. Steve avrebbe giurato che quel ringhio avesse pronunciato il
suo nome.
Intu un movimento alla sua sinistra. Mentre si girava, cap che ormai
era tardi.
Url, quando il lupo lo urt e lo sbatt a terra. La Magnum gli cadde di
mano e scivol sul ghiaccio, fuori portata. Un grosso lupo grigio argento lo
azzann alla caviglia destra e cominci a trascinarlo verso il bosco. Aiu-
to! grid Steve. Aluto!
Il vecchio reag pi in fretta di Paul: tre passi di corsa, e cal violente-
mente la radio sul cranio del lupo. La radio esplose in un nugolo di fili e di
transistor; il lupo moll la caviglia di Steve. Paul gli spar al torace e an-
che quel lupo fu assalito da altri tre. Steve zoppic verso la Magnum, il
vecchio fiss inorridito la radio fracassata. Steve lo spinse insieme agli al-
tri e solo allora il vecchio lasci cadere i pezzi della radio.
Pi di quindici lupi giravano intorno al gruppo, fermandosi solo per
sbranare i moribondi o i feriti. Altri ne uscivano dai boschi. Sant'Iddio,
pens Paul, mentre l'esercito di lupi li circondava. Mir il pi vicin.
Una sagoma strisci da sotto una carcassa, dal lato opposto del fucile.
Paul! url Sister... e vide il lupo balzare su di lui, prima che lei potesse
fare qualcosa.
Paul cerc bruscamente di evitarlo, ma fu urtato e buttato a terra, schiac-
ciato dalla belva che ringhiava e artigliava. Il lupo allung le fauci verso la
gola... e le serr sul fucile che Paul aveva alzato a proteggersi il viso. Si-
ster lasci Artie per avventarsi sul lupo e lo prese a calci nelle costole. Il
lupo lasci il fucile, cerc di azzannarle il piede, si tese per balzarle addos-
so. Sister vide gli occhi: folli, insolenti, simili a quelli di Doyle Halland.
Il lupo balz.
Ci furono due esplosioni che parvero cannonate: i proiettili della Ma-
gnum di Steve quasi tagliarono in due il lupo. Sister si chin, mentre il lu-
po le passava sopra la testa e cercava ancora di mordere pur lasciando una
scia di visceri.
Sister trasse un sospiro e si gir verso Artie: due lupi lo assalivano in-
sieme.
No! grid, mentre Artie cadeva. Colp con la sacca uno dei due e lo
sbatt a due metri. Il secondo azzann la gamba di Artie e cominci a tra-
scinarlo.
Mona Ramsey mand un urlo e abbandon il gruppo; pass davanti a
Steve, correndo nella direzione da cui erano venuti. Steve cerc d'af-
ferrarla, manc la presa. Kevin le corse dietro, l'afferr per la cintola e la
sollev da terra, proprio mentre un lupo balzava da sotto un relitto e le az-
zannava il piede sinistro. Kevin e la belva si disputarono Mona in un fatale
tiro alla fune; la donna urlava e si dibatteva, altri lupi sbucavano dal bosco.
Steve esit a sparare, per paura di colpire l'uomo o la donna. Ed era ancora
come in trance, quando un lupo di trenta chili lo urt alla spalla, con la
forza d'un camion diesel. Steve sent lo schiocco dell'osso che si spezzava
e giacque torcendosi di dolore, mentre il lupo si girava ad azzannargli la
mano con la rivoltella.
Ora le belve erano dappertutto. Paul spar, manc il colpo, fu costretto a
schivare una sagoma che volava verso la sua testa. Sister vibr la sacca
contro il lupo che azzannava la gamba di Artie, lo colp alla testa e lo ri-
cacci indietro. Kevin Ramsey perdette il tiro alla fune: il lupo gli strapp
Mona, ma fu assalito da un altro che voleva la stessa preda. I due si azzuf-
farono, mentre Mona tentava freneticamente di strisciare via.
Paul spar al lupo che stava per balzare addosso a Sister e lo colp, ma
subito dopo fu assalito alle spalle e sbattuto bocconi sull'asfalto. Il fucile
vol via.
Da direzioni diverse, tre lupi puntarono su Sister e Artie. Il vecchio
prendeva a calci l'animale che azzannava la mano di Steve. Paul era a ter-
ra, con il viso insanguinato e sulla schiena una belva che cercava di lace-
rargli il giaccone di pelle. Sarebbero morti, pens Sister, a meno di dieci
metri dalla cima della collina.
Sollev Artie come un sacco di panni sporchi. I tre lupi avanzarono len-
tamente, prendendo tempo. Sister si prepar all'ultima difesa.
Al di sopra dei latrati e delle grida, ud un brontolio sordo e profondo.
Lanci un'occhiata alla cima dell'altura. Il rumore proveniva dall'altro lato.
Certo si trattava di un'orda di lupi venuti a reclamare la loro parte, si dis-
se... o di una belva colossale, risvegliata dalla sua tana. Be', fatevi avan-
ti! grid ai tre lupi che strisciavano verso di lei. Le belve esitarono, forse
perplesse per la sfida; e Sister sent la follia insinuarsi di nuovo nel suo
cervello. Venite, bastardi...
Con rombo di motore e sferragliare di cingoli, uno spazzaneve giallo
comparve in cima alla collina. Un uomo in giacca a vento verde con cap-
puccio si teneva aggrappato all'esterno della cabina a vetri e impugnava un
fucile con mirino telescopico. Dietro lo spazzaneve veniva una jeep bian-
ca, come quelle usate dai postini. Il guidatore gir intorno ai relitti, mentre
un uomo armato di fucile si sporgeva dal finestrino, gridando e sparando in
aria. Quello sullo spazzaneve prese con cura la mira e spar. Il lupo di cen-
tro cadde a terra e gli altri due girarono la coda.
La belva sulla schiena di Paul alz il muso, vide i veicoli in arrivo e fug-
g. Un altro proiettile rimbalz sull'asfalto accanto ai due lupi che si dispu-
tavano Mona Ramsey, e anche quelli fuggirono verso i boschi. Mona corse
dal marito e gli gett le braccia al collo. Il lupo che sbranava il braccio di
Steve diede un ultimo strattone e fugg, mentre un proiettile gli sibilava
sulla testa. Steve si alz a sedere. Bastardi! Bastardi! gridava con voce
acuta, isterica.
La jeep bianca si ferm slittando. Paul, che cercava ancora di riprendere
fiato, si alz sulle ginocchia; aveva lacerazioni alle mascelle e alla fronte,
perdeva sangue dal naso rotto. Il guidatore e l'uomo con il fucile uscirono
dalla jeep postale. Sullo spazzaneve, il cecchino continu a sparare ai lupi
in fuga verso i boschi: ne colp tre, prima che le belve abbandonassero l'au-
tostrada.
Il guidatore della jeep era un uomo alto e rubizzo, che indossava calzoni
di tela sotto la giacca orlata di pelliccia. Aveva in testa un berretto con la
rclame della birra Stroh. Mosse gli occhi castani a esaminare il gruppetto
di superstiti malconci. Guard i lupi morti e moribondi, borbott qualcosa.
Poi infil nella tasca dei calzoni le dita sciupate dal lavoro pesante e ne
trasse una cosa che offr a Paul Thorson. Gomma? disse. Paul guard il
pacchetto di chewing-gum Wrigley's Spearmint e non pot fare a meno di
ridere.
Sister era stordita. Oltrepass la jeep bianca, portando ancora in spalla
Artie. Le scarpe di Artie grattavano l'asfalto. Sister pass davanti allo
spazzaneve e raggiunse la sommit della collina.
In basso sulla destra, fra gli alberi morti, il fumo s'alzava dal camino di
case in legno, lungo le vie di un piccolo villaggio. Sister vide il campanile
di una chiesa, i camion dell'esercito degli Stati Uniti, parcheggiati in un
campo da softball, la bandiera della Croce Rossa penzolante dal fianco di
un edificio, tende e auto e camper a migliaia sparsi nelle vie del villaggio e
fra le alture circostanti. Un cartello stradale, appena al di l della collina,
annunciava: Prima uscita, Homewood.
Artie cominci a scivolare a terra. No disse Sister, con fermezza, te-
nendolo in piedi.
Lo sorreggeva ancora, quando vennero a farli salire sulla jeep bianca.
...
.
...

44
Alla luce del lume a petrolio, nel bagno della roulotte Airstream, il co-
lonnello Macklin si ammir allo specchio.
La divisa grigioverde nazista gli andava un po' stretta sul petto e in vita,
ma le maniche e i calzoni erano della lunghezza giusta. Macklin portava
alla cintura una fondina di cuoio nero con una Luger carica. Calzava stivali
chiodati nazisti... anch'essi un briciolo troppo stretti, ma era deciso a tener-
li. Medaglie e nastrini, di cui lui non conosceva il significato, decoravano
la giubba e gli davano un aspetto assai solenne.
Il guardaroba del defunto Freddie Kempka conteneva divise naziste,
giubbotti antiproiettile, stivali, fondine e via dicendo. Una bandiera nazista
era appesa alla parete, sopra il letto; nell'armadietto per libri erano allineati
volumi con titoli come Ascesa e caduta del Quarto Reich, Strategie e ma-
novre militari, Guerra medievale e una Storia della tortura. Roland si era
impadronito dei libri e li divorava con autentica passione. Sheila Fontana
dormiva nella seconda camera da letto e in genere se ne stava per conto
suo, tranne quando Macklin la chiamava; in questi casi, pareva contenta di
fare il proprio dovere, anche se rimaneva fredda e passiva; diverse volte
Macklin l'aveva udita piangere di notte, come se si svegliasse da un brutto
sogno.
Alcuni giorni era trascorsi da quando avevano preso possesso della rou-
lotte. Macklin aveva fatto l'inventario di tutto ci che Freddie Kempka a-
veva raccolto: viveri assortiti e bevande in quantit tale da sfamare un e-
sercito, gran numero di bottiglie d'acqua e di scatolame... ma Macklin e
Roland erano pi interessati alle armi. La stanza da letto di Kempka era un
piccolo arsenale, con mitragliatrici, carabine, pistole, una cassa di razzi,
bombe fumogene e granate dirompenti, munizioni in scatole e sacchi e ca-
ricatori, disseminate dappertutto come oro nella tesoreria reale.
Macklin si esamin il viso. La barba cresceva, ma era cos grigia da farlo
sembrare vecchio. I capelli erano troppo lunghi e incolti; preferiva il taglio
a spazzola. Decise di utilizzare il rasoio a mano e il paio di forbici, appar-
tenuti a Kempka.
Si sporse verso lo specchio: negli occhi infossati conservava il ricordo
del dolore che l'aveva travolto nel Grande Lago Salato... un dolore cos
straziante da strappargli di dosso la vecchia pelle morta in cui fino a quel
momento era stato prigioniero. Si sentiva rinnovato, risorto, vivo: negli
occhi azzurro ghiaccio rivide il Jimbo Macklin d'un tempo, giovane e scat-
tante. Il Soldato Ombra, pens, era certo orgoglioso di lui, perch era di
nuovo un uomo.
Ancora non si era abituato alla mancanza della destra, ma gi imparava a
usare con la sinistra il mitra o il fucile. In fin dei conti, per fare pratica a-
veva a disposizione tutto il tempo del mondo. La ferita, fasciata con strisce
di lenzuolo, spurgava ancora, ma non gli dava pi quel senso di pesantez-
za. L'acqua salata aveva bruciato l'infezione.
Era davvero elegante, si disse; davvero... regale, in divisa nazista. Forse
quell'uniforme era appartenuta a un colonnello tedesco. La divisa, in otti-
me condizioni, presentava solo qualche tannatura nella fodera di seta. Evi-
dentemente Kempka si era preso grande cura della sua collezione. Macklin
credette di vedere sul proprio viso una maggiore quantit di rughe, ma an-
che un'aria da lupo, pericolosa. Calcol d'avere perso una decina di chili o
pi, dal disastro di Casa Terra. Tuttavia, c'era un piccolo particolare, nel
suo viso, che lo preoccupava...
Si tocc una sorta di crosta marrone, grossa quanto un quarto di dollaro,
proprio sotto l'occhio sinistro. Cerc di grattarla via, ma era ben attaccata
alla pelle. Sulla fronte aveva quattro croste grosse quanto un dieci cente-
simi, che sulle prime aveva scambiato per verruche: nemmeno queste si
staccavano. Forse si trattava di cancro della pelle, provocato dalle radia-
zioni. Aveva notato un'escrescenza analoga, della grossezza di una mone-
tina, sul mento di Roland. Bene, avrebbe preso il rasoio e le avrebbe taglia-
te via, durante la rasatura: la sua pelle era troppo dura, per il cancro.
Per era strano che le piccole croste rotonde gli fossero spuntate solo sul
viso. Non sulla mano, sulle braccia, su altre parti. Solo sul viso.
Bussarono alla porta della roulotte. Macklin lasci lo stanzino da bagno
e and ad aprire.
Roland e Lawry, entrambi armati di fucile, erano tornati dalla rico-
gnizione eseguita insieme con altri tre uomini dal fisico da soldato. La not-
te prima, una delle sentinelle poste lungo il perimetro del campo aveva vi-
sto lampeggiare delle luci, verso sud, cinque o sei chilometri nel deserto.
Due roulotte rifer Lawry, cercando di non fissare troppo la divisa na-
zista del colonnello. Kempka non l'aveva mai potuta indossare, perch
troppo grasso. Tirate da un pulmino Chevy e da una Pontiac. Tutti i vei-
coli parevano in ottimo stato.
Quante persone? domand Macklin, aprendo una bottiglia d'acqua e
offrendola a Lawry.
Abbiamo visto sedici individui disse Roland. Sei donne, otto uomini
e due bambini. Pare che abbiano abbondanza di benzina, cibo e acqua; ma
tutti hanno cicatrici da ustioni. Due uomini camminano a fatica.
Hanno armi da fuoco?
Signors. Roland prese da Lawry la bottiglia d'acqua e bevve. Pensava
che la divisa facesse un magnifico effetto indosso al Re e rimpiangeva che
non ce ne fossero della sua taglia. Uno degli uomini aveva un fucile.
Solo un fucile? Secondo te, perch non sono venuti qui? Hanno certo
visto le nostre luci.
Forse hanno paura. Forse temono di essere derubati.
Macklin riprese la bottiglia, la tapp e la mise da parte. Una porta si apr
e si richiuse: Sheila Fontana percorse il corridoio ed entr nella stanza. Si
ferm di colpo, nel vedere la divisa. Le roulotte e i veicoli ci servirebbe-
ro dichiar Macklin. Ma non voglio gente con cicatrici da ustioni, nel
nostro accampamento.
Colonnello... ci sono gi pi di trenta persone rimaste ustionate nel... lo
sa, in cosa intervenne Lawry. Voglio dire... che importanza ha?
Ho riflettuto molto su questo, caporale Lawry rispose Macklin... e an-
che se non era vero, la frase faceva un certo effetto. Penso che la gente
con cicatrici da ustioni... con cheloidi... precis, ricordando il termine
scientifico per indicare le bruciature prodotte da radiazioni atomiche sia
dannosa per il morale degli altri. Non vogliamo ricordare le brutture, giu-
sto? E poi la gente ustionata non si tiene pulita come noi, perch si vergo-
gna del proprio aspetto ed  gi demoralizzata. Si ritrov a fissare la cro-
sta sul mento di Roland, grossa quanto un quarto di dollaro. Gli pareva che
fosse pi piccola, solo qualche giorno prima. Spost lo sguardo. C'erano
altre tre piccole croste lungo l'attaccatura dei capelli di Roland. Gli indi-
vidui segnati finiranno per diffondere malattie disse al caporale Lawry.
Esamin il viso di Lawry, ma non vi trov nessuna di quelle croste. Ab-
biamo gi il nostro bel da fare, per tenere lontano dal campo le malattie.
Perci... domani mattina radunerete tutti quelli segnati da ustioni e li porte-
rete via dal campo. Non voglio che vi tornino. Capito?
Lawry sorrise: pensava che il colonnello scherzasse. Ma gli occhi di
Macklin trapassarono i suoi. Signore... non vorr dire... ucciderli tutti, ve-
ro?
S,  proprio quel che voglio dire.
Ma... perch non bandirli? Cio... dire che se ne vadano da un'altra par-
te?
Perch spieg Roland Croninger, che aveva capito il nocciolo della
questione non se ne andrebbero. Di notte tornerebbero di nascosto nel
campo per rubare cibo e acqua. Forse aiuterebbero le larve ad assalirei.
Giusto convenne Macklin. Perci, questa  la nuova legge del cam-
po: qui non entra nessuno che abbia segni di ustioni. Domattina, tu porterai
via tutti quelli segnati, e loro non torneranno. Roland verr con te.
Posso fare da solo!
Roland verr con te disse Macklin, a voce bassa, ma ferma; e Judd
Lawry abbass lo sguardo. Ancora una cosa: voglio che domani tu or-
ganizzi una squadra per distribuire al mio popolo un po' di quella roba.
Con la testa indic i cartoni di bevande analcoliche e i sacchetti di patatine
fritte, biscotti e focacce. Al mio popolo, si rese conto d'avere detto. Vo-
glio che sia felice. Provvedi appena terminato il primo compito.
E quella gente con le roulotte?
Macklin riflett. Oh, il Soldato Ombra sarebbe stato cos orgoglioso di
lui! Quanti soldati ti occorrono per impadronirti di quei veicoli?
Non so. Quattro o cinque, penso.
Bene. Allora vai a prenderli e portali qui... ma senza persone. Non ci
serve gente che non sia in buona salute.
Che bisogno abbiamo di quelle roulotte? intervenne Sheila. Stiamo
gi bene cos! Non riusciva a guardare il viso di Judd Lawry, perch
l'uomo compariva nei suoi incubi, insieme con un neonato che non smette-
va di piangere; nei suoi sogni, un cadavere putrefatto di nome Rudy stri-
sciava nella polvere fin dentro il suo letto. E lei pensava che sarebbe presto
impazzita.
Macklin si gir verso di lei. Non staremo qui per sempre! disse. Ap-
pena saremo organizzati, forti nel fisico e nel morale, ce ne andremo.
Ce ne andremo? Sheila scoppi a ridere. Ce ne andremo dove, eroe
di guerra? Sulla maledetta luna?
No. Dall'altra parte del paese. Forse a est. Ci riforniremo per strada.
Vuoi dire... che ci trasferiremo tutti a est? A che scopo? Non ci sono
posti dove andare.
Le citt rispose Macklin. O quel che ne resta. I paesi. I villaggi. Edi-
ficheremo le nostre citt, se ne avremo voglia. Ricostruiremo ogni cosa
come avrebbe dovuto essere fin dall'inizio, prima di questa merda.
Sei pazzo, amico disse Sheila.  finita. Non riesci a capirlo?
Non  finito un bel niente. Comincia solo ora. Ricostruiremo tutto, ma
meglio di com'era. Avremo legge e ordine, imporremo le leggi...
Quali leggi? Le tue? Quelle del ragazzo? Chi far le leggi?
L'uomo che avr pi armi disse Roland.
Il colonnello Macklin si rivolse a Judd Lawry. Tu puoi andare disse.
Porta qui le roulotte entro due ore.
Lawry usc. Fuori, sogghign al cielo buio e scosse la testa. Le stronzate
militaresche avevano dato alla testa al colonnello... ma forse aveva ragione
a liberarsi di chi aveva segni di ustioni. Tanto, a lui non piaceva guardare
le bruciature e ricordare l'olocausto. Le cicatrici erano brutte. Pens uno
slogan: Mantieni bella l'America, uccidi gli sfregiati.
And a scegliere quattro uomini per la missione, ma sapeva che sarebbe
stato un gioco da ragazzi. Non si era mai sentito cos importante: prima del
disastro, era un semplice impiegato d'un negozio d'armi; adesso era capo-
rale nell'esercito di Macklin! Come svegliarsi in una nuova pelle. Non 
finito un bel niente aveva detto il colonnello Macklin. Comincia solo o-
ra. A Lawry piacque il suono di quelle parole.
Nella roulotte, Sheila Fontana si avvicin a Macklin e lo squadr dal-
l'alto in basso. Vide la svastica nazista su alcuni capi di vestiario. Come
dobbiamo cominciare a chiamarti? Adolf?
Macklin mosse di scatto la mano e l'afferr per il mento. Gli occhi lam-
peggiarono d'ira. E Sheila cap d'essere andata troppo oltre. La forza di
quella mano minacciava di fracassarle l'osso. Se qui c' qualcosa che non
ti piace disse Macklin, freddo sai dov' la porta. E se non stai attenta a
come parli, ti getto alle larve. Saranno felici d'avere compagnia. Giusto,
Roland?
Roland scroll le spalle. Il Re faceva male a Sheila: la cosa lo infasti-
diva. Macklin lasci la donna. Sei una sciocca disse. Non vedi al di l
del tuo naso.
Sheila si massaggi la mascella. Amico, il gioco  finito! Parli di ri-
costruire e di tutte le altre stronzate... ma siamo fortunati ad avere un vaso
dove pisciare!
Vedrai. Esamin il viso di Sheila per vedere se c'erano crosticine. Ho
dei piani. Piani importanti. Vedrai. Non vide segni di cancro, sul viso del-
la donna.
Lei not l'attento esame. Che c'? Mi sono lavata i capelli ieri.
Lavali di nuovo disse lui. Puzzano. Guard Roland. Fu colpito da
un'ispirazione. L'Esercito d'Eccellenza disse. Come suona?
Bene. A Roland la frase piacque: aveva un suono grandioso, na-
poleonico.  bello.
L'Esercito d'Eccellenza ripet Macklin. Abbiamo molta strada da
percorrere. Dovremo trovare altri uomini sani... e altre donne. Ci servono
altri veicoli, dovremo portare con noi cibo e acqua. Ci riusciremo, se dedi-
cheremo cervello e muscoli al lavoro. Il tono di voce si alz per l'entusia-
smo. Ricostruiremo il mondo, ma migliore di come sia mai stato!
Sheila pens che era impazzito. Esercito d'Eccellenza, col cazzo! Ma si
morsic la lingua. Forse era meglio lasciare che Macklin sbollisse.
La gente mi seguir continu lui. Finch offrir cibo e protezione,
tutti mi seguiranno e faranno qualsiasi cosa dica. Non devono amarmi...
non devono nemmeno trovarmi simpatico. Per mi seguiranno lo stesso,
perch mi rispetteranno. Non ho ragione?
Signors rispose Roland. La gente vuole sentirsi dire cosa fare. Non
vuole prendere decisioni. Anche a lui gli occhi brillavano d'eccitazione.
Scorgeva il vasto quadro che il Re iniziava a dipingere... un imponente E-
sercito d'Eccellenza in marcia nel paese, a piedi, in auto, in roulotte, che
invadeva e assorbiva altri accampamenti e altre comunit, che s'irrobusti-
va, ma solo con uomini e donne in salute, privi di segni, disposti a rico-
struire l'America. Sogghign; Cavaliere del Re: oh, che magnifico gioco
era diventato!
La gente mi seguir disse il colonnello Macklin, annuendo con enfasi.
La costringer a seguirmi! Insegner a tutti la disciplina e l'autocontrollo,
faranno quel che dir io. Giusto? I suoi occhi mandarono lampi di fuoco
verso Sheila.
La donna esit. L'eroe di guerra e il ragazzo la fissavano. Pens al letto
caldo, a tutto il cibo e alle armi che erano l; e poi pens alla gelida terra
delle larve e alle creature che vi strisciavano nel buio. Giusto disse.
Tutto quel che dirai tu.
Prima che fossero trascorse due ore, Lawry e la sua squadra d'assalto
tornarono con il pulmino Chevy, la Pontiac e le due roulotte. Il piccolo ac-
campamento era stato colto di sorpresa; non c'erano stati feriti, n vittime,
nell'Esercito d'Eccellenza di Macklin. Lawry consegn diversi zaini pieni
di cibo in scatola e altre bottiglie d'acqua, pi tre bidoni di benzina e un
cartone d'olio per motori. Si tolse di tasca orologi da polso, anelli di bril-
lanti e un portasoldi pieno di biglietti da venti e da cinquanta. Macklin gli
lasci tenere un orologio e gli disse di distribuire razioni extra agli uomini
della squadra. Offr a Sheila Fontana l'anello con i brillanti pi grossi; per
un attimo la donna lo guard scintillare sul palmo di Macklin, poi lo prese.
Dentro c'era un'iscrizione: Da Daniela Lisa - con eterno amore. Solo do-
po averlo messo al dito, mentre lo ammirava sotto la luce della lampada,
not che nel castone erano rimasti piccoli grumi di sangue rappreso che
conferivano ai brillanti una sfumatura sporca.
Sotto il sedile posteriore della Pontiac Roland trov una carta stradale
dell'Utah e nel vano portaoggetti, alcune biro Flair e una bussola. Diede il
bottino al Re; e Macklin lo ricompens con una medaglia adorna di svasti-
ca.
Roland se l'appunt subito alla camicia.
Il colonnello Macklin allarg la cartina sul tavolo del suo quartier ge-
nerale e si sedette a studiarla. Dopo qualche momento di riflessione, prese
una biro rossa e tracci con grafia incerta una freccia rivolta a est.
Il mio uomo migliore disse il Soldato Ombra, sporgendosi sopra la
spalla di Macklin.
E il mattino dopo, sotto dense nubi grigie che correvano lentamente ver-
so est, Roland, Lawry e dieci soldati scelti scortarono trentasei fra uomini,
donne e bambini, tutti segnati da ustioni, fuori del campo fino al limitare
della terra delle larve. Terminata la sparatoria, le larve emersero dalle loro
tane e corsero a reclamare i cadaveri.
...
.
...
FINE Parte 3.